7 dicembre 2019
Aggiornato 06:30
Verso le Consultazioni

L'interlocutore del Cavaliere è Napolitano

Quell'insistenza sulla necessità di un «governo del presidente» è guardata con molta attenzione dal Pdl e da Berlusconi che punta a restare «in gioco» (forte soprattutto della decisiva pattuglia di Senatori). Tanto che c'è chi si spinge a dire che «il nostro interlocutore ormai più che il Pd è il Colle»

ROMA - Sarà certamente fastidioso, ma è quantomeno provvidenziale. «Postumi del distacco del vitreo - recita una nota - a cui si associa» una «congiuntivite» che sconsiglia apparizioni in video: dunque domani niente 'Porta a porta' per Silvio Berlusconi. Il che vuol dire che potrà ancora evitare di sbilanciarsi pubblicamente sulla confusa situazione post voto e continuare nella strategia di aspettare - almeno ufficialmente - che si spenga il cerino in mano al Pd.

Ma a replicare all'esito della direzione democratica, che ha dato mandato a Bersani di esplorare la fattibilità del 'piano A' cioè quello del 'governo di cambiamento' che guarda al M5s e esclude il Pdl, è comunque il segretario del partito, Angelino Alfano. «Il Pd - dice - dimostra di non avere un'idea chiara su come guidare il Paese, rischia di portare l'Italia allo sfascio, noi li invitiamo a riflettere perché così portano il Paese a sbattere». Dunque, una accusa di «irresponsabilità» alla quale - ovviamente - il Pdl invece mostra di sottrarsi.

Ma ad Arcore, dove Silvio Berlusconi è rimasto anche oggi, e a via dell'Umiltà dove continuano le riunioni dei big pidiellini, più che le parole del segretario democratico, oggi sul taccuino hanno segnato con il circoletto rosso l'intervento pronunciato da Umberto Ranieri, considerato 'portatore' del pensiero di Giorgio Napolitano. Quell'insistenza sulla necessità di un 'governo del presidente' è guardata con molta attenzione dal Pdl e dal Cavaliere che punta a restare 'in gioco' (forte soprattutto della decisiva pattuglia di senatori). Tanto che c'è chi si spinge a dire che «il nostro interlocutore ormai più che il Pd è il Colle».

Il Cavaliere - viene spiegato - pensa che difficilmente il capo dello Stato potrà avallare l'esperimento del governo di minoranza e che l'interlocuzione che Bersani si ostina a cercare con i grillini sia destinata a chiudersi con un'ennessima porta sbattuta in faccia. Di certo l'ex premier non può accettare posizioni, come quella di Massimo D'Alema, che subordinano a una sua uscita di scena la possibilità di interlocuzione tra il centrosinistra e il centrodestra.

Ai suoi parlamentari, il Cavaliere continua a dire di tenersi pronti a riprendere la campagna elettorale e di volerla giocare in prima persona. E infatti resta confermata la manifestazione del 23 marzo in piazza a Roma anche se la 'piattaforma' è stata sfumata e non sarà più esclusivamente basata sul tema giustizia. Certo, la questione-processi resta in cima ai pensieri del leader Pdl che, peraltro, domani non sarà - come annunciato inizialmente - al Tribunale di Milano per la sentenza Unipol (la prima delle tre che lo attendono in un mese). Ma anche quella di oggi è stata una giornata di tensione sul fronte magistratura, con tutta la 'batteria' pidiellina' che si è scatenata contro i consiglieri del Csm che hanno bollato come 'inaccettabili' e scellerati' gli attacchi di Berlusconi alle toghe.

Dunque, per il Cavaliere, finchè l'iniziativa politica non sarà ufficialmente passata nelle mani di Napolitano, è meglio usare prudenza. Anche perchè l'alternativa al governo del presidente, che oggi Bersani ha evitato di mettere esplicitamente sul piatto ma che è stata 'evocata' da Mario Monti, non è la 'prima scelta' del Cavaliere che, tra l'altro, rischierebbe di trovarsi contro il 'giovane' Renzi. Anche di questo, con ogni probabilità, Berlusconi parlerà con il professore nell'incontro previsto per venerdì a palazzo Chigi. Prima, riunirà a palazzo Grazioli l'ufficio di presidenza del Pdl. Per lunedì è invece previsto un incontro con i gruppi parlamentari.