24 giugno 2019
Aggiornato 22:00
Salvini da Mosca rimprovera il premier

«A Bruxelles i delinquenti. Renzi, legati a Putin»

Il leader del Carroccio di nuovo a Mosca per continuare la sua «Campagna di Russia». Dalla Russia Salvini rimprovera il premier, Matteo Renzi, restio a recarsi da Putin per intraprendere percorsi paralleli e vicini. Salvini si dice convinto che il ruolo della Lega, oggi, debba avere un'influenza nazionale perché i problemi ora da affrontare non sono padani, ma italiani.

MOSCA - «Why not? Se ci fosse una banca russa, islandese, o americana che ci offrisse un prestito». Matteo Salvini ci farebbe pure un pensierino, ma «per ora» da Vladimir Putin non ha «mai visto una lira e non abbiamo mai chiesto una lira. E non veniamo qua a Mosca per questo». Però se l'altro Matteo, Renzi, «fa delle cene da mille euro a cranio, le faremo anche noi». La Campagna di Russia per il leader del Carroccio continua, sullo sfondo delle polemiche altrui. Quelle per «il prestito» russo offerto al Front National francese di Marine Le Pen, che si è già detta «mandata in estasi» dal numero uno della Lega Nord e che con lui ha in comune il sogno di un'altra Europa.

RENZI E' L'UNICO ASSENTE - Un conto però sono le relazioni tra i due movimenti della destra europea e un altro sono i frequenti contatti con Mosca, che evidentemente fanno gioco al Cremlino. I sempre più intensi rapporti del Carroccio con Putin, non sarebbero per fare cassa, secondo Salvini, ieri in visita a Mosca. «Non contiamo che la Lega vada avanti con finanziamenti di questo genere. Contiamo sulle nostre forze. Stiamo allacciando dei rapporti, ma dal punto di vista italiano è un disastro. Dovrebbe esserci Matteo Renzi qua, e non Matteo Salvini. Renzi è l'unico assente. Ci arrivano tutti: francesi, tedeschi, americani che continuano a lavorarci come se nulla fosse. Gli unici che subiscono in silenzio sono gli italiani. Magari venisse... anche domani». Chiaro riferimento all'ultima parentesi di Francois Hollande, che pur di vedere Putin, ha fatto scalo sabato a Vnukovo mentre era sulla strada per il Kazakhstan.

LE RAGIONI DELLA MERKEL - Il 'tonico' Salvini si dice «non geloso», ma è chiaramente in competizione su tutto con il leader Pd che definisce «inciccito». Dalle pagelle sull'Italia alle copertine italiane (da ultima la sua a torso nudo, su Oggi, quasi in stile Putin ma con cravatta verde). «La Merkel ha ragione quando dice che il governo Renzi non ha fatto un accidente. Che poi sia la Merkel a dovercelo dire, mi da ancora più fastidio. Si incontrano due torti, quello del governo Renzi, e quello dell'Europa. Perchè la Merkel ha ripreso un giudizio della Commissione Europea. E se la Commissione cominciasse a farsi gli straffaracci suoi, sarebbe meglio per tutti. Detto questo è vero che il semestre italiano si chiude con il nulla, purtroppo. E non è neanche tutta colpa del governo, perchè con questo sistema in Europa c'è poco da fare. Spero se ne sia accorto anche Renzi: ci converrebbe uscirne. Meglio rifondar l'Europa, su basi più omogenee. Perchè l'Europa a 28 non ha senso». Tanto più che ancora in lizza «ci sono Albania e Turchia, figurarsi. Serve un'Europa più omogenea e rispettosa del lavoro. A Bruxelles ci sono dei delinquenti».

IL SISTEMA DA SCARDINARE - Certo anche a Roma, dopo gli ultimi scandali di Mafia capitale, non tutto sembra trasparente. «Non mi interessa tornare a dire: Roma ladrona. Avete visto. Lo avevo detto. Tanto più che c'è il Mose a Venezia, c'è l'Expo. È semplicemente un sistema da scardinare». E così Salvini, concentrato sulla 'battaglia' per Sebastopoli (e le prospettive che offrirebbe la Crimea ai nostri imprenditori), non si presta ad un affondo e non cade nella tentazione della retorica della secessione. «Noi siamo ancora Lega Nord per l'indipendenza della Padania, non abbiamo mai cambiato nome. Semplicemente abbiamo preso atto del fatto che in questo momento l'emergenza è italiana, non è padana o lombarda, o pugliese. Noi rimaniamo autonomisti, federalisti e scommettiamo sull'autogoverno, però non mi interessa tornare a dire avete visto, l'avevo detto».

LE SANZIONI DANNEGGIANO RUSSIA E EUROPA - Ma la sorprendente certezza dell'era Salvini al Carroccio è quindi il corso filoPutin, attivato attraverso «canali diversi» da Silvio Berlusconi, e la guerra alle sanzioni contro la Russia che saranno probabilmente rinnovate perché «l'aria che tira a Bruxelles non è europea, ma arriva da Oltreoceano». «I maligni dicono che le sanzioni sono lo strumento per velocizzare la firma del TTIP» ossia l'accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa. «Non vorrei che queste decisioni pesassero sulla testa dei nostri imprenditori», ha esclamato l'eurodeputato durante un intervento di ieri alla Duma. «Mi auguro che incontri di questo genere abbiano cadenza, se non settimanale, mensile». E poi una stoccata su South Stream, a cui Putin ha rinunciato di recente. «Mi spiace che qualcuno non ritenga più strategici investimenti come questo, qualcuno che sta in Italia e a Bruxelles ed evidentemente non a Mosca».

DI NUOVO A MOSCA PER VEDERE PUTIN - Salvini era a Mosca e ci tornerà a breve. In primis per incontrare Vladimir Vladimirovich, già visto il 17 ottobre a margine del vertice Asem a Milano, con un fuori programma per il quale il leader russo ha fatto slittare gli altri impegni. E poi per tessere rapporti e «fare lobby» per le imprese italiane, su un terreno preparato dai suoi fedelissimi Gianluca Savoini e Claudio D'Amico. Ieri tra gli altri lo ha accolto il presidente della Commissione Esteri della Duma, Aleksei Pushkov. Il 15 dicembre poi a Padova verranno due rappresentanti del governo russo, due viceministri e parteciperanno a un convegno sulle «Grandi opportunità» dedicato al collegamento tra la Crimea e le imprese italiane. Ci saranno una serie di imprenditori veneti e l'organizzazione è di Lombardia-Russia, in collaborazione con la Lega Nord. «In Crimea le autorità mettono a disposizione delle iniziative a titolo sostanzialmente gratuito per le imprese italiane, nel campo dell'agricoltura, dell'edilizia, dei servizi, delle infrastrutture, del turismo. La Crimea è tutta da mettere a posto, il problema è che non viene riconosciuta». E che è anche poco conosciuta.