10 aprile 2020
Aggiornato 21:30
Il leader del Carroccio si schiera con le forze dell'ordine

La Lega di Salvini non vuole il reato di tortura

Secondo Matteo Salvini, sarebbe in atto il tentativo di mettere sotto schiaffo le forze dell'ordine. Per questo motivo, il leader del Carroccio ha annunciato che la Lega Nord voterà no all'introduzione del reato di tortura. Una dichiarazione che ha attirato non poche critiche: in primis, quella di Riccardo Nencini (Psi), che ha accusato il rivale di essere un reazionario della peggior specie.

ROMA (askanews) - La Lega «voterà no» all'introduzione del reato di tortura in Italia perché «c'è il tentativo di mettere sotto schiaffo le forze dell'ordine». Lo ha dichiarato il segretario del Carroccio Matteo Salvini, intervistato a La telefonata su Canale 5, secondo la sintesi della sua intervista diffusa dall'ufficio stampa dell'emittente.

NENCINI: SALVINI REAZIONARIO DELLA PEGGIOR SPECIE - Una dichiarazione che, ancora una volta, ha sollevato molte polemiche. «Si sentiva la mancanza di un reazionario della peggior specie», ha commentato il segretario del Psi, Riccardo Nencini. «Non votare il reato di tortura - ha aggiunto - non c'entra proprio nulla con il riconoscimento del lavoro delle forze dell'ordine. In Italia, e più precisamente nel Granducato di Toscana, la tortura venne abrogata nel 1786. Primo Stato nel mondo. Tu guarda - ha concluso Nencini - come si sta ingigantendo la paura della Lega per le prossime elezioni regionali».

SEL VOTERÀ SÌ - In merito alla proposta di legge che è oggi all'esame dell'aula della Camera, anche gli esponenti di Sel si sono espressi in tutt'altri termini rispetto al leader della Lega. Essi, infatti, hanno chiarito che, pur avendo intenzione di battersi per dei miglioramenti, l'orientamento del loro gruppo è quello di votare a favore del provvedimento, essendo prioritaria l'esigenza di introdurre questo reato nel Codice penale. Nel mirino di Luca Casarini, di recente entrato a far parte dell'assemblea nazionale di Sel e all'epoca dei fatti di Genova capo di una delle organizzazioni del movimento no global, i vertici delle forze dell'ordine: «Non possiamo accettare - ha detto - di vivere in un Paese nel quale tutti i responsabili della catena di comando di Genova sono stati promossi. E' Medioevo». Il deputato Daniele Farina ha ricordato che «anche nel 2006 la Camera aveva votato un provvedimento di questo genere, ma poi fu bloccato al Senato", spiegando così i motivi per i quali, anche se "non è quello che avremmo auspicato» il provvedimento va comunque approvato. «Vedremo come va la discussione - ha poi precisato il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni - perché in aula i provvedimenti possono migliorare ma anche peggiorare, facendo gli scongiuri...».

SÌ AI NUMERI IDENTIFICATORI SULLE DIVISE - Un tema contiguo a quello dei fatti di Genova è stato affrontato dal senatore di Sel Peppe De Cristofaro, che ha ricordato l'iniziativa legislativa per l'introduzione del numero di identificazione per gli agenti di pubblica sicurezza impiegati in piazza. «Il Governo - ha spiegato - ci ha chiesto di rinviare il tema a un disegno di legge sulla sicurezza urbana, ma sono temi distinti e c'è un problema di metodo perché l'opposizione ha diritto di portare in discussione una quota di suoi provvedimenti. Siamo disposti a esaminarli in parallelo, tenendoli distinti, ma diamo un termine al Governo: se entro quindici giorni non presenta la sua proposta, torneremo all'assalto. E chiederemo a Renzi di esprimersi, di dirci se è possibile un adeguamento alla normativa europea o se l'Italia, ancora una volta, deve essere un'eccezione».

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