25 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Il procuratore generale di Milano ricorre in cassazione

«Berlusconi sapeva di Ruby: va condannato»

Il rappresentante della pubblica accusa contesta «in toto» la ricostruzione della vicenda fatta dai giudici che hanno assolto Berlusconi. De Petris è infatti convinto che il tono della domanda di Berlusconi di affidare l'allora minorenne Ruby all'ex consigliere regionale Pdl Nicole Minetti «non lasciava alcun margine di apprezzamento discrezionale per il funzionario cui è stata rivolta».

MILANO - Il rappresentante della pubblica accusa contesta «in toto» la ricostruzione della vicenda fatta dai giudici che hanno assolto Berlusconi. In particolare perché, ha suo giudicio, è sbagliato affermare che «l'intervento di Berlusconi sul capo di gabinetto si è risolto nella manifestazione di un desiderio, o al più di una garbata richiesta, priva di ogni carattere costrittivo». De Petris è infatti convinto che il tono della domanda di Berlusconi di affidare l'allora minorenne Ruby all'ex consigliere regionale Pdl Nicole Minetti (e non alla comunità per minori, così come aveva disposto il pm), «non lasciava alcun margine di apprezzamento discrezionale per il funzionario cui è stata rivolta».

E' ABUSO DI QUALITA' - Per il sostituto pg di Milano, insomma, non ci sono dubbi: l'ex capo del governo si è reso protagonista di un «abuso di qualità» del proprio ruolo istituzionale, che in questo caso specifico «si è concretato nella richiesta fatta da Berlusconi di affidare la minorenne ad una fiduciaria e che, soltanto per effetto di detto abuso, Ostuni ha assecondato la richiesta, avendo compreso pressoché immediatamente la falsità della rappresentazione relativa alla parentela della ragazza». In altre parole, Berlusconi con quella telefonata «ha fatto un indebito uso della posizione personale rivestita, strumentalizzando la propria qualifica soggettiva di presidente del consiglio, senza alcuna correlazione effettiva con atti propri della funzione, surretiziamente invece prospettata come esistente, mediante l'asserito ricevimento di una segnalazione (in realtà mai avvenuta) circa un legame di parentela della minore con il presidente egiziano Mubarak».

I 17 ANNI DI RUBY - Di conseguenza, è il ragionamento del magistrato, «si deve ritenere che della circostanza fosse a conoscenza anche Berlusconi, il quale in un simile ambiente era immerso come primo e principale fruitore delle serate». Insomma, se da un lato «vi è un abuso costrittivo dell'imputato nel confronti di Ostuni», dall'altro questo di Berlusconi è stato un atteggiamento «dimostrativo di una sua pregressa conoscenza della minore età della ragazza, risalente al tempo della sua partecipazione alle serate di Arcore».