20 novembre 2019
Aggiornato 14:30
Deputati e senatori della Lega si defilano dal sindaco

Tosi: storia di una ribellione in solitaria

Quando Tosi è stato accompagnato alla porta da Salvini e si è girato per avere il sostegno dei «suoi» dieci parlamentari, dietro di lui ne ha trovati soltanto tre o al massimo quattro: le senatrici Emanuela Munerato e Patrizia Bisinella, sua compagna anche nella vita privata, l’amico di sempre Matteo Bragantini.

ROMA- Armiamoci e partite. Questo devono aver pensato i parlamentari veneti quando, durante le cene romane del mercoledì, sostenevano a spron battuto la battaglia di Flavio Tosi all’interno della Lega Nord. E l’«amico Flavio» gli ha dato talmente retta, forte ovviamente delle sue convinzioni, che alla fine ha scatenato una vera e propria guerra che si è conclusa con l’espulsione del sindaco di Verona dal partito in cui militava da venticinque anni. Quando lo scontro ha varcato i confini del Veneto fino ad arrivare in Lombardia, coinvolgendo il segretario Matteo Salvini, era ormai evidente a tutti che l’epilogo potesse essere soltanto uno. Eppure deputati e senatori messi in lista da Tosi non arretravano di un millimetro. Anzi, rilanciavano dicendosi «pronti ad andare fino in fondo per sostenere le ragioni di Flavio e l’autonomia del Veneto». Al punto di essere disposti ad «uscire dai gruppi parlamentari della Lega Nord e lasciare il partito con un pugno di mosche in mano».

FUGA DALLA RIBELLIONE- E alla fine le cose sono andate così. Più o meno. Perché quando Tosi è stato accompagnato alla porta da Salvini e si è girato per avere il sostegno dei «suoi» dieci parlamentari, dietro di lui ne ha trovati soltanto tre o al massimo quattro: le senatrici Emanuela Munerato e Patrizia Bisinella, sua compagna anche nella vita privata, l’amico di sempre Matteo Bragantini, deputato veronese alla seconda legislatura, a cui probabilmente si  unirà più tardi Roberto Caon. Degli altri sei o sette belligeranti parlamentari per adesso si sono perse le tracce. Magari con il tempo qualcuno ci potrà ripensare, ma la realtà per adesso è impietosa. È vero che tra l’ex segretario della Liga Veneta e i suoi uomini a Roma non c’era stato nessun accordo orale o scritto, e che Tosi ha lasciato libertà di coscienza a tutti fin dall’inizio dello scontro, ma non è irragionevole ammettere che l’atteggiamento guerrafondaio dei parlamentari avesse lasciato intendere tutt’altro epilogo. Invece, alla resa dei conti, sono emersi all’improvviso gli scrupoli di coscienza, «i problemi con un territorio che non capirebbe», e il dramma di abbandonare un partito «a cui ho dato anima e corpo».

IL GRUPPO: UN OBIETTIVO PROIBITIVO - Alcuni tosiani parlano di «questione di tempo», lasciando presagire la possibilità di formare a breve un «gruppo moderato» insieme ad altri parlamentari scontenti fuoriusciti da Forza Italia e dal Nuovo centro destra che faccia riferimento proprio a Tosi. Fatto sta che per adesso i piani di conquista del sindaco di Verona si complicano. Intanto perché vede assottigliate le proprie truppe a Roma, e poi perché anche sul territorio si trova a dover fare i conti con uomini che fino a ieri lo sostenevano e che oggi gli hanno voltato le spalle magari per una poltrona in regione.

PRIMO ROUND A SALVINI- Nel caso la costituzione del nuovo gruppo dovesse fallire, o quantomeno non avvenire in tempi stretti, una rappresentanza di parlamentari veneti racconta in questi giorni della possibilità di «una corrente all’interno della Lega Nord riconducibile a Tosi», che metta pressione a Salvini per avere «maggiore autonomia in Veneto e più spazio a Roma, dove finora siamo stati tenuti in soffitta», ma l’impressione è che non ne siano convinti neanche loro. È difficile immaginare che se non ci sono riusciti finora, possano a portare a casa le loro rivendicazioni adesso che sono più deboli e che la segreteria di Salvini ne è uscita rafforzata. La strada di Tosi per la conquista del Veneto e la leadership del centrodestra resta quindi tutta in salita, e la partenza non è stata certo di quelle brucianti.