23 giugno 2024
Aggiornato 04:30
MoVimento 5 Stelle

Europarlamento, salta vicepresidenza a M5S

Il candidato a Cinque Stelle, Fabio Massimo Castaldo, non è stato eletto, pur avendo tutte le carte in regola per rivendicare una vicepresidenza a nome del gruppo europarlamentare di appartenenza, l'Effd (Europa della libertà e della democrazia diretta), guidato dall'euroscettico Nigel Farage, leader del partito indipendestista britannico Ukip.

STRASBURGO - Primo giorno dell'ottava legislatura del Parlamento europeo, prima bruciante sconfitta per il Movimento Cinque Stelle, che non riesce a portare a casa una vicepresidenza dell'Assemblea.

Il candidato a Cinque Stelle, Fabio Massimo Castaldo, non è stato eletto, pur avendo tutte le carte in regola per rivendicare una vicepresidenza a nome del gruppo europarlamentare di appartenenza, l'Effd (Europa della libertà e della democrazia diretta), guidato dall'euroscettico Nigel Farage, leader del partito indipendestista britannico Ukip.

I vicepresidenti da eleggere erano 14, e in base al cosiddetto «Metodo D'Hondt», il sistema che permette di assegnare le cariche istituzionali dell'Europarlamento tenendo conto grossomodo del peso relativo di ciascun gruppo politico, in termini di seggi, la quattordicesima doveva andare la gruppo politico più piccolo, l'Efdd, appunto. Ma sono mancati i voti degli altri gruppi politici, che hanno preferito convergere su un secondo vicepresidente assegnato al gruppo dei Liberali (Alde), piuttosto che votare un rappresentante del gruppo euroscettico.

C'erano, insomma, 15 candidati per 14 posti, e alla fine a rimanere fuori è stato il povero Castaldo, che aveva certamente più diritto alla vicepresidenza del secondo liberale votato al suo posto. Per la cronaca, uno dei due vicepresidenti liberali è l'arcinemico del M5s, l'ex commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, zelante interprete delle politiche d'austerità di matrice tedesca che la Commissione ha imposto agli Stati membri della periferia dell'Eurozona.

Castaldo ha ottenuto comunque 110 voti al terzo turno, più del doppio dei seggi del suo gruppo, che ha 48 eurodeputati: non si sa se da parte di alcuni colleghi dei Verdi o della Sinistra unitaria europea, con cui il candidato a Cinque Stelle aveva avuto contatti discreti nelle scorse ore, o se in provenienza dal gruppo dei Conservatori.

Oltre a questo «pedaggio» inaspettato che gli eletti del M5s hanno dovuto pagare per la loro adesione al gruppo euroscettico, c'è stato un episodio che ha aumentato i mal di pancia fra gli italiani per questo matrimonio contro natura: l'oltraggio all'inno europeo, l'Inno alla Gioia di Beethoven, inscenato proprio dagli eurodeputati dell'Ukip. Mentre la Filarmonica di Strasburgo suonava l'Inno al centro dell'emiciclo, subito dopo l'inaugurazione della nuova legislatura, gli euroscettici si ono alzati in piedi e hanno dato le spalle all'orchestra. Gli eletti del M5s sono restati al loro posto, e a molti di loro ha certo dato fastidio essere accomunati a quella clamorosa mancanza di rispetto verso un'Europa che il Movimento vorrebbe cambiare, non distruggere.

Ma in serata ci ha pensato Beppe Grillo a rincarare la dose. Invece dei distinguo che i suoi eurodeputati si erano affrettati a sottolineare rispetto a quell'episodio, il leader del Movimento, invitato a Strasburgo a parlare alla riunione del gruppo Efdd, ha detto che Farage aveva «fatto benissimo ad alzarsi e a voltare le spalle all'Inno alla Gioia», che, ha sottolineato, "non è gioia più per nessuno: quell'inno - ha aggiunto - lo ha usato Hitler per i compleanni, l'hanno usato Mao e Smith negli anni in Rhodesia per l'apartheid, l'hanno usato - ha concluso - i più grandi killer della storia, l'Inno alla Gioia». E le nuove polemiche ora, dentro, fuori e contro il M5s, non mancheranno di certo.