20 ottobre 2019
Aggiornato 08:00
Gli anti-renziani non hanno votato il provvedimento

Il Jobs Act passa, ma le risse nel Pd restano

Sono 40 i deputati del Pd che non hanno partecipato al voto sul Jobs act alla Camera. I firmatari del documento critico invece sono stati 29, tra gli assenti anche Enrico Letta. Pippo Civati e Luca Pastorino hanno invece votato contro.

ROMA - Sono 40 i deputati del Pd che non hanno partecipato al voto sul Jobs act alla Camera. I firmatari del documento critico invece sono stati 29, tra gli assenti anche Enrico Letta. Pippo Civati e Luca Pastorino hanno invece votato contro e altri due civatiani, Paolo Gandolfi e Giuseppe Guerini, si sono astenuti.

LA MINORANZA DEL PD MOLLA RENZI - La minoranza Pd, o meglio l'ala dura della minoranza, non ha partecipato al voto sul Jobs Act. E' questo, spiega Alfredo D'Attorre, l'orientamento maturato durante una riunione alla quale hanno partecipato «una quarantina di deputati». «L'orientamento largamente prevalente - ha spiegato D'Attorre - è stato per la non partecipazione al voto. Un modo per evitare lacerazioni nel gruppo parlamentare e anche per tenere un ponte aperto con quelli, come per esempio Pier Luigi Bersani, che voteranno sì anche per rispetto della disciplina di partito. Una questione che sentiamo anche noi, del resto».

NON CI SONO LE CONDIZIONI PER VOTARE IL JOBS ACT - I dissidenti Pd spiegano che la nuova normativa «penalizza i nuovi assunti, in una logica dove la mancanza di una tutela piena a una scadenza certa, ad esempio dopo tre anni, è in contraddizione con il concetto stesso di 'tutela crescente'». Soprattutto, «preoccupa il cedimento culturale all'idea che la libertà di impresa coincida con vincoli da abolire per consentire finalmente il diritto di licenziare». Peraltro, aggiungono, «permane una pesante incertezza sul contenuto dei decreti attuativi, sui quali sarà decisivo sostenere il ruolo delle colleghe e dei colleghi del gruppo Pd della commissione Lavoro». Senza contare che «la parte che dovrebbe allargare diritti e tutele è tuttora generica e senza risorse» e «il disboscamento della giungla dei contratti precari viene rinviato a valle di una ricognizione da svolgere in tempi indefiniti». Concludono i 29 deputati Pd: «Per queste ragioni riteniamo che non ci siano le condizioni per un nostro voto favorevole».