26 aprile 2019
Aggiornato 14:00
A rischio la prima della Turandot per lo sciopero del primo maggio

La Scala e la Camusso: Cgil contro Cgil

I delegati della Cgil del Teatro alla Scala non lavoreranno il primo maggio, giorno di inaugurazione dell'Expo 2015: quando in teatro è in programma la «prima» della Turandot, ma che coincide anche col giorno della festa del lavoro. Una decisione che ha scatenato violente reazioni nel mondo politico.

MILANO - I delegati della Cgil del Teatro alla Scala non lavoreranno il primo maggio, giorno di inaugurazione dell'Expo 2015, quando in teatro è in programma la "prima" della Turandot, ma che coincide anche col giorno della festa del lavoro. L'assemblea degli iscritti si è infatti conclusa ieri con una nota nella quale è stato collegialmente stabilito che quel giorno i delegati sindacali non lavoreranno, e parteciperanno invece alla manifestazione della Cgil: «Invitiamo tutti i lavoratori del Teatro ad unirsi a noi, per ribadire la dignità dei lavoratori e dei loro diritti». Il sovrintendente Alexander Pereira aveva spedito, a sua volta, una lettera a tutti i dipendenti, nella quale chiedeva la loro disponibilità a rinunciare alla festa. Una richiesta accolta da buona buona parte dei lavoratori e dei sindacati. Non dalla Cgil, però, che ha sottolineato come «i lavoratori non siano tenuti a rispondere alla lettera di richiesta di disponibilità, che è stata inviata in questi giorni dalla direzione, che diffidiamo fin da ora dal fare eventuali indebite pressioni individuali».

NIENTE TURANDOT: DURA LA REAZIONE DEL NCD - La decisione però ha sollevato molteplici critiche nel Belpaese, soprattutto in previsione di un evento così straordinario come l'Expo. «Dopo il convegno dei 'no-Expo' a Palazzo Marino, il sindaco definisce 'legittima' la scelta della Cgil di scioperare alla Scala il primo maggio, giorno di apertura della manifestazione: Le posizioni veterocomuniste della CGIL, spalleggiate dal sindaco, ci stanno esponendo a una figuraccia internazionale»: è quanto ha dichiarato il coordinatore milanese di Ncd, Nicolò Mardegan, sottolineando che «il danno di questa giunta, interessata solo a difendere posizioni ideologiche superate, lo prova la classifica dei Fashion hubs, che ha declassato Milano dal terzo al quinto posto. Nulla da stupirsi visto che l'amministrazione attacca gli stilisti e le eccellenze della moda definendoli evasori, vedi caso Dolce&Gabbana». Ed ha concluso: «Milano deve attrarre investimenti esteri e prepararsi ad accogliere il mondo: i milanesi sapranno farlo nonostante Pisapia».

LE ACCUSE DELLA GELMINI - Anche per Mariastella Gelmini, coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, l'invito dei rappresentanti sindacali della Cgil del Teatro alla Scala a non lavorare il primo maggio, festa dei lavoratori ma anche giorno in cui è in programma la "prima" della Turandot, «è qualcosa di più di un atto sindacale: è un manifesto di arretratezza culturale, storica, sociale. Qualcosa che misura la distanza tra la sinistra riformista e quella ottocentesca». La forzista Gelmini ha proseguito: «L'invito a disertare lo spettacolo scaligero di inaugurazione dell'Expo denuncia l'incapacità completa di leggere il presente, e l'assenza di una gerarchia di priorità per il Paese. Si difende il rito del primo maggio, e il proprio interesse di rappresentanza, contro un evento straordinario di cultura e contro l'interesse di tutti: di Milano, del Paese, degli stessi lavoratori scaligeri». E poi: «Persino la segreteria regionale CGIL Lombardia, di fronte a tanta miopia, auspica un ripensamento. Dal Sindaco di Milano, che presiede il Cda della Scala, avremmo voluto sentire subito una parola chiara contro questa indicazione. Ci auguriamo che questa parola arrivi, sia pure in ritardo, e malgrado le recenti svolte radicali a sinistra del primo cittadino», ha concluso l'ex ministro.

LA CAMUSSO LA PENSA DIVERSAMENTE - Non è ancora detta però l'ultima parola. Perché è la stessa leader della Cgil, Susanna Camusso, ad aver dichiarato di non essere d'accordo con lo sciopero previsto per la prima della Turandot, reputando più importante la necessità di rispettare l'evento straordinario dell'Expo in ragione dell'interesse nazionale. Forse, per quest'anno, la festa del primo maggio potrà essere messa in secondo piano dal sindacato, rispetto all'esigenza di far fare all'Italia una figura dignitosa nel panorama internazionale. Chi la spunterà, tra la Camusso e la rappresentanza sindacale del teatro di Milano non è ancora lecito sapere.