27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Centrodestra | Regionali Lombardia

La Lega che vuole staccare, il Maroni accomodante

Qual è la Lega 2.0? Quella della pulizia interna, delle ramazze per spazzare via le mele marce alla Belsito o quella che continua a sostenere, nonostante le accuse di compravendita di voti dalla 'ndrangheta, un'esperienza di governo regionale che, almeno per la base e seppur prossima ad essere rinnovata, appare screditata e indifendibile?

MILANO - Qual è la Lega 2.0? Quella della pulizia interna, delle ramazze per spazzare via le mele marce alla Belsito o quella che continua a sostenere, nonostante le accuse di compravendita di voti dalla 'ndrangheta, un'esperienza di governo regionale che, almeno per la base e seppur prossima ad essere rinnovata, appare screditata e indifendibile? E' su questa domanda che si arrovellano, in queste ore, non solo molti tra i militanti, favorevoli in maggioranza a staccare alla spina a Formigoni. Ma il dubbio comincia a circolare anche tra alcuni dirigenti del Carroccio che oggi parteciperanno al Consiglio federale.

LA LEGA MODELLO VERONA - Sotto esame è la disinvoltura con cui il nuovo capo è apparso in conferenza stampa congiunta a Roma, sotto le insegne del Pdl, accanto a Formigoni ed Alfano, in un momento in cui la Lega, secondo gran parte del movimento, avrebbe dovuto prendere le distanze con più nettezza dall'infamante accusa di sostenere un'amministrazione inquinata dal rapporto con la 'ndrangheta e staccare con decisione la spina. «Se Alfano vuole parlare con noi, deve venire in Lombardia», è stato lo sfogo di un dirigente leghista, peraltro maroniano. «La Lega 2.0, il 'modello Verona' aperto alla società civile, lo fai mandando a casa una giunta in cui c'è chi è stato eletto con i voti della 'ndrangheta», dice un altro leghista di lungo corso. Insomma, un Maroni apparso quasi titubante, dopo la dura presa di posizione di Matteo Salvini, «sicuro» della fine della legislatura lombarda in primavera; una posizione di compromesso troppo «accomodante», che ha fatto storcere il naso a molti, convinti che la base non abbia apprezzato la scenetta di unità ritrovata in via dell'Umiltà.

MARONI: ACCORDO NON ERA SU DURATA LEGISLATURA - Il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni, precisa che «l'intesa raggiunta nel corso dell'incontro a Roma con il segretario del Pdl Angelino Alfano riguardava esclusivamente l'azzeramento della giunta regionale della Lombardia e la realizzazione di una nuova legge elettorale entro Natale, mentre non conteneva alcun riferimento alla durata della legislatura». È quanto si legge in un comunicato del Carroccio.