4 giugno 2020
Aggiornato 04:30
Il candidato inelegibile del Pd

De Luca: E' abuso d'ufficio?

Per i giudici, da commissario delegato, avrebbe favorito il suo capo staff in maniera impropria riconoscendogli parcelle sproporzionate. Per la Legge Severino Vincenzo De Luca sarebbe candidabile, ma inelegibile. Cosa deciderà Matteo Renzi?

Napoli (askanews) - Nessun errore, nessun «reato linguistico» ovvero, come ha finora sostenuto Vincenzo De Luca, l'utilizzo del termine inglese «project manager» al posto di quello italiano «coordinatore». Piuttosto una nomina «inventata» senza effettiva «finalità pubblica», quindi «illegittima», quella che nel 2008 l'allora commissario delegato per la localizzazione, progettazione e realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione (all'apice dell'emergenza rifiuti in Campania) fece a favore del suo capo staff al Comune di Salerno, Alberto Di Lorenzo.

L'ex sindaco di Salerno è candidabile ma non elegibile
E' il nocciolo delle motivazioni della sentenza di condanna, emessa dai giudici del tribunale di Salerno nei confronti di Vincenzo De Luca il 21 gennaio scorso, ad abuso d'ufficio, insieme con i due dirigenti comunali Di Lorenzo e Domenico Barletta (Responsabile unico del procedimento). Condanna che ne ha causato la decadenza da primo cittadino e - pur dopo l'accettazione del ricorso al Tar- ha fatto scattare l'applicazione della legge Severino in base alla quale De Luca risulta candidabile ma non eleggibile. Le 142 pagine con le motivazioni della sentenza di condanna, sono state depositate ieri dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Salerno (presidente Ubaldo Perrotta, a latere Antonio Cantillo e Armando Sorrentino). Per i giudici a riprova di una decisione giuridicamente non motivata c'è una circostanza precisa: l'omessa pubblicazione sul sito web del Comune di Salerno dovuta, scrivono, alla «ferma volontà dell'amministrazione di dare la minore pubblicità a una investitura tanto delicata quanto immotivata e immotivabile, siccome inutile e illegittima».

De Luca: Per i giudici è abuso d'ufficio
Quello che, in sostanza, i giudici hanno contestato a De Luca non è l'aver nominato una persona di sua fiducia a capo del gruppo di lavoro che doveva valutare luogo, progettazione e costruzione dell'impianto di trattamento dei rifiuti, quanto l'aver attribuito «al capo dello staff del sindaco una funzione apicale non prevista dalla legge» in maniera «completamente immotivata». Una nomina, quindi, che «lungi dall'essere finalizzata a perseguire esclusivamente una finalità pubblica aveva l'unico scopo di svincolare Di Lorenzo dal gruppo di lavoro e attribuirgli una inventata posizione apicale, con conseguente riconoscimento di una più sostanziosa retribuzione». Partendo da queste considerazioni il pm Roberto Penna aveva inizialmente formulato una richiesta di reato di peculato. Ipotesi che i giudici hanno accantonato per decretare l'abuso d'ufficio. A loro avviso, infatti, i corrispettivi ricevuti da Di Lorenzo, che in busta paga percepì circa 8mila euro nel marzo 2009, sarebbero potuti crescere. «In prospettiva - si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna - avrebbe potuto guadagnare una somma ben maggiore» che viene quantificata intorno a «circa 402mila euro sulla base della sola progettazione preliminare indipendentemente dalla realizzazione dell'opera».Un'opera che non è mai stata realizzata.

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