17 febbraio 2020
Aggiornato 16:00
Lodo Mondadori

Berlusconi valuta blitz in zona Cesarini

Lo sfogo del Premier: «Se non fosse per difendermi da questo attacco al patrimonio avrei già lasciato»

ROMA - «E' una sentenza che sgomenta e lascia senza parole. Rappresenta l'ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico». Sono poche le circostanze in cui Marina Berlusconi interviene pubblicamente per parlare del padre. Oggi, appena scoppiata la mina del Lodo Mondadori, la primogenita della stirpe di Arcore è scesa in campo per difendere papà Silvio. Il quale, infuriato quasi quanto rassegnato, è volato in Sardegna per sbollire la rabbia e riflettere sulle contromosse. Senza escludere, questo riferiscono dal governo, un nuovo disperato blitz per fermare o contenere in zona Cesarini gli effetti della condanna. D'altra parte, come ha ripetuto ieri a un interlocutore del Pdl, «se non fosse per difendermi da questo attacco al patrimonio avrei già lasciato Palazzo Chigi».

Un ragionamento figlio di quello «scoramento» fotografato due giorni fa nell'intervista a Repubblica. Perché il punto è proprio questo: Berlusconi si sente assediato, isolato, vittima di un affondo concentrico, attaccato politicamente ed economicamente. Vittima, in sintesi, di un progetto che mira a indebolire anche alcuni ministri e per difendersi dal quale è necessario usare le armi della politica, senza escludere nuovi interventi legislativi. Pare infatti - raccontano le stesse fonti - che il presidente del Consiglio ancora in queste ore stia vagliando la possibilità di tentare un blitz parlamentare per ridurre almeno i danni della sentenza. Una pronuncia sulla quale la difesa può ancora presentare richiesta di sospensiva e, nel frattempo, intervenire in Parlamento (magari nella manovra al Senato) per introdurre un principio che quantomeno riduca le 'perdite'. Evitando il vizio di costituzionalità che secondo molti era palese nella 'salva Fininvest' originaria e puntando sul fatto che il Capo dello Stato non sia pronto ad assumersi la responsabilità di rimandare indietro la manovra in questo contesto di crisi.

E' una corsa contro il tempo, una sfida dall'esito quantomeno incerto, ma che ancora fra ieri e oggi Berlusconi sta vagliando, soppesando pro e contro anche con il supporto di Niccolò Ghedini. La condanna, va ripetendo il premier da mesi, «è in grado di mettere in ginocchio le mie aziende e rovinarmi». E infatti a qualche interlocutore Berlusconi ha anche lasciato intendere che il rischio è quello di vendere proprio le aziende. Certo è che alcuni nel Pdl già sostengono la sproporzione di una condanna che supererebbe di gran lunga il valore dell'azienda. In ogni caso, se tutto dovesse crollare e ogni tentativo risultasse vano, resterebbe la strada del ricorso in Cassazione, sul quale Berlusconi resta comunque «fiducioso». Ma di fronte a 560 milioni di euro da sganciare cash, la Cassazione rischia di arrivare troppo tardi e la fiducia di esaurirsi molto prima.