12 aprile 2021
Aggiornato 07:30
Fratelli d'Italia chiede l'impiego della Marina Militare

Mollicone: «L'ONU blocchi gli immigrati sulle coste libiche»

Giorgia Meloni, la leader di FdI, chiede al governo Renzi il blocco delle frontiere e dei flussi migratori per evitare che in Italia giungano (altri) terroristi islamici. Federico Mollicone, uno degli uomini più vicini alla Meloni, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it per spiegarci meglio la proposta del suo partito.

ROMA – Giorgia Meloni, la leader di FdI, chiede al governo Renzi il blocco delle frontiere e dei flussi migratori per evitare che in Italia giungano (altri) terroristi islamici. Federico Mollicone, uno degli uomini più vicini alla Meloni, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb per spiegare meglio la proposta del suo partito.

Giorgia Meloni ha dichiarato che è necessario bloccare i flussi migratori per evitare il rischio di infiltrazioni terroristiche nel nostro paese: davvero è necessaria questa misura di sicurezza?
«Sì, stiamo facendo una grande campagna per rilanciare questa iniziativa. E' una vera e propria strategia del terrore e del caos quella di obbligare un consistente numero di disperati a imbarcarsi per venire in Italia, senza nessuna prospettiva di accoglienza. Bisogna bloccarli, magari con un contingente ONU, alla partenza e far capire chiaramente che l'Italia è pronta a difendersi e a difendere le sue coste.»

Come pensate di realizzare questo «blocco dei migranti»: non soccorrendo i barconi, respingendoli quando arrivano fin sotto alle nostre coste o piuttosto intervenendo direttamente alla partenza nei paesi d'origine?
«Innanzitutto intervenendo direttamente in Libia e nei paesi d'origine. E si tratta, finché non finirà l'emergenza terrorismo, di impedire qualsiasi sbarco anche schierando la Marina Militare.»

La Lega ha proposto perfino di bombardare le barche in partenza nei porti libici, per evitare la loro partenza: secondo voi è una soluzione?
«Noi non ce l'abbiamo con quei disperati ovviamente, ce l'abbiamo con chi li costringe a partire. Perciò bisogna intervenire alla radice, contro i veri responsabili, e allo stesso tempo far capire che in Italia il buonismo è finito: schierando anche la Marina, che è una delle migliori del mondo ed è pronta a reagire.»

Ma esattamente, e più concretamente, come pensate di realizzare il blocco di flussi migratori intervenendo nei paesi d'origine?
«Esattamente come l'ONU ha fatto in decine di altri piani internazionali: imponendo presidi costituiti dalla Croce Rossa e da contingenti militari internazionali, con tanto di tende e assistenza sanitaria, ma altresì impedendo la partenza dei migranti. E c'è anche un'altra questione: coloro che qui vengono accolti come rifugiati devono essere smistati negli altri paesi europei, perché l'Italia ha già dato.»

Si parla di un imminente intervento internazionale in Libia e di una coalizione a guida italiana: secondo voi sarà un'operazione diplomatica o si paventa il rischio vero e proprio di una missione militare?
«Il governo italiano ha fatto di nuovo la sua «brutta figura»: prima il ministro Gentiloni si è lanciato, insieme alla Mogherini, annunciando un contingente di 5.000 soldati: ma basta guardare ai fatti recenti per rendersi conto della gaffe perché in Iraq, che è quattro volte più piccolo della Libia, abbiamo inviato 274.000 militari. Perciò 5.000 uomini sarebbero del tutto insufficienti. E va bene il contingente internazionale, ma l'Italia deve rivendicare la titolarità dell'azione perché geopoliticamente parlando ricopre un ruolo di primo piano nel Mediterraneo, che è il nostro cortile di casa.»

E il governo Renzi ha una autorevolezza internazionale tale da poter rivendicare il ruolo-guida dell'operazione?
«Assolutamente no. Abbiamo vissuto l'umiliazione di una Mogherini che ci era stata spacciata come il grande Ministro della Politica Estera dell'Unione, ma che durante la crisi ucraina non è stata neanche chiamata davanti al creditore per parlare in videoconferenza.»

L'Isis è arrivato quasi alle coste italiane, secondo FdI abbiamo da temere per gli attentati terroristici anche sul nostro territorio?
«L'Isis non è quel fenomeno folcloristico che si voleva far credere, e non dobbiamo neppure dimenticare che è stato strumentalizzato dalle forze occidentali per interessi geopolitici diversi dai nostri: parlo ovviamente della Siria. Per ripristinare il controllo del fenomeno dobbiamo recuperare la centralità italiana nel Mediterraneo e far sì che la nostra sovranità non si fondi solo sulle parole, ma su concrete azioni geopolitiche.»