23 luglio 2019
Aggiornato 19:00
Internet

«Urgente un Garante universale per il web»

Così il professor Alberto Gambino, presidente dell'Italian Academy of the Internet Code (Iaic) e prorettore dell'Università Europea di Roma: «Sì libero accesso algoritmo. Autorità italiane facciano proposte»

«Urgente un Garante universale per il web»
«Urgente un Garante universale per il web» ANSA

ROMA - «Occorre che il dibattito italiano sul web si sprovincializzi e più che pensare al destino delle nostre autorità di regolazione, siano esse stesse nei consessi internazionali a proporre maggiore trasparenza sulle fonti delle informazioni immesse in rete». Così il professor Alberto Gambino, presidente dell'Italian Academy of the Internet Code (Iaic) e prorettore dell'Università Europea di Roma, nel corso della sua relazione all'Università Sapienza di Roma nel convegno «Social Network e formazione del consenso politico», cui partecipano costituzionalisti e giuristi esperti di governance della rete internet.

Svelare l'algoritmo che seleziona i dati

«C'è chi confonde ad arte il tema della libertà di espressione con il tema della trasparenza, entrambe sacrosante ma diametralmente opposte - prosegue il giurista, secondo quanto riportato da un comunicato - in quanto la libertà di pensiero non può radicarsi arbitrariamente nella falsità e laddove si pieghi alla strumentalità di un utile economico o politico occorre che lo faccia in modo trasparente , anche svelando l'algoritmo che seleziona i dati». «Su questo tema occorre essere determinati - sottolinea Gambino - e invitare le autorità nazionali a farsi promotrici e garanti di un vero pluralismo trasparente interno alla rete».

Autorità italiane facciano proposte

«C'è poco tempo per attuare questi principi - aggiunge il prof. Gambino - in quanto la generazione dei nativi digitali non è in grado di cogliere la complessità di questo conflitto perché non ne è mai stata attraversata, e ripone negli i-phone e nei device una fiducia acritica e cieca». «Soltanto la cultura della generazione nata prima, fuori dal contesto digitale, è in grado di offrire le categorie del pluralismo e della trasparenza; non è un atto di sfiducia verso le nuove generazioni - conclude il professore - ma una realistica presa d'atto che i giovani utenti del web non si possono educare da soli e l'Italia con la sua cultura umanistica può diventare un attore importante in una riflessione davvero planetaria».