7 giugno 2020
Aggiornato 03:00
Botta e risposta a distanza

Celebrazioni Unità d'Italia, scontro Fini-Bondi

Calderoli: «Mie parole stravolte». Bossi: «Io partecipo solo a cosa mi chiederà Napolitano»

ROMA - Mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è impegnato in Liguria a celebrare l'impresa dei Mille garibaldini, si scalda, soprattutto nel centrodestra, la polemica politica sul tema dell'Unità d'Italia e dello scarso entusiasmo dimostrato dalla Lega per il 150mo anniversario.

Gianfranco Fini torna ad attaccare Lega e Pdl ma viene duramente rimbeccato da Sandro Bondi, coordinatore Pdl e ministro responsabile delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Umberto Bossi si dice disponibile a partecipare alle celebrazioni solo per «simpatia» nei confronti di Napolitano, il ministro leghista Roberto Calderoli puntualizza la sua posizione, dando la colpa ai giornali per aver «stravolto» le sue dichiarazioni in materia.

«Ovviamente depreco» l'atteggiamento di Roberto Calderoli «di sostanziale negazione dell'unità nazionale», dice il presidente della Camera Fini, che però se la prende con il Pdl: «Considero molto grave - dice - che il Pdl non prenda sue iniziative per celebrare l'Unità». E i trentacinque milioni stanziati dal Governo per l'anniversario «sono un'inezia». Rilievi «ingenerosi, infondati, se non pretestuosi», a giudizio di Bondi, che sottolinea: «il programma che ho presentato al Consiglio dei Ministri, dopo aver accolto tutti i suggerimenti e le proposte del Comitato dei Garanti presieduto dal presidente Ciampi, è stato approvato all'unanimità con il contributo convinto e propositivo degli amici della Lega».

Un furioso Calderoli prova a tirarsi fuori dalla polemica: «Ai deliri non rispondo», dice . «Da tanti anni - afferma il coordinatore leghista in una nota alla quale ha allegato lo stenografico della sua intervista domenicale su Raitre - sono abituato agli stravolgimenti e alle interpretazioni giornalistiche di quello che dico. Pertanto non mi arrabbio più: me ne sono fatto una ragione. Quello che trovo ridicolo, però, nella politica attuale, è che si commentino non le parole ma le sintesi giornalistiche più o meno malevoli».

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