2 giugno 2020
Aggiornato 12:00
L'ex Presidente alla guida del Comitato dei garanti per l'evento

Unità d'Italia, Ciampi: «Nel governo c'è chi frena»

Urso: «La Lega vuole imporre anche l'agenda culturale»

ROMA - Sulle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia per cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto risposte concrete alcuni ministri «impongono di non decidere niente». E' il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, che è alla guida del Comitato dei garanti per l'evento, a difendere le posizioni del Colle in un colloquio con La Stampa.

«Alla prima riunione importante del nuovo organismo - ricorda Ciampi - c'erano tutti ma mancava un rappresentante del governo.... Sta di fatto che quando si tratta di lanciare qualche iniziativa più propria, ecco che mancano i soldi, prima per la crisi economica mondiale, poi per il terremoto in Abruzzo... Tutte ragioni serissime, ma io non credo sia un problema di soldi». Una questione, quella delle risorse, che «rischia di diventare una specie di pretesto per coprire un fastidio politico».

«E' stata senz'altro positiva la sollecitazione del presidente Napolitano che mi ha fatto gentilmente avere una copia della lettera inviata al governo - conclude Ciampi - e da cui attende una risposta. Non è una cosa curiosa questa?».

Anche nel Pdl c'è qualche mal di pancia a proposito delle uscite del Carroccio. «Quelle di Bossi e Calderoli non sono boutade estive ma il tentativo di imporre una nuova egemonia culturale. Non possono essere i leghisti a dettare l'agenda in vista dei 150 anni dell'Unità d'Italia», così l'aennino Adolfo Urso, segretario della Fondazione Farefuturo, boccia, intervistato sempre dalla Stampa, le ultime uscite del Carroccio.

«Posso capire - spiega - che a scuola si possa studiare la cultura locale ma non che si voglia portare indietro la Costituzione attribuendo ai dialetti la stessa dignità dell'italiano. Oggi i giovani vogliono imparare l'inglese...».

Insomma, conclude, «il Pdl deve fare un proprio lavoro culturale perchè l'edificio politico non può reggersi sul leaderismo di Berlusconi».

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