12 luglio 2020
Aggiornato 07:30
Parla il duputato M5S membro del Copasir

Tofalo: Contro i «lupi solitari» l'intelligence operi sui social network

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha affermato che bisogna mantenere alto il livello di attenzione sulla questione terrorismo e dispiega 4800 uomini per presidiare i siti sensibili. Il grillino Angelo Tofalo punta il dito contro i tagli alla sicurezza e sottolinea la necessità di concentrarsi sulla minaccia dei 'lupi solitari'.

ROMA - Dalla riunione del Comitato Nazionale dell'Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduta dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, tenutasi nella serata di ieri al Viminale è emerso che bisogna mantenere alto il livello di attenzione. Stamattina il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha riferito alla Camera la precarietà della situazione libica e la necessità che l'ONU intervenga per arginare la situazione che potrebbe avere conseguenze devastanti per il nostro Paese. A commentare gli ultimi sviluppi, in un'intervista al DiariodelWeb.it, il deputato grillino Angelo Tofano. Membro del Copasir e della Commissione Difesa, Tofalo punta il dito contro i tagli alla sicurezza del Governo Renzi e sottolinea la necessità di concentrarsi sul pericolo dei 'lupi solitari'. Pericolo che non si combatte con i 4.800 soldati che Alfano ha deciso di dispiegare sul territorio in difesa dei siti più sensibili.

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha comunicato che sul territorio nazionale verranno dispiegati 4.800 uomini a difesa dei siti più sensibili. È una soluzione sufficiente?
Si tratta di un problema comunicativo, sembra che non abbiano cognizione di ciò che dicano. In questa fase si sta giocando come se l'Italia fosse una cartina del Risiko, a spostare le truppe una volta qui, una volta lì, semplicemente per fare vedere mediaticamente che si fa qualcosa. La verità è che in Italia siamo 60 milioni, bisogna vedere quante persone servono per portare avanti operazioni come 'Strade Sicure', quindi andando ad evitare operazione di tipo solamente mediatico-propagandistiche, ma dire che il governo Renzi attualmente, nei decreti che ci sono sorvolati davanti a voti di fiducia, ha praticamente tagliato fondi per la sicurezza, ha tagliato oltre 40mila unità di forze di Polizia. Quindi queste sono mere frasi di propaganda. L'altro giorno il ministro della Difesa Pinotti ha parlato di cinquemila soldati – e mi riferisco alla sicurezza non interna, ma estera in particolare sulla sicurezza rispetto all'Isis, che sta riempiendo le pagine di giornali e media - e il problema è che anche in questo caso è che la Pinotti non sa di cosa parlava. Tant'è che è stata richiamata dal premier Renzi, c'è stata confusione tra quanto detto dalla Pinotti, dal ministro degli Esteri Gentiloni finché Renzi ha fatto fare marcia indietro, perché giustamente si è accorto della gaffe. Prima di tutto perché l'Isis vuole questo, vuole fare muro contro muro, e è assolutamente da evitare ogni tipo di attacco. Sono venticinque anni che abbiamo il problema dell'estremismo islamico e puntualmente l'Europa interviene con la forza e puntualmente il problema rimane irrisolto, ma da quello nascono ulteriori problemi. Sono intervenuto più volte in Aula in risposta ad Alfano, in materia di intelligence e di sicurezza, dicendo che so che è difficile lavorare insieme alle altre intelligence europee, però nel momento in cui si presenta una minaccia comune relativa al terrorismo islamico, che va avanti ormai da decenni, bisogna trovare una soluzione unica e cooperare. Bisogna cercare di evitare di ripetere quello che è successo nel 2011 con questo Parlamento, ma destra e sinistra hanno votato per andare a risolvere quello che è il problema Gheddafi e abbiamo visto cosa è successo oggi in Libia. Ho parlato anche con le persone qui e non ci si sente più sicuri di prendere una metro o di andare in aeroporto. E lo capisco, perché ormai gli effetti mediatici dell'Isis stanno invadendo il web, c'è ormai una forte radicalizzazione.

Quale è invece la vera minaccia?
La vera minaccia, invece, per l'Italia – e su questo Alfano dovrebbe reagire – è il problema dei lupi solitari. Quando esiste un'organizzazione di cinque, dieci, venti persone, esce un'informazione e i servizi segreti, il sistema informativo per la sicurezza riesce ad individuare e ad avere traccia della cosa. Ma quando si radicalizza un messaggio così forte, anche nel web, è difficile poi andare ad individuare quella persona squilibrata che si sveglia la mattina e mette una bomba. Ovviamente per chi fa sicurezza, per i servizi, è molto più difficile individuare un lupo solitario, rispetto invece all'individuazione di organizzazioni legate alle realtà terroristiche. Quello che è impensabile è che la Lega spesso fa mera propaganda. Io ovviamente non escluderei che c'è la possibilità di avere infiltrati nella massa di profughi, ma è proprio qui che il ministro Alfano dovrebbe andare a fare controlli ferrei sui passaporti, tracciare tutto nei porti, verificare tutti gli ingressi in maniera minuziosa. Poi si parla tanto di intelligence: la difficoltà di far collaborare le varie intelligence, ogni Paese sembra geloso dei propri interessi, ma quando esiste una minaccia così grande, bisognerebbe solo collaborare, bisogna agevolare il rapido scambio di informazioni. Poi in Italia bisognerebbe investire in uomini che stanno dietro i computer. Ad esempio prendendo Facebook, uno dei social più diffusi al mondo, ha il riconoscimento ora delle foto, con software altamente specialistici e specializzati che possono andare ad individuare e sorvegliare le persone in maniera accurata. Allora bisogna investire in questo, bisogna fare controlli a tappeto su questo. Aldilà della mera propaganda dei 4mila o 5mila uomini, facendo a chi la spara più grossa. C'è poi da dire che esiste un elenco di siti strategici e bisogna fare i conti anche con queste cose. Proprio adesso sta arrivando in aula la Boschi per venire a mettere la fiducia sul decreto Milleproroghe. Su questo decreto noi abbiamo scoperto un'altra porcata di fondi per la sicurezza spostati dalla Terra dei Fuochi all'Expo. Poi c'è stato un passo indietro di Renzi, ma solo una toppa mediatica per parare il colpo. Questo perché vanno a proteggere i loro interessi. La sicurezza interna va gestita in modo diverso, con maggiori controlli. Finalmente sta per uscire la bozza definitiva del ddl antiterrorismo e anche lì ci sono delle disposizioni che rafforzano il controllo del web, ma è tardissimo. Questi controlli del web andavano fatti otto anni fa. Quando ormai c'è una radicalizzazione come quella che c'è ora, il messaggio è arrivato, il messaggio ha sfondato tutti i muri.

Quale è la situazione allora?
Noi per anni, negli scorsi governi, abbiamo attuato una politica di muro contro muro e questo ha scatenato la bestia. Come soluzione non va previsto assolutamente il bombardamento, ma andrebbe fatto un piano a lungo termine, una strategia a lungo termine dell'intelligence italiana e dell'intelligence europea. Capisco che esistono delle difficoltà concrete, però l'intelligence – parlando in termini semplici – è quella cosa che dovrebbe garantire l'assetto democratico di ogni Paese, quindi è normale che l'intelligence italiana garantisce gli interessi del governo e la sicurezza in Italia, così come accade nel resto del mondo. Quindi far collaborare le intelligence fra loro non è cosa semplice. C'è stato un primo tentativo nel '50-'52, ma falli ad opera della Francia per la minaccia del nucleare. Ciò detto, le intelligence, con le dovute precauzioni, dovrebbero essere un po' meno gelose in questi momenti. Io lavorerei per il coordinamento dell'intelligence con dei protocolli precisi in cui si facilita il traffico delle informazioni. Perché se l'Italia dal sud dell'Europa si trova questa minaccia a così pochi chilometri, se l'intelligence francese o spagnola viene a conoscenza di qualche informazione delicata, per la sicurezza dei cittadini europei, l'intelligence di quel Paese dovrebbe essere tenuta ad informare quella italiana. Quindi agevolare lo scambio di informazioni. Poi fare una campagna informativa massiccia – questo a lungo termine – che coinvolga la società civile, giovani e comunità locali, che abbia come fine il far comprendere che il reale problema del terrorismo è l'integrazione dell'Islam nei processi di globalizzazione in modo non conflittuale. Qui l'Isis, o chiunque voglia fare terrorismo, vuole fare muro contro muro, portare ad uno scontro tra religioni. Noi dobbiamo stemperare questa situazione. Abbiamo le menti per fare una bella campagna informativa del mondo islamico. Per quanto concerne, invece, le soluzioni interne, sicuramente bisognerebbe evitare di tagliare i fondi alla sicurezza, ma andare a tagliare tutti questi regali che hanno fatto alle banche. I soldi ci sono, andiamo ad investirli nell'intelligence e nella sicurezza con software altamente specializzati, nell'addestramento di analitici altamente specializzati nel trovare la minaccia. Andare, quindi, ad accrescere la sicurezza interna, perché – ripeto – oggi la paura dei cittadini è quella del lupo solitario. Per cui aumentare i controlli interni non significa spostare 4.800 uomini su un altro sito, ma non tagliare le 40mila unità tagliate. Bisogna tagliare gli sprechi ed investire nella sicurezza.