12 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Gli affari del gioco d’azzardo

Binetti: Lottomatica fugge dal fisco italiano

Diventata, dopo una acquisizione a la Vegas, leader mondiale di lotterie scommesse e slot machine, l’ex Lottomatica (ora GTECH) ha annunciato di voler lasciare l’Italia per approdare a Londra e New York.

ROMA - Il gioco d’azzardo in Italia non conosce crisi: fra lotterie, scommesse e «slot machine», il fatturato della ruota della fortuna arriva a ottanta miliardi l’anno. Padrone assoluto di questo mercato è un gruppo italiano che nasce come leader nelle pubblicazioni geografiche e culturali, la De Agostini. Questa società nel 2002 ha diversificato le proprie attività assumendo il controllo di Lottomatica, che a sua volata dal giugno 2013, in un rapido quanto riuscito processo di internazionalizzazione, è diventa «GTECH».

Una storia di successo
Quella di Lottomatica-GTECH è una storia di successo destinata ad allargare ulteriormente i propri confini in giro per il mondo. Infatti recentemente ha comprato per 6,4 miliardi di dollari la società di Las Vegas «International Game Technologies – IGT», diventando il primo gruppo al mondo nell’intera gamma dei giochi, aggiungendo alla leadership nel settore delle lotterie anche quella delle slot machine e diventando leader mondiale, sia come operatore commerciale che come fornitore di tecnologia.
GTECH, che ha 8 mila dipendenti in oltre 60 paesi, è la società operativa concessionaria dello Stato Italiano per la gestione del Lotto ed altri giochi pubblici, che vanno dal Gratta e Vinci, alle lotterie nazionali. Quindi è anche una gallina dalle uova d’oro per il fisco, che dall’insieme dei giochi d’azzardo ricava ogni anno un gettito di 8, 3 miliardi di euro.
E questo è il punto. GTECH, dopo l’acquisizione del colosso di Las Vegas «Igt» ha reso noto che vuole salpare per altri lidi, e che intende trasferire la sua sede a Londra (seguendo il modello già adottato dalla Fiat di Marchionne) e nello stesso tempo abbandonare la quotazione a Piazza Affari per sbarcare nella nuova veste di grande operatore statunitense a Wall Street.

Binetti: un'altra multinazionale italiana che prende il largo
A lanciare l’allarme per questa nuovo tentativo di una multinazionale italiana di prendere le distanze dal fisco italiano è stata la deputata centrista Paola Binetti, che ha presentato una interrogazione parlamentare molto circostanziata sulle intenzioni degli azionisti che governano GTECH.
Che cosa rimprovera in sostanza l’on Binetti, agli azionisti della regina mondiale del gioco d’azzardo con targa tricolore? Di essersi fatti le ossa grazie alle concessioni in esclusiva di cui hanno goduto e continuano a godere nel nostro paese; di avere aumentato a dismisura il loro raggio di azione grazie a leggi di tale manica larga che hanno consentito all’Italia di diventare la capitale mondiale dello slot machine (57 mila in Italia, rispetto alle 160 mila nel mondo, sono le cifre fornite da Binetti); ed ora di andare a portare a Londra e New York i frutti di questa espansione planetaria (dovuta evidentemente anche alle capacità di chi in questi anni ha gestito il gruppo, aggiungiamo noi).

Il sottogretario Legnini: il fisco non perderà un euro
Al campanello d’allarme fatto risuonare dall’on Binetti ha risposto nell’Aula di Montecitorio il sottosegretario con delega ai giochi Giuovanni Legnini, il quale ha rassicurato la deputa centrista precisando che il governo, tramite la Consob, è ben attento a non perdere nemmeno un euro di quanto il fisco pretende dalla GTECH.
Ma Paola Binetti, conosciuta soprattutto per la sua politica in difesa dei valori della Chiesa, sullo stesso argomento ha aperto anche un altro fronte e ha chiesto al governo se è consapevole che a fronte del largo gettito proveniente dal gioco d’azzardo c’è nel nostro paese uno sviluppo crescente di patologie causate dalle ludopatie.

Il gioco d'azzardo può diventare patologico
Secondo i dati forniti dalla deputata ormai molti adolescenti vanno nelle sale giochi con la stessa indifferenza con la quale andrebbero in palestra, e oltre al costo sociale lo Stato è chiamato a pagare un prezzo in soldoni per curare chi si «ammala di gioco».
A questo secondo interrogativo il sottosegretario Legnini si è però molto chiaramente sottratto anticipando nella sua risposta a nome del governo che non era autorizzato a trattare l’argomento.
Le ragioni questo silenzio di Legnini sono facilmente intuibili: la ludopatia, nasconde un fenomeno grave, ma questo termine è ancora poco conosciuto, mentre anche i bambini sanno quanto valgono per il governo gli 8 miliardi e 300 milioni che arrivano ogni anno dal gioco d’azzardo.