16 luglio 2019
Aggiornato 02:00
Corruzione

Mose: 35 arresti per corruzione, domiciliari al sindaco di Venezia

Manette per Giorgio Orsoni, l'assessore regionale alle infrastrutture Renato Chisso, il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo, il generale in pensione Emilio Spaziante. Richiesta d'arresto anche per Giancarlo Galan, già presidente della Regione Veneto

VENEZIA - Terremoto giudiziario a Venezia nell'ambito dell'inchiesta della Procura del capoluogo Veneto per presunte tangenti nella costruzione delle dighe mobili in laguna, meglio conosciute come Mose.

DA ORSONI A GALAN - Sono state fermate 35 persone, un centinaio gli indagati. Agli arresti, fra gli altri, il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, l'assessore regionale alle infrastrutture Renato Chisso, il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo, il generale in pensione Emilio Spaziante. Richiesta d'arresto anche per Giancarlo Galan, già presidente della Regione Veneto, oggi deputato di Fi. L'inchiesta, aperta a suo tempo sugli appalti per il Mose e che ha avuto come primo protagonista Giorgio Baita, ex ad della società Mantovani, riguarda presunti reati di corruzione, concussione e riciclaggio. Le indagini della Guardia di finanza per le presunte tangenti per i lavori del Mose, hanno impiegato 100 uomini della Gdf per un totale di 300 perquisizioni tra Veneto, Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna. 

INCHIESTA LUNGA 3 ANNI - Gli arresti di stamane eseguiti dalla Guardia di Finanza su ordine della Procura di Venezia sono il frutto di tre anni di indagini che hanno portato a raccogliere prove inoppugnabili di un vero e proprio sistema di corruzione tra esponenti politici, imprenditori. I primi arresti avvennero il 28 febbraio 2013. In carcere finì Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani Costruzioni con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Secondo le indagini sarebbe stato messo in atto un giro di fatture tramite societa' "cartiere" all'estero. In manette, oltre a Baita, Claudia Minutillo l'ex segretaria personale dell'ex presidente del Veneto, Giancarlo Galan. La cifra calcolata per la maxi evasione fiscale, secondo gli investigatori, sarebbe stata di circa 20 mln di euro. Il 12 luglio 2013 avviene la seconda ondata di arresti che coinvolge, tra gli altri, il "padre del Mose", Giovanni Mazzacurati gia' presidente del Consorzio Venezia Nuova: si era dimesso dalla carica solo un paio di settimane prima. L'accusa era turbativa d'asta per appalti riguardanti il Porto di Venezia. Le piste seguite dalle Fiamme Gialle portano a fondi neri creati manipolando la gare d'appalto facendo cosi' lievitare i costi del Mose e delle altre opere per la salvaguardia di Venezia.