4 giugno 2020
Aggiornato 16:00
Una speranza per i pazienti

Sla, positivi i primi test con trapianto di staminali cerebrali umane

Sono considerati positivi (senza effetti avversi) i primi test di trapianto di cellule staminali cerebrali su sei pazienti affetti da Sclerosi laterale amniotica. Lo ha annunciato il professor Angelo Vescovi, coordinatore degli studi, in un convegno a Roma

ROMA - «E' terminata con successo il 22 marzo» la prima parte della sperimentazione in corso sulla Sla iniziata il 25 giugno 2012 con il primo trapianto al mondo di cellule staminali cerebrali umane scevre da qualunque problematica etica e morale: «Non sono stati rilevati eventi avversi importanti imputabili alla procedura chirurgica o alle cellule trapiantate, con risultati clinico-chirurgici significativamente migliori della sperimentazione parallela che si tiene in contemporanea negli Stati Uniti». È quanto è emerso dal convegno in corso a Roma «Sla: obiettivo vita», promosso dall'Associazione Neurothon Onlus (che da oggi si chiamerà Revert), dall'Ospedale Casa Sollievo Della Sofferenza Opera Di San Pio da Pietrelcina e dalla Fondazione Cellule Staminali, nel quale sono stati presentati i risultati della prima parte della sperimentazione sulla sclerosi laterale amiotrofica (Sla).

Si è infatti conclusa nelle scorse settimane la prima parte del trial clinico di fase 1 sulla sclerosi laterale amiotrofica (Sla), autorizzata dall'Istituto Superiore di Sanità e concepita dall'Associazione Revert, fondata nel 2003 e diretta dal professor Angelo Luigi Vescovi per finanziare, promuovere ed incentivare la ricerca sulle cellule staminali cerebrali ed avviare la sperimentazione clinica sull'uomo per trovare delle cure per le malattie neurodegenerative.

Alla luce di quanto emerso, l'Istituto Superiore di Sanità e l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) hanno autorizzato l'avvio della seconda parte della sperimentazione che prevede il trapianto in zone più alte del midollo spinale, cioè in regione cervicale.

«Siamo soddisfatti e orgogliosi di aver mantenuto la promessa fatta ai nostri sostenitori, ai malati e alle loro famiglie di avviare una sperimentazione clinica di terapia cellulare sulla Sla», ha detto Angelo Luigi Vescovi, professore di biologia cellulare all'università Bicocca di Milano, direttore Scientifico di Neurothon e direttore dell'IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Pio (San Giovanni Rotondo): «Il nostro è uno studio sperimentale condotto secondo i più rigorosi criteri scientifici ed etici, per una malattia neurologica mortale. La sperimentazione viene svolta secondo la normativa internazionale vigente, in accordo alle regole EMA-European Medicine Agency e con cellule prodotte in stretto regime Gmp (Good Manufacturing Practice, Norme di Buona Fabbricazione, vale a dire riconosciute dalle commissioni di competenza sanitaria nazionale come idonee all'utilizzo in trial clinici di fase 1), con certificazione Aifa, confermando l'Italia fra i Paesi che fanno ricerca e sperimentazione d'avanguardia nell'ambito delle staminali».

Per monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e di Neurothon, «la ricerca del professor Vescovi, che sostengo da oltre 10 anni, è unica nel suo genere. Le malattie neurodegenerative sono terribili e c'è bisogno di tanta solidarietà, verso i malati e verso le loro famiglie. Per continuare questo progetto ha bisogno dell'aiuto di tutti quanti vogliano contribuire a dare a chi ne ha bisogno la speranza di una cura».

L'obiettivo della sperimentazione, come in ogni studio di fase 1, è stato solo quello di valutare la sicurezza delle procedure di trapianto e l'innocuità delle cellule innestate. Non, quindi, di valutare in questa fase l'efficacia del trapianto per influenzare il decorso della malattia, né di trovare già una cura per la Sla. Dal punto di vista della sicurezza della tecnica utilizzata e della procedura chirurgica nella fase 1 non si sono manifestate complicanze intraoperatorie e anestesiologiche: nell'immediato post-operatorio nessun paziente ha mostrato disturbi della sensibilità o sfinterici e la Rmn non ha mostrato segni di danno tissutale, raccolte ematiche o fistole liquorali. In media i pazienti sono stati dimessi dal reparto di neurochirurgia dopo soli 10 giorni e avviati ai reparti di riabilitazione.

Dal punto di vista del follow-up clinico non sono emersi sintomi o segni indicativi di malattia complicazioni/problemi riferibili alla procedura sperimentale. Nei pazienti trattati finora nell'ambito dello studio italiano non è stato osservato nessun effetto avverso apprezzabile. Questo risultato è significativamente migliore rispetto a quanto riportato nell'analogo studio americano condotto alla Emory University di Atlanta.

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