15 ottobre 2019
Aggiornato 23:30
Dal Senato autorizzazione a procedere

Il Mose fa un'altra vittima: Matteoli

Il Senatore azzurro assicura di non avere nulla da temere dalle indagini della Magistratura. Per questo, ha lui stesso esortato l'assemblea a dare l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Proprio per questo, annuncia che non accetterà alcun compromesso con la giustizia, in virtù della sua innocenza. Ma l'accusa è pesante: tangenti milionarie in cambio di appalti e opere di bonifica.

ROMA (askanews) - «Voglio difendermi nel processo, non dal processo, continuando a godere della stima e della fiducia di coloro che mi conoscono. E' mia precisa volontà affrontare a testa alta questa vicenda nella certezza che tutto potrà essere chiarito nelle aule di giustizia con piena soddisfazione del sottoscritto e di chi in oltre 30 anni di permanenza nell'agone politico ha creduto nella mia onestà e nella trasparenza dei miei comportamenti nelle varie responsabilità pubbliche che ho avuto ed ho l'onore di ricoprire». E' con queste parole che il senatore Fi, Altero Matteoli, è intervenuto in Aula, chiamata a votare la proposta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti in relazione alle indagini sul Mose.

MATTEOLI: NON TEMO LE INDAGINI. SONO INNOCENTE - Matteoli non ha dunque opposto alcuna controproposta alla delibera della giunta, sollevando l'assemblea dalla necessità del voto. «Chiedo pertanto che l'assemblea - sono state ancora le parole di Matteoli - dia per accolte le conclusioni cui è pervenuta a maggioranza la giunta, ossia che autorizzi la magistratura a procedere nei miei confronti. Io mi difenderò con determinazione e con forza, perchè non ho nulla da temere. Sin d'ora mi preme avvisare e rassicurare l'assemblea: nessuno potrà leggere sulle pagine dei giornali che Altero Matteoli ha accettato compromessi con la giustizia aderendo, per esempio, ad un patteggiamento - ha tenuto a sottolineare il parlamentare azzurro -. Non si patteggia ciò che non si è commesso. Lo riterrei un'inaccettabile ammissione di colpa. E ho detto ai miei avvocati che non accetto di uscire da questa vicenda neppure attraverso la prscrizione: non ne voglio sapere, perchè non ho commesso nulla. Insomma, voglio difendermi nel processo, non dal processo».

SAREBBE STATO CORROTTO IN CAMBIO DELLA CONCESSIONE DI OPERE DI BONIFICA - Nel febbraio 2013 i primi arresti, tra cui quello dell'ex segretaria di Galan. Poco meno di un anno fa, al senatore di Fi era arrivata la notifica della trasmissione degli atti al Tribunale dei ministri. A metterlo nei guai, la testimonianza di due imprenditori, secondo cui all'ex ministro sarebbero stati fatti versamenti milionari per ottenere gli appalti. Insomma, si tratterebbe, ancora una volta, di corruzione per la concessione delle opere di bonifica dei siti industriali di Marghera. Il Senato, dunque, ha accolto la proposta della Giunta perché non sono stati presentati ordini del giorno contrari. Con buona pace dello stesso Matteoli, che si dice tranquillo i virtù della sua coscienza del tutto pulita. Sarà compito della Magistratura, ora, verificare l'estraneità del Senatore di Fi dai fatti che gli si imputano.