31 maggio 2020
Aggiornato 18:00
Il premier vola in Africa

Renzi: «E' la volta buona»

Il viaggio in Africa del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha un alto valore strategico: l'Italia guarda a nuove relazioni politico-economiche col continente nero per rilanciare la sua economia. E, in aereo, il premier non esita a parlare di «una grande opportunità».

ROMA - Il viaggio in Africa del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha solo un valore simbolico, ma assolutamente strategico: si tratta di un importante step politico-economio per il rilancio dell'economia italiana. Nel Congo, infatti, una delle economie più dinamiche del continente, il premier ha appena firmato un accordo per un significativo investimento infrastrutturale gestito da Trevi e da altre dodici aziende italiane. E' solo il primo tassello di un programma industriale di lungo periodo tra l'Italia e l'Africa, perché anche Eni guarda con attenzione non più soltanto alla Russia, ma alle risorse considerevoli di questo continente.  

Il primo viaggio istituzionale in Africa di un presidente del Consiglio - Il viaggio in Mozambico, Angola e Congo «è particolarmente importante, perchè è il primo viaggio in Africa di un Presidente del Consiglio, è il primo tentativo del sistema Paese di vedere queste terre non soltanto come un problema, ma come una grande opportunità: ritengo che lo sviluppo dell'Africa sia fondamentale, che la presenza del sistema Italia sia assolutamente cruciale per molti settori, e che il valore del nostro viaggio si vedrà nei prossimi anni», spiega lo stesso RenziEd è anche importante, conclude il premier, «che il primo viaggio del presidente di turno della Ue non sia in Oriente, non sia in America, non sia in Sud America, ma nel luogo in cui si gioca una parte rilevante del nostro sistema economico e anche del nostro sistema di valori».

Renzi: E' la volta buona - Nel video girato sull'aereo che lo riporta in Italia dall'Africa, e pubblicato in diversi social media, il premier non ha dimenticato di parlare anche del suo programma di governo: «Tra 10 anni i nostri figli ci ringrazieranno se saremo stati in grado di prevedere il futuro e non soltanto di compatirlo, e se saremo stati in grado di creare, da qui a 30 anni, una politica energetica per cui l'Italia non sia più a rischio." Ed ha aggiunto «Noi siamo convinti che sia la volta buona, e lo faremo a viso aperto e con grande determinazione».

La vera scommessa è il made in Italy - «La globalizzazione non è nemica dell'Italia, è la sua più grande occasione» perchè il mondo «chiede bellezza, qualità della vita, lifestyle. E l'Italia "può dare una risposta se smette di piangersi addosso», prosegue così il presidente del Consiglio, tracciando il bilancio del suo viaggio in Africa e cogliendo l'occasione di parlare del suo obiettivo di puntare sull'impulso all'export delle aziende italiane come chiave per far ripartire l'economia. «La grande scommessa è sul made in Italy», dice il presidente del Consiglio. E dall'aereo spiega: «Noi oggi abbiamo un tasso di crescita dell'export, riferito ai dati del 2013, superiore alla Germania: 4,9% contro 4,8%, e la Francia è sotto il 3%. Su questi dati siamo i più forti: partiamo da un risultato che prevede ampi margini di miglioramento, perciò possiamo crescere molto. E per riuscirci - argomenta ancora il premier - il governo ha predisposto un vero e proprio piano industriale per il Paese, che prevede di portare 22 mila nuove aziende italiane all'estero, con un impatto di più di un punto di Pil nei mille giorni», che nel cronoprogramma del governo partiranno da settembre.

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