23 ottobre 2019
Aggiornato 05:00
Pubblico impiego

Scuola, in arrivo 11mila insegnanti in più

Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza: «L'immissione in ruolo di migliaia di docenti è un segnale unico in Italia: voglio vedere in quale altro comparto si fa la stessa cosa»

ROMA - «L'immissione in ruolo di più di 11mila insegnanti è un segnale unico in Italia: voglio vedere in quale altro comparto si fa la stessa cosa, è un segnale positivo, una risposta nei limiti delle risorse disponibili e delle leggi vigenti a quello che si può fare in questo momento». Queste le parole del ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza a SkyTg24.

«Certamente dobbiamo avere un piano sulla scuola a medio-lungo termine: il breve sono le immissioni in ruolo, ma ci sono sul tavolo tante questioni, in parte di emergenza, come l'edilizia scolastica, sulla quale abbiamo messo 450 milioni di euro. Ci sono tante aspettative e dovremo dare una risposta definitiva sul reclutamento degli insegnanti a tutti i giovani che vogliono intraprendere questa strada, vedremo di trovare le risorse per continuare quest'inversione di tendenza che il governo Letta ha voluto dare sulla scuola».

Su un avvio regolare del nuovo anno scolastico dal punto di vista della presenza dei docenti nelle scuole, ha concluso Carrozza, «mi sento di rassicurare, siamo al lavoro, ieri abbiamo incontrato i sindacati, abbiamo fatto una discussione lunga e costruttiva: al ministero siamo tutti al lavoro».

LA SCUOLA NON E' SECONDARIA A NULLA - Poi il ministro ha parlato del futuro del governo Letta: «Io devo essere ottimista: un ministro dell'Istruzione, nel momento in cui si avvia l'anno scolastico, non può fare altro che lavorare per la scuola, non mi posso fermare a capire cosa succederà il 9 settembre, certamente è un punto importante, ne va della politica del nostro Paese, ma gli italiani devono capire che le cose importanti come la scuola devono andare avanti. C'è bisogno di questo governo e di stabilità proprio perché c'è bisogno di decisioni in questo settore».

«Far partire un anno scolastico», ha continuato Carrozza, «è una questione tecnica ma anche politica: le questioni scolastiche non sono secondarie all'Imu o a quello che succederà a settembre, non possiamo perderci in questo momento. I cittadini italiani devono ricordare sempre ai politici che sulla scuola non si scherza, non è un portafogli per estrarre banconote per altre spese pubbliche o una cosa secondaria di cui non si parla».