RAI, il cda si spacca, Monti punta a rinnovo governance
Il Governo medita mossa all'assemblea del 6 giugno, ma la partita è complicata. A spingere per un rinnovo della governance, anche il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli, altrimenti «il rilancio è a rischio»
ROMA - La partita è «affascinante», anzi «conturbante» e addirittura «eccitante», e potrebbe essere vicina al momento decisivo. Perchè lo stop arrivato oggi dal cda Rai ai nuovi palinsesti, con i consiglieri di area centrodestra unici a votare a favore, sembra il preludio a quel «miglioramento» della governance di viale Mazzini che il premier Mario Monti è tornato ad affacciare pochi giorni fa, 'in trasferta' su La7. Anche se nel governo per primi si è consapevoli della difficoltà della partita: «L'intenzione di intervenire c'è tutta, ma non è detto che basti la volontà», ammette una fonte dell'esecutivo. A spingere per un rinnovo della governance, anche il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli, altrimenti «il rilancio è a rischio».
Il Governo medita mossa all'assemblea del 6 giugno - «Non è escluso che ci sia qualche miglioramento e credo ci sia spazio per miglioramenti nella governance», aveva detto Monti ospite di Piazzapulita giovedì scorso. «E poi - aveva aggiunto - ci saranno le nomine». Tenendo sempre presente che «allo Stato e al ministro dell'Economia, che in questo momento sono io, competono dei doveri come azionista e non intendo sottrarmi a questi doveri». E fonti di governo spiegano oggi che «potremmo non essere lontani» dalla mossa che Monti sta meditando da mesi per restituire alla Rai una gestione aziendale efficiente. Il riferimento dovrebbe essere alla prossima assemblea degli azionisti convocata per il 6 giugno: in quell'occasione il governo potrebbe rendere noti i nomi del presidente e del consigliere espressione del Tesoro, e sempre in quell'occasione l'assemblea potrebbe dare mandato al prossimo Cda di delegare parte del suo potere al nuovo presidente. Ma la vicenda è complessa, la questione delicata, e le stesse fonti ammettono che non è ancora deciso se ci si muoverà davvero il 6 giugno: «Ogni giorno che passa la partita si ingarbuglia, e non è detto che tra 10 giorni saremo pronti».
L'idea di Monti resta sempre quella di un «super- presidente», quasi un commissario straordinario, al quale affidare poteri inediti per riuscire magari a sganciare la Rai dalle logiche partitiche. Un'idea che oggi ha ricevuto nuovo impulso dalla bocciatura dei palinsesti da parte del Cda. A favore hanno votato solo i quattro consiglieri di area di centrodestra: Guglielmo Rositani, Antonio Verro, Giovanna Bianchi Clerici e Alessio Gorla. Mentre hanno votato contro il consigliere di area di centrosinistra Giorgio Van Straten e quello indicato dal ministero dell'Economia Angelo Maria Petroni. Astenuti invece, e quindi determinanti ai fini della mancata approvazione, il presidente Paolo Garimberti e il consigliere di area Udc Rodolfo De Laurentiis. Il voto che pesa, ragionano fonti parlamentari, è ovviamente quello dell'emissario del Tesoro, e quindi dello stesso Monti: «Il no di Petroni non può che essere stato ispirato direttamente dal premier», e altrettanto ovviamente «per preparare il terreno alla sua mossa».
Mettere d'accordo i partiti rischia di essere ancora difficile - Che però di ostacoli rischia di incontrarne, nella «strana maggioranza» che lo sostiene, e che per ora esprime il Cda da cui comunque dovrà passare l'«idea» di Monti. Da un lato il Pdl, da sempre ostile a ogni modifica della legge Gasparri e che oggi ha dovuto incassare la sconfessione del lavoro del dg Lorenza Lei; ma dall'altro anche il Pd, che insiste nel chiedere una 'rivoluzione' a viale Mazzini. Anche oggi Pier Luigi Bersani ha risposto che bisogna «cambiare la governance della Rai per rompere il rapporto perverso tra l'azienda e la politica», ad Antonio Di Pietro che gli chiedeva di individuare assieme un criterio trasparente per le nomine. L'obiettivo, spiegano fonti del Pd è o incassare il risultato politico della riforma della governance o rinviare fino alle elezioni il rinnovo dei vertici, per contare su un Parlamento a maggioranza centrosinistra. Insomma, nonostante le intenzioni di Monti, riuscire a mettere d'accordo i partiti rischia di essere ancora difficile.
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