28 giugno 2022
Aggiornato 08:00
Ufficio di Presidenza PDL

PDL: Alfano si aggrappa alle primarie, ma Berlusconi punta alle liste

Il caos resta, ma il Segretario «respira». Nessuno «difende» Schifani. Le primarie convocate per l'autunno segnano l'uscita dal completo immobilismo delle ultime settimane e segnalano la necessità di rafforzare la segreteri

ROMA - Contento davvero, nessuno. Tutti moderatamente soddisfatti, o insoddisfatti, comunque consapevoli che il futuro resta incerto e le primarie lanciate oggi durante l'ufficio di Presidenza del Pdl consentono ad Angelino Alfano di tirare il fiato, almeno per un po'. Nessun 'regicidio' si è consumato a Palazzo Grazioli - e non poteva essere altrimenti - ma almeno le primarie convocate per l'autunno segnano l'uscita dal completo immobilismo delle ultime settimane e segnalano la necessità di rafforzare la segreteria. Ma le risposte che a Silvio Berlusconi chiedevano i big del partito non sono arrivate. Perché se è vero che il Cav ha giurato e spergiurato che nessun nuovo partito è allo studio, e che nemmeno uno spezzatino del Pdl è in cottura, è altrettanto chiaro che confermare il progetto di coalizzare liste guidate da Montezemolo, Sgarbi, soprattutto Bertolaso dimostra che Berlusconi batte strade alternative al Popolo della libertà che certo non rassicurano la classe dirigente del Pdl.

Berlusconi: Io gioco in questa squadra - Un cenno alla sensazione che Berlusconi in alcuni frangenti sembri vestire anche i panni di «allenatore di altre squadre che giocano in altri campionati» l'ha fatto - secondo quanto riferiscono i presenti - La Russa, ma Berlusconi ha subito tranquillizzato i presenti: «Io gioco in questa squadra». Alfano, che da settimane è al centro di un intensissimo pressing delle varie anime del Pdl, non ha certo marcato una distanza dall'ex premier, ancora oggi definito il «protagonista» dell'area di centrodestra. E' riuscito però a strappare il varo delle primarie. Un voto per la premiership, allargato anche ad altre forze per lasciare aperta la porta a Casini o ad altri soggetti. Non è poco, ma è un percorso che resta ricco di incognite. Perché se è difficile ipotizzare un segretario unico, è altrettanto complicato immaginare un duello serrato a pochissimi mesi dal voto politico. Una disfida potrebbe provocare tensioni interne importanti, tanto che già oggi Daniela Santanché non ha chiuso a una sua candidatura. Senza contare eventuali ambizioni di emergenti del calibro di Meloni o Crosetto.

Nessuno «difende» Schifani - Molti i malumori piovuti nel corso del summit sul governo Monti. In tanti hanno contestato la linea del sostegno all'esecutivo, ma da Alfano e Berlusconi non è arrivato nulla di più che una generica promessa su imminenti proposte targate Pdl, «stringenti» e vincolate a una sorta di 'cronoprogramma'. Ma la lealtà a Monti, l'ha ribadito l'ex premier anche oggi, non è in discussione. Certo, il dibattito interno c'è stato. Matteoli ha criticato l'iniziativa della lettera di Schifani, quasi nessuno (se si esclude un accenno di Cicchitto) ha preso le difese del presidente del Senato. Ultrà berlusconiano si è mostrato Galan, pasionaria anti-fiscale Santanché, parole chiare dal Cav le ha invocate Meloni, un ritorno del Pdl tra la gente ha chiesto Scopelliti. Gli altri dirigenti hanno bocciato la possibilità dello spezzatino, ma di fatto al centro della scena è rimasto Berlusconi.

Al centro della scena, il Cavaliere, non solo per lo show anti pm. Ma soprattutto perché snocciolando i sondaggi ha indicato nella sua assenza dall'agone politico una delle cause del crollo del Pdl. E rilanciando l'idea di liste alleate («più difficile che Montezemolo faccia un partito», ha aggiunto) - con se stesso king maker - ha di fatto ribadito una centralità che nessuno, apertamente, ha osato mettere in discussione. Poi certo, si registra anche qualche malumore di Alemanno, che avrebbe preferito un congresso, e tanti sospetti di buona parte degli ex An (non Matteoli, schierato apertamente sulla linea del Cav). E c'è la tiepida soddisfazione (o insoddisfazione) di tutti quei quarantenni ex FI che chiedevano al segretario uno scatto più deciso. Un segnale l'ha lanciato infine, sia pure in un discorso generale e per paradosso, Maurizio Gasparri, sottolineando che se esiste la necessità del rinnovamento e di interventi sull'organigramma, lui è pronto anche a mettere a disposizione il proprio ruolo. Ma il problema, ha aggiunto suscitando l'approvazione dei presenti, è piuttosto la difficoltà e il prezzo da pagare nel sostegno all'Esecutivo.