14 luglio 2020
Aggiornato 01:00
Cure palliative

«Al via migliore organizzazione per la cura della SLA»

Un centro dedicato alla diagnosi e alla cura della SLA presso l'ospedale San Martino

GENOVA - Un centro dedicato alla diagnosi e alla cura della SLA presso l'ospedale San Martino, una struttura di sollievo presso il nuovo hospice di Albaro, gestito dall'associazione Gigi Ghirotti, una struttura di neuroriabilitazione nell'area metropolitana genovese, promossa dalla ASL 3 e il rafforzamento dell'assistenza domiciliare nell'ambito della rete delle cure palliative, attraverso il sostegno dell'attività ambulatoriale e domiciliare svolta dalle strutture pubbliche e associative.

Sono queste le principali azioni individuate oggi nel corso dell'incontro che si è svolto presso l'assessorato alla Salute della Regione Liguria alla presenza dell'assessore, Claudio Montaldo, dell'associazione AISLA (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica), del direttore generale della ASL 3 Genovese, Renata Canini, del dipartimento di neuroscienze dell'azienda ospedaliera San Martino di Genova e dell'associazione Gigi Ghiotti e organizzato per concordare le strategie per una migliore diagnosi e cura della SLA.

Nel corso dell'incontro si è convenuto sulla necessità di una equipe dedicata e formata in tutte le fasi della malattia che preveda accanto al neurologo e al medico di medicina generale numerose altre figure professionali quali il pneumologo, il palliativista, il fisiatra, lo psicologo, il genetista, il foniatra, il nutrizionista, il gastroenterologo, il fisioterapista, oltre all'infermiere e all'assistente sociale che interagiscono tra loro.

La Sclerosi laterale amiotrofica è infatti una grave malattia degenerativa dell'adulto che determina una progressiva paralisi della muscolatura volontaria, della deglutizione e della respirazione. Anche se il paziente è consapevole della progressiva dipendenza a cui è costretto. «In Liguria - spiega l'assessore Montaldo - sono seguiti circa 100 pazienti: un numero relativamente contenuto, anche se il carico familiare, sociale e sanitario delle cure è estremamente elevato. Da qui la necessità di una migliore organizzazione dell'assistenza, sia nella fase diagnostica, sia in quella ambulatoriale, nella fase domiciliare e in quella delle cure terminali».