14 novembre 2019
Aggiornato 04:00
automotive

Sulle strade di Torino le auto si guideranno da sole (ma siamo sicuri?)

Domani la firma del protocollo che farà diventare Torino città italiana test per le auto a guida autonoma. Ma siamo sicuri?

Sulle strade di Torino le auto si guideranno da sole
Sulle strade di Torino le auto si guideranno da sole Shutterstock

TORINO - La kermesse si riunirà a Palazzo Civico (il Comune di Torino) domani mattina, per firmare il protocollo che prevede di rendere il capoluogo sabaudo l’unico laboratorio nazionale per le auto a guida autonoma. Ci saranno la sindaca Chiara Appendino, l’assessore all’Innovazione Paola Pisano, naturalmente i rappresentati di FCA Group, Università e Politecnico di Torino e moltissimi altri partner il cui compito sarà quello di rendere la città - soprattutto a livello tecnologico e digitale - pronta per aprire le proprie strade alle macchine che si guidano da sole. Tutte le strade e non solo quelle di periferia: e allora non sarà strano, al semaforo di piazza Castello, avere di fianco, ferma e in attesa del verde, un’auto il cui conducente magari sta leggendo il giornale del mattino o chiamando animatamente la moglie prima di tornare a casa per cena, senza preoccuparsi di ciò che sta succedendo intorno a lui (la macchina sa quando scatta il verde, ndr.). Un po’ come essere negli Usa, nel cuore della Silicon Valley.

Oppure in Arizona, dove il governatore Doug Ducey, ha recentemente interrotto i test di guida autonoma sulle strade pubbliche del suo stato a seguito dell’incidente di domenica 18 marzo, in cui un’auto a guida autonoma di Uber ha investito una donna a Tempe, uccidendola. Un episodio allarmante, che ha fatto drizzare le orecchie alle maggiori compagnie automobilistiche (praticamente tutte, ndr.) che in questi ultimi anni stanno implementando le migliori tecnologie per realizzare la macchina che si guida da sola. Secondo i media statunitensi, tuttavia, il programma test di Uber, la società dei taxi low cost, rappresenterebbe un’eccezione rispetto a quello dei concorrenti. Il New York Times ha riferito che i documenti della compagnia mostravano un programma pieno di problemi e per i quali si richiedeva un massiccio intervento umano. Insomma, le auto a guida autonoma di Uber non avrebbero dovuto viaggiare per le strade americane. E anche Toyota - che era in procinto di acquistare il software proprio da Uber - ha deciso di sospendere i test delle proprie auto autonome sulle strade americane. L’episodio, di fatto, lascia ampio spazio ai dubbi e alle soluzioni che dobbiamo ancora attuare prima di permettere a una macchina di poter girare indisturbata sulle nostre strade, dove camminiamo e viaggiamo noi (vivi e vegeti, ndr.).

Tornando al capoluogo sabaudo che sarebbe il primo in Italia a diventare un vero e proprio laboratorio, c’è da dire che il protocollo fortemente voluto dalla sindaca Appendino potrebbe anche avere la duplice valenza di attirare sul territorio le società che si occupano di assicurazioni o comunque, dare una spinta ulteriore alle compagnie di assicurazione già leader a Torino. Matteo Cattaneo di Reale Mutua ci aveva raccontato in questa intervista che la società stava già lavorando con alcune startup per mettere in piedi un assicurazione che potesse adattarsi a tutte le fattispecie rese possibili da una macchina che si guida da sola. «Dovremo avere modelli che si possano adattare e non lascino imprese e persone con bisogni assicurativi non soddisfatti». Del resto, in caso di incidente, di chi è la responsabilità? Della macchina? Del software? Di chi ha realizzato il software?

Oltre a ciò il protocollo ha anche un interesse strategico - convogliare gli investimenti a Torino. E la strategia è basata sull’idea di far convergere il know how di aziende, dipartimenti universitari e enti di ricerca attivi nel campo dell’automobile, della componentistica, delle telecomunicazioni, della sensoristica, dell’elettronica avanzata, dell’intelligenza artificiale e fornirgli un ambiente unico nel panorama nazionale dove poter sviluppare i progetti di guida autonoma. I test, peraltro, ed è bene dirlo, riguarderebbero i veicoli dotati di pilota automatico sia di livello 4, cioè quelli che non richiedono al guidatore di intervenire sui comandi, salvo in caso di emergenza, sia di livello 5, e cioè quelli totalmente privi di pilota.

Chiaramente il tutto è stato reso possibile dal ministero dei Trasporti che ha dato ufficialmente il via libera ai test per la sperimentazione sulle nostre strade italiane dei veicoli a guida autonoma. Il decreto Smart Road mira a realizzare un miglioramento della rete stradale nazionale attraverso una sua graduale trasformazione digitale, con l’obiettivo di renderla idonea a dialogare con i veicoli connessi di nuova generazione, anche nell’ottica di rendere possibile l’utilizzo dei più avanzati livelli di assistenza automatica alla guida, nonché per migliorare e snellire il traffico e ridurre l’incidentalità stradale. Previsti, dunque, gli interventi necessari per la comunicazione dei dati ad elevato bit-rate (es.: fibra), la copertura di tutta l’infrastruttura stradale con servizi di connessione di routing verso la rete di comunicazione dati, la presenza di un sistema di hot-spot Wifi per la connettività dei device dei cittadini, dislocati almeno in tutte le aree di servizio e di parcheggio, un sistema per rilevare il traffico e le condizioni meteo e fornire previsioni a medio-breve termine e una stima/previsione per i periodi di tempo successivi. Sulla base dei dati raccolti, poi, il sistema offrirà contenuti per servizi avanzati di informazione sul viaggio agli utenti, permettendo eventuali azioni di re-routing.