19 luglio 2019
Aggiornato 20:30
Immigrazione

Papa Francesco: «Preghiamo per le persone che in questi giorni hanno perso la vita nel mare Mediterraneo»

Il Santo Padre spiega che l'immigrazione forzata, «che purtroppo assume in certe regioni e in certi momenti il carattere di vera e propria tragedia umana», è un fenomeno «epocale» e va pertanto affrontato «con uno sguardo politico serio e responsabile, che coinvolga tutti i livelli», perché «non ci si può limitare a rincorrere le emergenze»

ROMA – Poco meno di un anno fa, Papa Francesco, figlio di immigrati si era recato a Lampedusa per pregare per tutti i migranti morti nel mediterraneo e denunciare la «globalizzazione dell'indifferenza». Ora, a pochi giorni dall'ennesimo naufragio di un barcone della speranza, padre Bergoglio è tornato a farsi sentire. A conclusione dell'udienza generale in piazza San Pietro, il Santo Padre ha invitato la folla di fedeli a pregare «per le persone che in questi giorni hanno perso la vita nel mare Mediterraneo. Si mettano al primo posto i diritti umani», ha ripetuto due volte, «e si uniscano le forze per prevenire queste stragi vergognose».Al momento dei saluti, oltre agli immigrati morti a largo di Lampedusa il Papa ha chiesto anche la preghiera dei presenti «per i minatori che ieri sono morti nella miniera di Soma, in Turchia, e per quanti si trovano ancora intrappolati nelle gallerie».

IMMIGRAZIONE FORZATA È TRAGEDIA UMANA - L'immigrazione forzata, «che purtroppo assume in certe regioni e in certi momenti il carattere di vera e propria tragedia umana», è un fenomeno «epocale» e va pertanto affrontato «con uno sguardo politico serio e responsabile, che coinvolga tutti i livelli», perché «non ci si può limitare a rincorrere le emergenze», a detto Papa Francesco, in occasione della presentazione delle lettere credenziali, ai nuovi ambasciatori presso la Santa Sede di Svizzera, Liberia, Etiopia, Sudan, Giamaica, Sud Africa, India. Le «migrazioni sforzate», ha detto Bergoglio, è una «sfida alla pace che è sotto i nostri occhi, e che purtroppo assume in certe regioni e in certi momenti il carattere di vera e propria tragedia umana».

NON BASTA RINCORRERE EMERGENZE - Jorge Mario Bergoglio ha continuato, «si tratta di un fenomeno molto complesso, e occorre riconoscere che sono in atto sforzi notevoli da parte delle Organizzazioni internazionali, degli Stati, delle forze sociali, come pure delle comunità religiose e del volontariato, per cercare di rispondere in modo civile e organizzato agli aspetti più critici, alle emergenze, alle situazioni di maggiore bisogno. Ma, anche qui, ci rendiamo conto che non ci si può limitare a rincorrere le emergenze. Ormai il fenomeno si è manifestato in tutta la sua ampiezza e nel suo carattere, per così dire, epocale. E' giunto il momento di affrontarlo con uno sguardo politico serio e responsabile, che coinvolga tutti i livelli: globale, continentale, di macro-regioni, di rapporti tra Nazioni, fino al livello nazionale e locale».

MIGRANTI SONO ESSERE UMANI - «Noi - ha detto ancora il Papa argentino - possiamo osservare in questo campo esperienze tra loro opposte. Da una parte, storie stupende di umanità, di incontro, di accoglienza; persone e famiglie che sono riuscite ad uscire da realtà disumane e hanno ritrovato la dignità, la libertà, la sicurezza. Dall'altra parte, purtroppo, ci sono storie che ci fanno piangere e vergognare: esseri umani, nostri fratelli e sorelle, figli di Dio che, spinti anch'essi dalla volontà di vivere e lavorare in pace, affrontano viaggi massacranti e subiscono ricatti, torture, soprusi di ogni genere, per finire a volte a morire nel deserto o in fondo al mare».

PRENDERE IMPEGNO CONTRO TRAFFICO ARMI - «Tutti - ha detto il Papa ai nuovi ambasciatori - parlano di pace, tutti dichiarano di volerla, ma purtroppo il proliferare di armamenti di ogni genere conduce in senso contrario. Il commercio delle armi ha l'effetto di complicare e allontanare la soluzione dei conflitti, tanto più perché esso si sviluppa e si attua in larga parte al di fuori della legalità. Ritengo pertanto che, mentre siamo riuniti in questa Sede Apostolica, che per sua natura è investita di uno speciale servizio alla causa della pace, possiamo unire le nostre voci nell'auspicare che la comunità internazionale dia luogo ad una nuova stagione di impegno concertato e coraggioso contro la crescita degli armamenti e per la loro riduzione».

IMMIGRAZIONE È FIGLIA DI GUERRE - «Il fenomeno delle migrazioni forzate è strettamente legato ai conflitti e alle guerre, e dunque anche al problema della proliferazione delle armi, di cui parlavo prima. Sono ferite di un mondo che è il nostro mondo, nel quale Dio ci ha posto a vivere oggi e ci chiama ad essere responsabili dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perché nessun essere umano sia violato nella sua dignità», ha affermato Bergoglio. «Sarebbe un'assurda contraddizione parlare di pace, negoziare la pace e, al tempo stesso, promuovere o permettere il commercio di armi. Potremmo anche pensare che sarebbe un atteggiamento in un certo senso cinico proclamare i diritti umani e, contemporaneamente, ignorare o non farsi carico di uomini e donne che, costretti a lasciare la loro terra, muoiono nel tentativo o non sono accolti dalla solidarietà internazionale».