21 maggio 2019
Aggiornato 02:30
industria 4.0

L’ITS di meccatronica che dà lavoro ai giovani (nella fabbrica 4.0)

All’ITS Lombardia Meccatronica si fa questo: si traghettano i giovani verso la fabbrica del futuro

L’ITS di meccatronica che dà lavoro ai giovani (nella fabbrica 4.0)
L’ITS di meccatronica che dà lavoro ai giovani (nella fabbrica 4.0) ( Shutterstock )

MILANO - L’innovazione che ci manca, a questo punto, macchinari e incentivi a parte, è un po’ quella culturale. Quella del «sì, dei big data, ne ho bisogno anche io», nonostante sia una piccola impresa. Un nodo importante da sciogliere resta, in più, quello legato al digiuno di competenze digitali. Dati Eurostat, in Europa il 44% delle persone né è completamente sprovvisto. Non solo giovani: ci sono oggi in Italia 13 milioni di adulti con skill di base bassi; si tratta soprattutto di persone mature, che lavorano nelle piccole imprese e di immigrati. L’impasse è puntare sulla formazione.

All’ITS Lombardia Meccatronica si fa questo: si traghettano i giovani verso la fabbrica del futuro. E non solo sulla carta, perchè ben il 95% di chi si diploma all’interno di questo percorso formativo trova lavoro entro un anno e coerentemente con ciò che ha studiato. Nonostante il modello sia relativamente giovane nel nostro Paese (è stato disciplinato con un DPCM del 2008 e ha visto la luce per la prima volta nel 2011), con il Piano Industria 4.0 voluto da Carlo Calenda, gli ITS sono tornati alla ribalta, come non lo erano mai stati, in realtà. Sono considerate le vere scuole «post diploma» in grado di formare gli «operai» della fabbrica 4.0 che - con sensori, macchine e robot connessi a internet - sarà qualcosa di molto diverso da quello che è oggi una fabbrica. «Il valore aggiunto è dato dalle imprese del territorio  soprattutto nel momento che riguarda l’inserimento lavorativo degli studenti - afferma Raffaele Crippa, direttore ITS Lombardia Meccatronica -. Ciò rende quello degli ITS un sistema estremamente potente per la formazione delle competenze in Italia».

Un sistema che, grazie a logiche di trasferimento tecnologico, riesce a generare valore aggiunto sia per le aziende - che trovano know how - sia per gli studenti - che trovano un’impiego adatto alle loro competenze. Un modello che, tuttavia, forse anche per la sua giovane età, è stato piuttosto sottovalutato negli anni passati e non è ancora riuscito a raggiungere le sue potenzialità. «Le cause? Una conoscenza ancora poco diffusa di questa opportunità formativa nelle famiglie e nelle aziende; una offerta formativa non ancora sufficientemente stabile, in quanto sottoposta annualmente all'approvazione di bandi regionali; una governance complessa, caratteristica degli enti privati di diritto pubblico - continua l’ingegner Crippa -. Però si sta lavorando da più parti, sia internamente al sistema ITS con in prima linea i ministeri di riferimento (MIUR, MISE, MEF) e le reti delle stesse Fondazioni; sia attraverso un forte contributo offerto dalle organizzazioni datoriali tra cui Confindustria. Ne è prova il riconoscimento ottenuto dal sistema ITS nell'ultima legge di bilancio, che ha assegnato un incremento di investimenti economici pari a 95 milioni di euro per i prossimi tre anni».

Si parla tanto di disoccupazione giovanile accusando spesso il nostro ecosistema di non essere in grado di colmare il gap di competenze che separa i giovani dalle effettive offerte di lavoro. Ma la realtà è che sia le famiglie che il sistema di orientamento, tendono a spingere gli studenti verso percorsi di studio che non servono più. L’informazione è lacunosa e sovente i giovani tendono a seguire le mode o magari l’ambizione di un amico che ha già le idee più chiare. «Se dovessi parlare ai giovani li metterei in guardia di fronte a scelte fatte con occhi presbiti (che non sanno guardare da vicino, alle proprie ambizioni, alle proprie attitudini...) - afferma Crippa -. Ma anche a scelte operate con occhi miopi (che non sanno guardare oltre il proprio "naso", alle competenze del futuro, a ciò che viene richiesto dal mondo del lavoro).vUna volta individuato che cosa vorrà fare ‘di grande’ (non solo ‘da grande’), un giovane che vuole investire sulla propria formazione deve affidarsi alle migliori agenzie formative: quelle che hanno un partenariato di alta qualità, formato da realtà leader nel proprio settore».

Ma chi è il vero candidato che esce da questi percorsi formativi? «Sono figure altamente specializzate in un determinato ambito tecnologico, con un profilo di competenze che permette al diplomato di porsi come interprete tra chi opera nel campo della ricerca-sviluppo o della progettazione di prodotti oppure della gestione di processi particolarmente complessi e chi svolge compiti di natura esecutiva, assieme ad altri colleghi, anche con l'ausilio di strumenti all'avanguardia». I ragazzi che escono dall’ITS Lombardia Meccatronica sono esperti di automazione e sistemi meccatronici e, grazie alla collaborazione con Schneider Electric, possono ora avere delle competenze ulteriori abilitanti per l’impresa 4.0 (l’ITS ha attivato un nuovo progetto pilota di cui vi abbiamo parlato qui).

Ora, una domanda da un milione di dollari, con uno sguardo visionario e rivolto al futuro. L’Italia sarà in grado di cogliere le opportunità della rivoluzione industriale? Dove saremo tra 5 anni?
«Direi che il piano Industria 4.0 può dare una svolta decisiva agli ITS, rendendoli una realtà sempre più conosciuta. Oltre a incrementare gli investimenti economici ci aspettiamo la realizzazione di quegli interventi strutturali che possano dare stabilità e solidità all'intero sistema. Per i prossimi 5 anni siamo fiduciosi: dalla nostra parte abbiamo l'esigenza concreta delle aziende di competenze altamente specializzate e una risposta concreta realizzata con i corsi ITS, nei quali le aziende non sono estranee, anzi sono co-protagoniste nel processo formativo. E' solo questione di tempo»