1 marzo 2024
Aggiornato 04:30
Lega Nord

Salvini: Grillo è troppo buonista

Il leader della Lega insegue una alleanza con il M5S, ma per ora Casaleggio e il suo socio non si lasciano sedurre. E intanto dal «Non ci fermate tour» lanciano accuse a Seedorf e a Renzi

Il ragionamento di Matteo Salvini è semplice: visto che sia noi che il Movimento 5 Stelle vogliamo mandare a gamba all’aria gli equilibri europei e rendere carta straccia l’euro, perché non ci mettiamo insieme?
In apparenza questa logica non fa una piega, ma per ora Grillo e Casaleggio hanno snobbato l’invito leghista e vanno avanti da soli alla conquista di una maggioranza assoluta, senza alleanze, sia in Italia che in Europa.

Le ragioni della sordità del M5S ai richiami della Lega sono facilmente individuabili nelle diversità che caratterizzano i due schieramenti politici: diversità nettamente superiori alle affinità che li accomunano.
Anche riguardo l’Europa l’intensità a sfasciare tutto di Salvini è di gran lunga superiore alle intenzioni grilline. Infatti la Lega ormai ha fatto dell’uscita dall’euro il suo cavallo di battaglia per riconquistare le posizioni perdute. Inoltre il successore di Bossi, pur di raggiungere questo obiettivo, ha dimostrato di non voler indietreggiare davanti a nulla: dagli abbracci in nero a Marine Le Pen; alla esultanza per la dichiarazione di indipendenza della Crimea, noncurante che l’addio a Kiev non preluda alla libertà, ma al riassorbimento negli ingranaggi ferrei che regolano il ventre di santa madre Russia.

Quelli disegnati da Salvini sono scenari lontani anni luce da Grillo e Casaleggio, i quali finora hanno dimostrato una cultura dai contorni unicamente domestici, fondata soprattutto sui successi di una rete a strascico e senza coloritura, da gettare nel mare dell’elettorato al fine di raccogliere una protesta da qualunque parte provenga.

Ha ragione Salvini quando, anche oggi, dopo avere rinnovato l’invito ad incontrasi a Grillo, passa ad accusarlo di «dire una cosa e di farne un’altra» e poi aggiunge che «sull’Europa Beppe arriva fino ad un certo punto e poi si ferma e dice che dall’euro non si esce». Ma il leader della Lega fa finta di non conoscere le ragioni di una impostazione rispetto all’Europa del M5S praticamente antitetica alla sua. Cioè fa finta di ignorare che diametralmente opposti sono i motivi per i quali i due schieramenti si scagliano contro l’Europa: la Lega dallo sfaldamento dell’Unione si aspetta uno tsunami che trascini con se la secessione dall’Italia delle tre regioni del Nord; Grillo si è presentato agli elettori con la Costituzione della Repubblica Italiana in mano (anche se la usa a corrente alternata) e ha traversato a nuoto lo stretto di Messina come atto simbolico di una unione che vuole riaffermare (perlomeno nel linguaggio della propaganda) le gesta gloriose del Risorgimento e la riconquista di un ruolo di primo piano dell’Italia nel continente.

Stabilito che il matrimonio fra Salvini e Grillo non si farà, resta l’incognita sugli effetti che l’estremismo antieuropeista della Lega potrà avere nella politica del M5S.
Dalle prime reazioni di Grillo è molto probabile che l’ex comico abbia tutto l’interesse a lasciare a Salvini questo ruolo estremo per potersi presentare alle Europee nuovamente come l’uomo che vuole togliere le carte dalle mani dei bari, non cambiare le regole del gioco. In vista delle elezioni Grillo alternerà veemenza e moderazione, tanto che nell’ultimo attacco a Matteo Renzi quasi simpaticamente lo rimprovera di fare come Seedorf, l’allenatore del Milan, che ribalta ogni responsabilità sui suoi predecessori. E’ un posizionamento che alle politiche gli ha portato otto milioni di voti. Poi si è visto l’uso che ne ha fatto e soprattutto che uso ha fatto del potere là dove finora lo ha esercitato, cioè fra le mura di casa sua. Ma questi sono i lati oscuri di una ditta a 5stelle e due voci che è ancora tutta da decifrare.