20 maggio 2019
Aggiornato 09:30
Il PD contro il patrocinio ad un convegno giudicato omofobo

Lo Giudice: l'omosessualità per Expo è una malattia

Una delle associazioni organizzatrici del convegno sulla famiglia del prossimo 17 gennaio, istituzionalizzato dal logo di Expo, promuoverebbe le cosiddette «terapie riparative» per la «cura» dell'omosessualità: ed è subito polemica. Ma l'assessore leghista Cristina Cappellini non ci sta: «Bagarre montata ad arte», sostiene. E promette: «Il logo di Expo rimane dov'è»

MILANO - «Un convegno a cui prenderanno parte delle associazioni che stanno conducendo in maniera esplicita una battaglia contro i diritti delle coppie omosessuali»: con queste parole, il senatore Pd Sergio Lo Giudice parla dell’ormai famoso evento sul tema «Famiglia naturale» che si terrà il prossimo 17 gennaio a Milano, promosso da Obiettivo Chaire e Alleanza Cattolica e coronato dal tanto contestato cappello patrocinale di Expo. Un evento che è stato oggetto dell’interrogazione presentata, qualche giorno fa, proprio da Lo Giudice, insieme a 25 senatori del Pd e di altre forze politiche. «Saremmo nel campo dell’espressione lecita delle opinioni», spiega l’esponente democratico, «se non fosse che, tra i partecipanti e gli organizzatori del convegno, c’è un’associazione (Obiettivo Chaire – ndr) che ha, tra i suoi obiettivi principali, la 'guarigione' delle persone omosessuali, e la diffusione delle cosiddette 'terapie riparative dell’omosessualità'»: teorie che, ci tiene a precisare, «sono del tutto anti-scientifiche e condannate dalla comunità degli psicologi e degli psicoterapeuti a livello internazionale, perché si propongono di modificare, spesso con conseguenze devastanti, l’orientamento sessuale di ragazzi colpevolizzati per la loro identità sessuale».

DIRETTORE DI EXPO E IL BIE CONTRARI AL PATROCINIO - L’elemento più preoccupante della vicenda, secondo il senatore, è però la presenza istituzionalizzante del logo dell’Expo, circostanza che per lui potrebbe causare, anzi, un vero e proprio «danno d’immagine»: «Abbiamo chiesto al Governo se ritenga che un avallo istituzionale così importante possa essere dato a un convegno che non si ripropone nessuna delle finalità previste dallo stesso Expo per la concessione dei patrocini», in quanto non coerente con la tematica dell’Esposizione Universale 2015. «Ci fa piacere», prosegue il senatore Lo Giudice, «che sia intervenuto il direttore di Expo, prendendo le distanze dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni che ha concesso quel logo, e ci solleva che sia intervenuta, ieri, anche l’organizzazione internazionale delle Esposizioni (Bie), invitando fermamente il presidente Maroni a togliere questo patrocinio». Respinge però le accuse di omofobia, con un comunicato stampa, l’associazione promotrice del convegno: «Obiettivo Chaire ha sempre agito negli anni nel pieno rispetto della persona, nel confronto con opinioni e scelte differenti. Per tale motivo è del tutto fuorviante che si propongano letture in cui la nostra associazione viene presentata come quella che vuole curare i gay o ripararli». Dichiarazione che, però, non convince Lo Giudice: «Basta andare sul sito dell’associazione per rendersi conto dello spazio che dedica alla volontà di curare le persone omosessuali; se l’associazione dovesse decidere di cambiare natura, obiettivi, sito web e trasformarsi in qualcos’altro ne potremmo parlare; per ora non è così, e il convegno che promuove, che peraltro è l’unico in previsione in questo momento nel nostro Paese, ha l’obiettivo esplicito di contrastare i diritti delle persone omosessuali: e ritengo che sia inconcepibile concedere a un evento promosso da un organismo di quella natura uno spazio istituzionale».

CAPPELLINI (LN): POLEMICHE CREATE AD ARTEDura la replica dell’assessore regionale lombardo alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini (Lega Nord): «Queste polemiche sono state create ad arte inizialmente da 'Repubblica', con titoli falsi, che travisavano il contenuto del convegno, a cui sono andati dietro sia una certa parte politica, che molte associazioni gay e vicine a quell’area», dichiara. «Però, di fatto, è un convegno che ha come tema l’istituzione famiglia, e le iniziative a sostegno della famiglia intesa come società naturale ai sensi della Costituzione - tra l’altro i capisaldi con cui la maggioranza ha vinto le elezioni in regione Lombardia». Una vera e propria «campagna di denigrazione, di offese, di insulti, una bagarre politica assurda in un momento in cui i problemi di questo Paese sono altri», sostiene l’assessore, che reputa sia stato fatto «molto rumore per nulla». In quanto al tanto contestato logo di Expo, la Cappellini spiega che la sua presenza «fa parte di un accordo tra Regione Lombardia ed Expo, che prevede che il simbolo accompagni di default gli eventi promossi dalla Regione». «Inoltre», prosegue, «anche se ci fosse una discrezionalità ad assegnare il logo, non ci vedrei nulla di male nel concederlo a un evento che parla di famiglia, di figli, di sostegno alla maternità e così via». A conferma della linea intrapresa, l’assessore infine puntualizza che il logo non verrà tolto. Attese, le reazioni della «parte avversa»: la sensazione è che la polemica non sia destinata a sgonfiarsi troppo rapidamente.