22 ottobre 2018
Aggiornato 08:30

Smascherate le cellule responsabili della SLA. Si potrà arrivare a una cura

Ricerca italiana individua e osserva per la prima volta le azioni delle molecole responsabili della SLA. Gli scienziati ritengono sia la via per arrivare a una cura della grave malattia
Ricerca scientifica
Ricerca scientifica (Milkovasa | shutterstock.com)

I ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia e dell’Università La Sapienza di Roma hanno sviluppato una nuova tecnica non invasiva, al microscopio, grazie alla quale è stato possibile individuare e osservare come e perché gli aggregati di proteine alla base della SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, si formano all’interno delle cellule nervose. L’eccezionale scoperta, che si è fregiata della pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Communications Biology, apre la strada a una possibile cura di questa devastante malattia e di cui a oggi non esiste.

La ricerca
A coordinare il team di ricerca che ha sviluppato la procedura è stato il dottor Giuseppe Antonacci dell’IIT. La tecnica si basa su un’analisi eseguita attraverso un microscopio ottico ad altissimo contrasto, che permette di osservare strutture molecolari di dimensioni di molto inferiori a quelle che erano visibili fino a oggi. Per mezzo di questa tecnica, è stato possibile osservare le cellule danneggiate dalla SLA, i motoneuroni che trasportano il segnale del movimento dal cervello ai muscoli. Qui, gli scienziati, hanno identificato la proteina che sta dietro alla malattia – chiamata FUS – individuando le strutture in cui essa è attiva. Da questo si è poi arrivati a osservare che quando la proteina FUS è mutata, le strutture cellulari diventano più rigide e viscose.

I ‘colpevoli’ della malattia
Nelle cellule sono dunque stati trovati i ‘colpevoli’ della SLA. Sarebbero pertanto essi a far sì che nei motoneuroni dei pazienti con la SLA si formino degli aggregati presumibilmente tossici che portano alla morte di questo genere di cellule che sottendono al movimento. Il ruolo di questi aggregati tossici era fino a oggi sconosciuto e oggetto soltanto di ipotesi mai confermate.

Nuove diagnosi
Grazie alla scoperta dei ricercatori italiani potrà essere possibile fare nuove, più precise e mirate diagnosi. E, avendo in mano maggiori informazioni circa i meccanismi dannosi che portano alla morte dei motoneuroni, si potrà sperare in una cura che a oggi manca. Questa nuova tecnologia, «consentirà di studiare da una nuova prospettiva i granuli cellulari, che sembrano giocare un ruolo chiave nell’insorgenza di malattie neurodegenerative – sottolinea il dott. Alessandro Rosa, dell’Università La Sapienza – Si tratta del primo passo per programmare in futuro terapie farmacologiche più mirate contro questa malattia». Speriamo sia davvero così e che si possa dare una concreta speranza alle persone affette da questa terribile malattia.