21 ottobre 2019
Aggiornato 21:30
Immigrazione

Tragedia Lampedusa: fermate 7 persone

L'accusa è di essere gli organizzatori dei viaggi della speranza per migliaia di immigrati africani verso l'Italia e di essere responsabili, tra l'e altre cose, del naufragio avvenuto lo scorso 3 ottobre a Lampedusa, e che causò la morte di 366 persone.

PALERMO - Sette persone sono state fermate con l'accusa di essere gli organizzatori dei viaggi della speranza per migliaia di immigrati africani verso l'Italia e di essere responsabili, tra l'e altre cose, del naufragio avvenuto lo scorso 3 ottobre a Lampedusa, e che causò la morte di 366 persone.

L'operazione è stata condotta delle Squadre mobili di Palermo e Agrigento nell'ambito di un'inchiesta della Dda che ha fatto emergere l'esistenza in Sicilia, in particolare ad Agrigento, di una «cellula italiana» di organizzatori. Così come a Roma, da dove poi gli extracomunitari fanno perdere le proprie tracce. I poliziotti hanno eseguito diverse perquisizioni.

L'inchiesta al momento non ha evidenziato contatti con la criminalità organizzata locale. Sette i provvedimenti di fermo eseguiti, 2 a Roma e 7 in Sicilia. Maggiori dettagli verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in Procura a Palermo alle 11.

Le accuse contestate a vario titolo ai 7 arrestati sono favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e reati contro la persona, l'ordine pubblico e la fede pubblica aggravati dal fatto di essersi avvalsi del contributo di un gruppo criminale impegnato in attività criminose in più di uno stato; perchè in concorso morale e materiale, con più condotte in tempi diversi, al fine di trarre profitto, compivano atti diretti a procurare l'ingresso nel territorio italiano in violazione della normativa vigente in materia di immigrazione; atti aggravati, tra le altre cose, dall'avere esposto a pericolo la propria vita ed incolumità i cittadini stranieri trasportati e per avere sottoposto gli stessi a trattamento inumano, traendone profitto.

I fatti contestati non sono stati commessi solo in Italia, ma anche all'estero, tra l'Africa e l'Europa. Il procedimento riguarda le attività criminose di una associazione a delinquere transazionale operante tra l'Eritrea e il Sudan, i paesi del Maghreb e l'Italia, finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nel territorio italiana e alla commissione di altri gravi reati, relativi al trattamento inumano a cui venivano sottoposti i migranti prima e durante il viaggio.

«E' emersa la piena partecipazione da parte di tutti gli indagati con ruoli e modalità di partecipazione differenziate - scrivono i magistrati -. Mentre sono ancora in corso le investigazioni per individuare gli altri componenti del sodalizio e la complessiva rete di persone che consente, a tutt'oggi, la piena operatività in ambito internazionale del gruppo criminoso e la sua potenzialità criminosa».

Le indagini che hanno portato al fermo di 7 persone accusate d'essere i viaggi della speranza per migliaia di migranti africani, hanno fatto luce su come l'attività di reclutamento e trasporto in Italia di masse di persone potesse contare di una sponda in varie città italiane, dov'erano attive «cellule» di eritrei, capaci di favorire la permanenza nel nostro paese degli extracomunitari e in vista del proseguimento del loro viaggio verso altri stati del Nord Europa ma anche del Nord America.

Il provvedimento di fermo è stato disposto dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Maurizio Scalia, e dai sostituti Geri Ferrara e Claudio Camilleri. Gli inquirenti sono convinti di aver dato un volto e un nome anche ai due capi dell'organizzazione, un sudanese ed un libico, accusati di avere gestito il giro di affari legato all'immigrazione illegale, organizzando i viaggi: il primo dal Sudan alla Libia e il secondo dalle coste nordafricane verso l'Italia.

Due dei nove indagati sono sfuggiti al fermo, perchè si trovano nei loro Paesi d'origine.