20 aprile 2021
Aggiornato 17:30
Il presidente Napolitano ai Giudici

«Loris D'Ambrosio fu ferito a morte»

Nel Palazzo del Quirinale davanti alla II Sezione della Corte d'Assise di Palermo, si è svolta oggi l'udienza per la deposizione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia.

ROMA - Il Quirinale in una nota diffusa al termine dell'udienza per la deposizione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia comunica che il capo dello Stato ha risposto alle domande dei giudici di Palermo «senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa». L'udienza, che si è svolta stamattina nel Palazzo del Quirinale davanti alla II Sezione della Corte d'Assise di Palermo, è durata circa tre ore.

NAPOLITANO: RISPONDO UNA VOLTA SOLA - «Una campagna che lo ha ferito a morte». Queste le parole usate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando del suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio, durante la deposizione come testimone nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. Lo ha riferito Francesco Romito, l'avvocato dell'ex colonnello dei Ros Giuseppe De Donno, ai microfoni di SkyTg24. L'avvocato De Donno ha agguiunto che «Napolitano non si è sottratto a nessuna domanda, ha detto di essere qui per accertare la verità», ma «rispondo una volta sola». Tra lui e D'Ambrosio «ha detto che c'era un rapporto innanzitutto di collaborazione e lavoro, oltre quello non si andava. Nell'ambito di questo rapporto c'era reciproca e grossissima stima».

LA LETTERA DI D'AMBROSIO «Rispetto alla lettera inviata da D'Ambrosio a Napolitano - ha sottolineato l'avvocato di De Donno - abbiamo potuto capire che veniva ribadito come D'Ambrosio fosse esasperato dalla campagna massmediatica che lo aveva messo in cattiva luce nella sua figura di servitore dello Stato. Questo rattristava molto D'Ambrosio, che non credeva di poter meritare un trattamento tale. Il Presidente ha fatto riferimento a questo parlando anche di campagna che lo aveva ferito a morte».

RAPPORTI NAPOLITANO-VIOLANTE - «Il Presidente della Camera non entra nel merito di provvedimenti, bisognava dare una risposta alle stragi e non ricordo di contrapposizioni» sul 41 bis. Così Basilio Milio, legale del generale Mario Mori, riferisce della testimonianza di Giorgio Napolitano nell'ambito del processo sulla trattativa stato-mafia rispondendo a proposito di perplessità in Parlamento nel '93 sulla misura del carcere duro per i mafiosi. «Fu talmente forte l'impatto emotivo dopo la strage di Capaci - dice Milio riferendo le parole di Napolitano - che l'orientamento generale era quello di fare una lotta senza quartiere». Un altro argomento a lungo dibattuto nell'udienza al Quirinale è stato il rapporto tra l'allora presidenza della Camera, Giorgio Napolitano, e il presidente della commissione Antimafia, Luciano Violante. «I rapporti erano di scambio di informazioni, ha spiegato il capo dello Stato, e Violante non gli esternò le motivazioni per cui si decise di sentire Ciancimino, certo c'era una vivace dialettica sulla opportunità di sentire i pentiti in Antimafia».