13 novembre 2019
Aggiornato 14:00
La magistratura ammonisce il premier

Anm: «Renzi sbaglia: pretendiamo rispetto»

Ieri sera il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ospite della trasmissione «Che Tempo Che Fa», è tornato sul nodo delle ferie dei magistrati. Oggi, in una nota, l'Associazione nazionale magistrati risponde al premier, affermando che quanto detto da Renzi non corrisponde alla realtà dei fatti.

ROMA - Durante la trasmissione televisiva «Che tempo che fa», ieri sera il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, invitato da Fabio Fazio, si è espresso a proposito del meccanismo che regola gli Uffici giudiziari italiani. Oggi le repliche dell'Associazione nazionale magistrati. Il presidente del Consiglio «ha ripetuto affermazioni riguardanti l'azione dell'Anm e il concreto funzionamento degli Uffici giudiziari italiani che non corrispondono alla realtà dei fatti»

ANM: MAI PARLATO DI ATTENTATO AI MAGISTRATI - In una nota si legge in relazione all'accaduto di ieri: «[...] pertanto si vede costretta a ricordare a tutti, con estrema fermezza, che l'Anm non ha mai dichiarato che l'introduzione di un tetto massimo alle retribuzioni di 240.000 euro annuali sia un attentato alla libertà o all'indipendenza della magistratura. Chi sostiene il contrario è invitato a dimostrare, una volta per tutte, quando e come l'Associazione avrebbe fatto una simile affermazione. L'Anm, inoltre, ricorda che tale tetto è raggiunto solo dai massimi vertici della Corte di Cassazione e della relativa Procura Generale e che la retribuzione media dei magistrati è enormemente inferiore a quella cifra; gli uffici giudiziari non chiudono mai e l'Anm non ha mai dichiarato che la riduzione della sospensione feriale e delle ferie (realizzata con il decreto legge n. 132/2014) sia un attentato ai magistrati».

NESSUNA STRUMENTALIZZAZIONE - «In realtà - continua la nota dell'Associazione nazionale magistrati - l'istituto della sospensione dei termini processuali in periodo feriale - fino ad oggi fissato dal 1° agosto al 15 settembre - è destinato ad assicurare il concreto esercizio del diritto di difesa (art. 24 Cost.), al fine di evitare il decorso dei termini processuali nei processi ordinari, in un tempo che i cittadini tradizionalmente dedicano al riposo annuale. Quanto alle ferie, finora determinate in 45 giorni, in tale periodo i magistrati erano comunque tenuti al deposito dei provvedimenti, non essendo prevista alcuna sospensione dei relativi termini. Dunque, il numero dei provvedimenti emessi è indipendente dalle ferie godute, la cui riduzione non potrà determinare alcun incremento di produttività. La magistratura ha troppo rispetto della propria indipendenza, per strumentalizzarla a secondi fini. Ci si attende uguale rispetto da parte di tutti».

CORRETTA INFORMAZIONE E DIGNITÀ - In chiusura, nella nota dell'Associazione nazionale magistrati si legge: «Ci auguriamo, con ciò, di avere fatto - si spera definitiva - chiarezza, nell'interesse di una corretta informazione e della dignità di quanti operano con sacrificio e impegno nel delicato settore dell'amministrazione della Giustizia».