16 ottobre 2019
Aggiornato 11:00

Civati prevede tempeste nel Pd

L'esponente dem torna sui 14 autosospesi dal gruppo del Senato, dopo l'espulsione di Chiti e Mineo dalla commissione Affari costituzionali: «Che ci sia una chiusura dei vertici del Pd è sicuro, c'è il tentativo di rivendicare una posizione molto dura. Ho cercato una mediazione prima dell'assemblea nazionale, ma non è andata a buon fine. È stato un errore drammatizzare»

ROMA - I 14 senatori autosospesi dal Pd «saranno chiamati a votare in aula. Non credo che Renzi li abbia messi nella migliore disposizione d'animo». Lo dice Pippo Civati, deputato Pd, in una intervista a Repubblica.
Civati, insomma, considera la questione tutt'altro che chiusa: «Io temo di sì. Che ci sia una chiusura dei vertici del Pd è sicuro, c'è il tentativo di rivendicare una posizione molto dura. Ho cercato una mediazione prima dell'assemblea nazionale, ma non è andata a buon fine. È stato un errore drammatizzare. Oltre tutto senza avere un testo definitivo su cui discutere, come dice Bersani. Sarebbe il colmo se alla fine si arrivasse al punto posto da Chiti e dagli altri».

SMEMOZANDA - I problemi personali, osserva, sono cancellati «con Renzi. Con Zanda, non lo so. È un tipo sorprendente, due anni fa fece una battaglia contro Schifani quando fu sostituito il senatore Amato nella commissione Rai. Lo potremmo ribattezzare SmemoZanda. I renziani dicono: state facendo una guerra per indebolire il capo. È vero il contrario: è Renzi che vuole rafforzarsi approfittando del Senato».

NESSUNO VUOLE FINIRE COME FINI - Quanto all'uscita di qualche senatore dal gruppo Civati osserva: «Nessuno vuole fare la fine di Fini. Ma è sbagliato impostare il dibattito o così o fuori'. In aula quei senatori trattati a pesci in faccia voteranno. Con quale spirito? Insomma, non è una pace quella di ieri. La tensione in quel gruppo è aumentata, non è una mossa intelligente per chi vince le elezioni. Senza contare che si vota una riforma costituzionale non un provvedimento del governo. Quindi, cambierà anche l'atteggiamento dei senatori».