25 settembre 2020
Aggiornato 08:30
Caso Scazzi

Michele: non ce l'ho fatta a violentare mia nipote

Misseri conferma di avere fatto quella rivelazione per rendere più credibile la sua colpevolezza

TARANTO - E' controversa la confessione della violenza sul corpo senza vita di Sarah Scazzi, resa da Michele Misseri nell'ultimo interrogatorio del 5 novembre scorso, in cui ha indicato la figlia Sabrina come responsabile dell'omicidio. Il contadino ha sostenuto di essersi recato da solo in contrada Mosca per occultare il cadavere e di avere avuto intenzione di violentarlo, dopo averlo portato sotto un albero di fico e spogliato. «Certamente la volevo violentare - sono le parole di Michele - ma non ce l'ho fatta».

L'uomo riferisce agli inquirenti che lo interrogano di essersi spogliato anche lui, ma di non avere avuto il coraggio di farlo. Misseri nega, quindi, al Procuratore aggiunto Argentino l'episodio di violenza che aveva raccontato nei precedenti interrogatori. «Io ho parlato di così sai perché? - gli dice - Non mi crede nessuno perché una volta che l'ho spogliata, chi è che mi crede? Nessuno. Ecco perché ho detto così ».

Misseri conferma di avere fatto quella rivelazione per rendere più credibile la sua colpevolezza. Gli inquirenti gli ricordano che gli accertamenti tecnico-scientifici in corso diranno se effettivamente è quella la verità. Misseri annuisce e conferma di avere rivestito il corpo e di averlo portato nel pozzo. Il racconto sembra concluso, ma a questo punto il Procuratore Aggiunto dà la possibilità di intervenire a Roberta Bruzzone, la criminologa consulente del legale di Misseri, Daniele Galoppa. La Bruzzone chiede a Michele di spiegare bene cosa ha fatto e solo allora l'uomo, telegraficamente, afferma: «violentata». La criminologa gli chiede ancora conferma e lui chiude l'argomento con un solo «sì». L'interrogatorio sulla violenza si tronca su questa ammissione e passa velocemente alla ricostruzione di altri momenti della giornata in cui Sarah scomparve.