17 novembre 2019
Aggiornato 21:00

Da Ncd e non solo, tanti salterebbero sul «Carroccio» del vincitore

La Lega tra corteggiatori e corteggiati. Sono tanti gli aspiranti leghisti che, fuoriusciti da Ncd, Fi e M5s, tenterebbero di saltare sul «carro-Carroccio» di Salvini vincitore. Eppure, il leader della Lega ribadisce di non accettare attaccati alla poltrona, ma solo veri appassionati. Intanto, nel futuro del Centrodestra si affaccia la terna Salvini-Meloni-Feltri

ROMA – Un vero e proprio terremoto, per il Centrodestra, quello causato dall’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale. Non solo per Forza Italia; anche Ncd sta subendo ora i contraccolpi dell’improvvisa decisione del suo leader Angelino Alfano di «accodarsi» a Renzi, e votarne il candidato. Una decisione, quella dell’ex braccio destro del Cav, che ha portato a parecchie defezioni: in primis, quella del dimissionario Maurizio Sacconi, per il quale «non è in discussione l'amicizia con Alfano, quanto il rapporto con Renzi ed il suo metodo cinico dei rapporti politici variabili». Terremoto per gli «ex fari» dei moderati, ma vera e propria manna dal cielo per il leader della Lega Nord, che, da questi piccole «catastrofi», ha solo da guadagnarci. D’altronde, il «carro del vincitore» su cui saltare, per molti «dissidenti» del Centrodestra, sarebbe proprio il suo «Carroccio». Naturalmente, Salvini permettendo.

LA LEGA TRA CORTEGGIATORI E CORTEGGIATI - D’altra parte, è proprio da un ex nome di Ncd che partirebbe la «riscossa» salviniana: quello di Barbara Saltamarini, ex portavoce del Nuovo Centrodestra, a quanto pare «corteggiata» dal Matteo milanese. Il leader della Lega di lei avrebbe detto: «La conosco e la stimo. È una di quelle persone che ha fatto politica per passione, non per le poltrone». Anzi, per Salvini, addirittura, la Saltamarini sarebbe come «Souad Sbai. La giornalista marocchina, ex deputata berlusconiana, che adesso lavora con noi». Del resto, in un’intervista alla Stampa, il leader del Carroccio ha specificato che la Lega non è «l’ufficio di collocamento» a cui aggrapparsi per salvarsi la poltrona. «Valutiamo caso per caso. Chi ha una storia di passione politica, dentro. Chi ha solo la passione per il potere, fuori». Addirittura, il segretario ha ammesso che in fila per entrare nella Lega ci sarebbero anche dissidenti Cinque Stelle. Altra a volersi accordarsi alle casacche verdi, sarebbe nientemeno che Daniela Santanché, marginalizzata da Forza Italia perché sospettata di essere una delle fonti predilette dal Fatto Quotidiano. Altra parlamentare tentata di «leghizzarsi», Nunzia De Girolamo. Addirittura Maurizio Bianconi, ex tesoriere del Pdl, ora in Forza Italia ma fedelissimo fittiano, raggiunto al telefono da ilfattoquotidiano.it non ha negato un interesse nei confronti del progetto. «Che io voti spesso in Aula con la Lega è vero – ha spiegato – e che e io in Toscana stia lavorando con la Lega lo è altrettanto, ma noi stiamo cercando di fare qualcosa con Raffaele Fitto in Forza Italia».

SALVINI-MELONI-FELTRI NUOVA TERNA VINCENTE?E c’è addirittura chi sostiene che la Lega stia cominciando a pensare in grande. Dopo i sondaggi che hanno registrato il «sorpasso» di Forza Italia, infatti, i salviniani punterebbero al 20% con una nuova formazione politica che riunirebbe, oltre a Salvini, Giorgia Meloni e Vittorio Feltri, concedendo a quest’ultimo il titolo di candidato premier. Lo stesso Feltri, nell’editoriale del 1 febbraio, ha in effetti scritto che «se agli ex nordisti (ora lepeniani convinti) rimarranno agganciati gli alleati di Fratelli d’Italia, saremmo di fronte a una coalizione del 20 per cento circa». Insomma, in tale prospettiva, si comprende perché l’eventuale «ingrossamento» delle file della Lega sarebbe un ottimo punto di partenza per il partito: forse, dopo il tentativo del Matteo milanese di diffondere il verbo leghista anche da «Roma ex-ladrona» in giù, questa sarebbe l’occasione per diventare più «trasversali» anche tra gli elettori del Centrodestra. D’altra parte, a RadioPadania il leader della Lega ha dichiarato di non essere disponibile a realizzare «minestroni unici o marmellate»: «Ho letto ieri che Berlusconi avrebbe detto di voler fare la Lega delle Leghe: non se ne parla nemmeno, la Lega è la Lega». E sulla questione «riciclati», ha aggiunto che «sono tre o quattro e non certo 50» quelli che potrebbero passare alla Lega Nord. «Quello che leggo sui giornali - ha sottolineato Salvini - è che la Lega sarebbe pronta a prendere tizio o caio, sono cazzate. Ho letto dei nomi improponibili, conosco da anni persone che mi farebbe piacere dessero una mano alla Lega, ma ne conto solo tre o quattro, non imbarchiamo 50 riciclati che vengono da ogni dove». Il Carroccio, dunque, sarebbe pronto ad adottare anche una politica di «respingimento», nel caso in cui gli «aspiranti leghisti» non siano di gradimento del suo leader.

IL CARROCCIO NON SARÀ IL CARRO SU CUI FAR SALTARE CHIUNQUE - Insomma, al di là dei «terremoti» e dei «terremotati» del Centrodestra, e indipendentemente da qualsiasi progetto di «riscossa» elettorale contro Renzi, Salvini rimane chiaro: la Lega non intende perdere la propria vocazione e la propria identità per «ibridarsi» con proposte non coerenti con la sua linea. Tantomeno, poi, vuole essere il «carro-Carroccio» su cui saltano tutti i delusi, i fuoriusciti e i dimissionari che, però, dalle poltrone proprio non si vogliono alzare. D’altra parte, è questa la strategia vincente che ha portato i salviniani a sorpassare Forza Italia: restare fermi sulle proprie posizioni, anche a costo di rimanere temporaneamente «ininfluenti». Per il successo serve pazienza: e di tale pazienza, la Lega di Salvini sta probabilmente per raccogliere i frutti.