16 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
Il governo cambia la scuola fra le proteste

Associazione Nazionale Docenti: perché Renzi non ci ascolta?

Il decreto ancora non c'è, ma le critiche sono già numerose. Al DiariodelWeb.it, l'Ass. Nazionale Docenti accusa gli organizzatori del convegno Pd sulla scuola di non aver lasciato intervenire i partecipanti, e il Governo di aver operato in modo antidemocratico sulla riforma. In più, il miliardo previsto in Legge di Stabilità sarebbe un semplice recupero dei tagli già perpetrati all'istruzione.

ROMA – Dopo il Jobs Act, è la volta della scuola. Anzi, della scuola che «cambia l’Italia», come da titolo del convegno promosso dal Pd e tenutosi ieri a Roma. L’iter scatterà il 27 febbraio, ma già in queste ore si sono tracciate le linee guida del piano che, probabilmente, attraverso un decreto e un disegno di legge, verrà presto attuato. L’Associazione Nazionale Docenti, però, al DiariodelWeb.it anticipa di essere già fortemente critica a proposito della riforma che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe «rimettere in pista» la scuola italiana. «Ci sembra chiarissimo quale sia stato il tenore del convegno», fa sapere l’And. «Proposte generiche, nulla di concreto e non rimane che aspettare il Consiglio dei Ministri del 27 per capire quale saranno le proposte specifiche».

 ASSOCIAZIONE NAZIONALE DOCENTI: MODO DI OPERARE DEL GOVERNO ANTIDEMOCRATICO - Scettici, anche sulle circa 150mila assunzioni promesse a partire dal prossimo anno scolastico, numero destinato di fatto a sgonfiarsi. Ma soprattutto, l’And denuncia la totale indisponibilità al confronto anche durante il convegno.«Gli organizzatori  non hanno permesso ai partecipanti di intervenire, di interloquire, né hanno risposto alle domande che facevano». Oltretutto, il miliardo messo a disposizione in Legge di Stabilità per la scuola «viene preso dalla stessa scuola, compensando i tagli perpetrati all’istruzione. Peraltro, riguarda il periodo settembre-giugno 2015. Il resto del miliardo, non si capisce da dove venga». Per l’Associazione, dunque, «la consultazione è stata una farsa, un grande imbroglio, e siamo fortemente critici su questo modo di operare, che definire antidemocratico è un eufemismo. Tutto si sta realizzando in una sola bottega, che è la bottega del Pd, in cui neanche gli altri adepti sanno cosa stanno cucinando: per cui il pranzo lo serviranno il 27, e fino ad allora, tranne il sottosegretario Faraone e forse il Ministro, nessuno sa nulla».

SILENZIATI I CONTESTATORI PRECARI - In effetti, il convegno ha visto anche il tentato intervento – subito silenziato – di un gruppo di insegnanti precari, che inutilmente hanno urlato: «Abbiamo diritto di dire la nostra». Uno dei contestatori, in particolare, ha accusato che l’evento che stava andando in scena era «solo demagogia». Eppure, il premier Renzi non si è lasciato scoraggiare dall’imprevisto, e ha puntualmente messo a tacere le proteste affermando che «La frustrazione degli annunci fatti cui non è corrisposto un impegno porta gli insegnanti a non crederci e questa è una partita difficile». Ma promettendo che questa sarebbe stata la volta buona.

ASSUNZIONI, PREMI AL MERITO, POTENZIAMENTO DISCIPLINARE - Il piano preverebbe in primis «imponenti assunzioni». Il sottosegretario Faraone ha confermato che saranno assunti 150 mila precari «entro settembre del 2015, con l’inizio del nuovo anno scolastico». Si pescherà dalle graduatorie a esaurimento. Ma il ministro Giannini ha spiegato che anche gli idonei del concorso 2012 «sono parte del piano assunzionale straordinario che il Governo sta approntando» e da viale Trastevere si è saputo che entrerebbero pure 1.793 supplenti che hanno più di 36 mesi su posto vacante (come conseguenza del recepimento della sentenza della Corte di Giustizia europea).  L’idea, inoltre, sarebbe quella di tornare ad assumere soltanto per concorso pubblico, mettendo la parola fine alla «babele di graduatorie» caoticamente in vigore da anni. Altra parola d’ordine, merito. «Fino a sei mesi fa – ha spiegato il Ministro Giannini - la reazione di fronte a qualsiasi proposta di valorizzazione del merito per i docenti era un «no». Ora abbiamo abbattuto un paradigma che sembrava inamovibile. A luglio le scuole presenteranno un rapporto di autovalutazione. E il fatto che l’anzianità non scomparirà del tutto non significa che abbiamo rinunciato a misurare e premiare il merito». E ancora, potenziamento dell’insegnamento di Lettere, Matematica ma anche Arte, Musica e Lingue straniere. Insomma, i progetti in cantiere sono tanti, e tutti, a detta del Ministro, vanno nella direzione di far entrare la scuola italiana «nel Terzo Millennio».

5XMILLE ALLA SCUOLA - Questa mattina, nel suo intervento conclusivo dell’iniziativa - aperta in pompa magna dall'Inno di Mameli e chiusa dalla Cavalleria Rusticana eseguite dalla Junior orchestra dell'Accademia di S. Cecilia - il premier ha inoltre confermato l’idea di consentire che il 5 per mille possa essere destinato anche alla cultura e alla scuola. «Daremo autonomia alle scuole in futuro, spero dal 2016, anche dal punto di vista economico», ha detto Renzi. «Sarà un meccanismo serio nel quale ciascun genitore e cittadino in dichiarazione dei redditi potrà indicare la singola scuola».

M5S: MODELLO AZIENDALISTICO E PUNITIVO DI SCUOLA - Tante, le critiche dalle opposizioni. In prima fila, Gianluca Vacca, parlamentare del Movimento 5 stelle e membro della commissione Istruzione della Camera: «Renzi sbandiera la solita riforma-spot a costo zero. Gli unici soldi certi sono il miliardo in legge di stabilità per il 2015 ma la beffa è che non è in più, perché va a compensare il miliardo di tagli fatti al comparto scuola e università». Peraltro, Vacca rileva che «il piano di assunzioni di cui Renzi parla sta ancora nel campo delle ipotesi. Al ministero dell'Istruzione ci hanno confermato che non conoscono i dettagli. Il punto è che il modello di scuola che propone Renzi è un modello aziendalistico, punitivo per i docenti che già oggi hanno gli stipendi più bassi d'Europa. C'è poi la questione del merito: noi siamo d'accordo sul principio meritocratico, ma gli scatti per il merito devono aggiungersi a quelli di anzianità, altrimenti il rischio è che un docente che ha già uno stipendio da fame, lo avrà ancora da fame se non fa quello che dice il governo. Peraltro gli scatti premiali già ci sono e sono previsti attraverso incarichi a docenti che intendono impegnarsi di più a scuola». Insomma: associazioni e opposizioni sembrano sul piede di guerra già prima di avere il decreto sul tavolo. Perché, pensano, difficilmente la riforma potrà essere definita «buona», buona come dovrebbe diventare la scuola italiana secondo gli annunci (a loro parere demagogici) del Governo.