25 aprile 2024
Aggiornato 08:30
Il senatore M5s: dal governo serve più coraggio

Cappelletti: Sul falso in bilancio pochi sforzi del governo

il tanto atteso testo del falso in bilancio è finalmente arrivato in Aula a Palazzo Madama. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con un tweet annuncia che i corrotti verranno puniti con pene maggiori rispetto al disegno di legge Grasso. A contraddirlo è il senatore pentastellato Enrico Cappelletti: «Sono state ridotte del 40% rispetto all'ipotesi voluta dal disegno di legge Grasso».

ROMA - «Il tweet del presidente del Consiglio Renzi dice 'abbiamo aumentato le pene rispetto al disegno di legge Grasso': falso, è falso». Il governo esulta per l'arrivo in Aula al Palazzo Madama del testo sul falso in bilancio, ma c'è poco da festeggiare, secondo il senatore del Movimento 5 Stelle, Enrico Cappelletti. «Avremmo voluto dal governo molto ma molto ma molto più coraggio», afferma il senatore in un'intervista rilasciata al DiariodelWeb.it.

NON C'È STATO IL MASSIMO SFORZO - Per il senatore pentastellato, poche le modifiche apportate al testo rispetto a quello già conosciuto in Commissione Giustizia. «Ci troviamo a confrontare le parti più importanti di questo emendamento con il testo base presentato in Commissione Giustizia e non differisce in maniera sostanziale da questo emendamento del governo – spiega Cappelletti –. Avremmo voluto dal governo molto ma molto ma molto più coraggio. Per esempio: il 95% dei casi corruzione riguarda aziende non quotate, io capisco che dobbiamo stabilire una pena e ho un minimo e un massimo, sarà il giudice poi a dimensionare, rispetto al caso in particolare. Ma perché non c'è stato per il massimo uno sforzo in più per portare da cinque a sei anni, che avesse in questa maniera permesso alla magistratura inquirente di svolgere quelle indagini fondamentali che servono a raccogliere le prove per contrastare il fenomeno corruttivo. Ecco sarebbe stato sufficiente questo come segnale per andare nella direzione giusta – non per arrivare al traguardo».

SERVIVA DI PIÙ - Di sicuro, per Cappelletti, il governo non sta lavorando nella maniera giusta. Non sembrano esserci le basi per un impegno serio volto a sconfiggere la corruzione nel nostro Paese, tra i tarli più problematici cui ci troviamo a far fronte. Il segnale che lancia questo governo è tutt'altro che incoraggiante e a spiegarlo bene è il senatore grillino: «Invece qua il segnale che mandiamo al Paese è esattamente opposto: guarda caso è stato officiato il termine massimo editale della pena a cinque anni, per non far scattare la possibilità di poter usufruire delle intercettazioni telefoniche. Andiamo in direzione, ancora una volta, opposta e contraria rispetto a dove dovremmo andare. Poi c'è un'altra cosa strana: nasce in questo emendamento un'attenuante significativa in termini di portata, che è quella che prevede, per fatti di lievi entità, un'attenuata che scatta di fronte a fatti di non grave entità. Ora, va bene in principio, ma aggiunge – una manina, non si sa di chi sia sempre questa manina – 'tenuto conto della natura e della dimensione di un'azienda'. Io non vorrei essere al posto del giudice a valutare a dover valutare se un fatto – parliamo di falso in bilancio, chiaramente – se un fatto sia di lieve entità o meno. Ad esempio: distrazione dai fondi per frode di centomila euro dai fondi societari. Per una società che ne fattura 500mila si parla del 20%, mi pare sia rilevante. Un milione di euro, invece, accantonati come soldi neri per essere utilizzati per corruzione, da una società che fattura un miliardo, è un millesimo, lo 0,1% quindi è un fatto di lieve entità. È un problema di interpretazione non di poco conto», spiega il senatore.

NESSUNO FINISCE IN GALERA - Troppe, a detta del senatore del Movimento 5 Stelle, la discrezionalità lasciata ricadere sul giudice dall'emendamento in questione. Cappelletti tocca il nodo delicato dell'attenuante, che solleva non poche perplessità riguardo l'efficacia della legge. «Questo provvedimento lascia in capo al giudice, ancora una volta, troppa discrezionalità nell'applicazione di questa attenuante – spiega Cappelletti –. Che è un'attenuante significativa perché se io riduco le pene da sei mesi a tre anni, significa che in galera non ci va nessuno, visto che in Italia fino a quattro anni praticamente in galera non ci si va. Senza contare che ogni 180 giorni i condanna penale c'è lo svuotacarceri ne scontano quasi la metà, 75, non per meriti, ma perché non possiamo tenere in carcere per i posti contingentati nelle carceri italiane. Faccio presente questa introduzione del fatto di lieve entità di interpretazione ambivalente che, ricordo, non compare nel disegno di legge Grasso. Ed è questo uno dei motivi per cui il ddl Grasso non è mai stato portato in aula e non arriverà mai in aula. Non compare nel ddl firmato da tutti i senatori del Partito democratico, guarda caso compare su iniziativa governativa che tradotto vuol dire dalla mediazione di varie forze politiche, non tutte orientate nella lotta contro la corruzione nel nostro Paese».

LA MAGGIORANZA FA MARCIA INDIETRO - È importante sottolineare che c'è poca chiarezza rispetto alle mosse della maggioranza del governo, che torna indietro in merito alla questione delle soglie percentuali. «Prendiamo atto che il governo ha fatto marcia indietro su se stesso – continua il senatore –, perché il precedente emendamento introduceva le soglie di non punibilità – il famoso 1% o 5 % a seconda che sia il patrimonio aziendale oppure dell'utile d'esercizio – ovviamente siamo soddisfatti del fatto che queste soglie siano venute meno e ricordo, però, che erano state poste dal governo stesso, perché anche le soglie non comparivano né nel disegno di legge Grasso, né nel disegno di legge base presentato dai relatori in Commissione Giustizia del Senato. Quindi era un'iniziativa a favore di chi fa falso in bilancio tutta del Governo di questo Paese. Ecco, noi siamo favorevoli ad una procedibilità d'ufficio, per cui questo va nella direzione da noi auspicata, ma così era anche prima. Quindi nulla di nuovo, sembrava che ci fosse la fine del mondo».

RENZI E LA PUBBLICITÀ SULL'ANTICORRUZIONE - Il premier continua a portare avanti la sua campagna pubblicitaria sull'anticorruzione che ha poco a che vedere coi fatti. Da quanto afferma Cappelletti, il disegno di legge che arriverà in Senato non sarà quello di Grasso né tanto meno quello dei cinque Stelle, ma il testo base che taglia del 40% le pene per i corrotti. «Il tweet del presidente del Consiglio Renzi dice 'abbiamo aumentato le pene rispetto al disegno di legge Grasso': falso, è falso. Il disegno di legge Grasso, per il reato fondamentale 416 ter, scambio elettorale politico-mafioso, inserito da Grasso non a caso nel testo anticorruzione – perché se ci si vende alla mafia per un pugno di voti, poi ci si mette nelle mani della mafia per la gestione degli appalti, nel senso più ampio del termine –, quelle pene previste nel disegno di legge Grasso da sette a dodici anni, sono diminuite per iniziativa della maggioranza che supporta questo governo, perché sono state portate da quattro a dieci anni, sono state ridotte del 40% rispetto all'ipotesi voluta dal disegno di legge Grasso. E questo è un altro motivo per cui per due anni è stato tenuto nei cassetti e in qualche maniera non verrà mai in Senato. Anche perché ora, terminato l'ostruzionismo di Forza Italia, non arriverà il disegno di legge Grasso né quello del Movimento 5 Stelle, ma arriverà il testo base realizzato dal relatore e emendato da questi emendamenti del governo», conclude il senatore pentastellato Cappelletti.