31 marzo 2020
Aggiornato 05:00
Il partito di Vendola in Commissione fa lo sgambetto al Governo

Scotto (Sel): i senatori a vita diventino deputati a vita

Sel vota, in commissione Affari costituzionali, un emendamento presentato insieme alla minoranza del Pd per l'abolizione dei senatori a vita di nomina presidenziale. Per Arturo Scotto tali figure autorevoli dovrebbero stare nella Camera elettiva, non al Senato: «E' passato un emendamento che superava un'incongruenza».

ROMA - Il Governo è stato battuto, in commissione Affari costituzionali alla Camera, durante il voto di due emendamenti al ddl riforme che riguardano la composizione del nuovo Senato, presentati dalla minoranza Pd e da Sel. Gli emendamenti approvati stabiliscono che non ci saranno i senatori a vita di nomina presidenziale. A Diariodelweb.it parla Arturo Scotto, capogruppo alla Camera di Sel

Qual è la posizione di Sel in relazione alla fine dei senatori a vita?

Il tema non è la fine dei senatori a vita: noi abbiamo votato un emendamento presentato da noi che chiede che i nominati dal presidente della Repubblica, le figure autorevoli che abbiano nel corso della loro vita reso onore a questo Paese stiano dentro la Camera elettiva. Sia nella Camera elettiva che nella Camera dei Deputati devono stare lì e non al Senato. Per cui si è presentato un emendamento che superava un'incongruenza. E su questo punto questo emendamento è passato.

E per quanto riguarda l'abbassamento della soglia di sbarramento dall'8 al 3%?

Non c'è una legge ipermaggioritaria che premia un solo partito. Paradossalmente di fronte a una legge che dà un partito che supera il secondo turno, che supera il primo turno col 40 o al secondo turno vince al ballottaggio con il 55% dei seggi, lo sbarramento è del tutto inutile perché non incide sui processi di governabilità.

Le preferenze non favoriscono dei condizionamenti di tipo mafioso, secondo lei?

C'è sempre il rischio di fronte a competizioni elettorali in cui prevale la candidatura del singolo rispetto al progetto politico. Tuttavia questo rischio non si risolve per legge negando la possibilità agli elettori di scegliere il deputato, a maggior ragione nel momento in cui il senato viene eletto in via indiretta e quindi sostanzialmente produce un parlamento di nominati o di primo o di secondo livello. Il tema si risolve se si reintroduce sobrietà nella politica, se si impedisce alle aziende che hanno vinto appalti negli ultimi cinque anni in un determinato territorio o in una determinata amministrazione di contribuire alle campagne elettorali dei partiti, se si introduce un tetto delle campagne elettorali, che non può sforare i 100 mila euro come a volte accade per un consiglio regionale o per un comunale. Cioè il tema è come si riconduce la politica ad una dimensione di moralità e di sobrietà. Non sono le preferenze o le liste bloccate: ci sono stati scandali anche con le liste bloccate. Il tema è che i partiti devono recuperare una funzione necessaria che da un lato è quella di costruire orientamenti collettivi, forme di costruzione di linearità e di programmi chiari. Dall'altro una selezione di classi dirigenti che parta dal fatto che nei parlamenti, nei consigli comunali e nei consigli regionali devono andare persone di specchiata moralità. 

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