24 agosto 2019
Aggiornato 07:30
intelligenza artificiale

Cosa succede se Google Home entra davvero nella nostra vita

Cosa siginifica essere nel mondo degli assistenti virtuali. Per noi e per le aziende

Cosa succede se Google Home entra davvero nella nostra vita
Cosa succede se Google Home entra davvero nella nostra vita Shutterstock

MILANO - Con l'arrivo di Google Home sul mercato italiano, avvenuto in questi giorni, si parla sempre più spesso dell'assistente intelligente e del motivo per cui, in ultima analisi, le grandi aziende stanno lavorando così duramente per farti parlare con la loro tecnologia. Da Siri ad Alexa, da Google Assistant a Bixby (sì, anche Bixby), gli assistenti virtuali sono tutti soldati nell'ultima battaglia del mondo tecnologico per la nostra attenzione. E ciò che queste entità artificialmente intelligenti sono in realtà, si riduce a un'unica parola: ecosistema. Che abbiate Apple, Google o Amazon (anche se in Italia lo stiamo ancora aspettando), l’assistente virtuale è il modo più recente e promettente di tenere le persone ulteriormente radicate all’interno di un ecosistema. Ed è quindi probabile che l’utente continui a utilizzare prodotti e servizi associati senza la necessità di uscire dai binari e andare dalla concorrenza.

E tutti questi diffusori intelligenti - Google Home, Amazon Echo e Apple HomePod? Sono i farmaci di accesso ai maggiori ecosistemi genitoriali. Prendiamo Amazon come esempio e facciamo finta di avere uno di quei fantastici Echo Dot che l’azienda di Bezos ha dato letteralmente via, a un prezzo ridicolo, durante le vacanze di Natale (forse anche in perdita secondo le stime di alcuni analisti). Parlare con Alexa, in realtà, è molto divertente. Ed estremamente utile. Soprattutto se state cucinando e volete una musica di sottofondo, oppure vi siete accorti all’ultimo minuto che vi mancano dei prodotti per la cena. E nessuno, mentre sta lavorando, ha voglia di digitare freneticamente su una tastiera, magari con le mani sporche. Meglio usare la voce, no? Senza contare che, negli Usa, Amazon ha da poco lanciato la sua app Alexa per smartphone Android. Il che rende possibile scrivere messaggi di testo semplicemente parlando con l’assistente virtuale.

Alexa è l'esempio che abbiamo usato come illustrazione, ma lo stesso principio si applica a quasi tutti gli assistenti virtuali. Siamo entrati ufficialmente nell’era in cui la questione di quale sistema operativo si utilizzi si pone in secondo piano rispetto all'assistente virtuale che si lascia entrare nella propria vita. Ed è proprio per questo che Google ha spostato la sua attenzione e ha fatto di Google Assistant la forza trainante della maggior parte dei suoi sforzi. Più di ogni altra cosa, più di Android, più di Chrome OS, Google vuole che pensiate a Google come al vostro ecosistema e al tessuto connettivo della vostra vita. E se già siamo all’interno dell’ecosistema Google, con tutti i servizi che ci propone, in questo modo lo saremo ancora di più.

Il core business di Google è sempre stato quello degli annunci pubblicitari, e tutto ciò che fa è servito in ultima analisi a sostenere tale attività. Si tratta di una soluzione piuttosto semplice: più tempo trascorri online e utilizzi i vari servizi Google, più dati la società può raccogliere su di te - e più efficaci sono gli annunci che ti possono servire su Internet. E certo, Google si sta anche posizionando come produttore di hardware, ma il profitto di questo sforzo è una goccia nel mare. In realtà tutte le parti di questo modello dipendono dalla capacità di Google di mostrare gli annunci. E chi avrebbe voglia di sentire, mentre fa una ricerca vocale, una voce robotizzata che, insieme alla lista di risultati, ci propina la lista delle pubblicità? Google ha, tuttavia, recentemente lanciato il programma Shopping Action che permetterebbe ai retailers di stare in alto pure nelle ricerche vocali a patto di dare a Google una parte della vendita dei loro prodotti. Ma ci sono ancora seri dubbi sul fatto che questo modello possa funzionare.

L'ecosistema di Amazon, nel frattempo, grazie all’assistente, vi permetterà di ordinare qualsiasi cosa sempre, in ogni momento e dovunque vi troviate. Per Apple, rimanere nell'ecosistema significa avere clienti Apple che usano prodotti e acquistano prodotti Apple, anno dopo anno, anche a prescindere dal loro costo. Più ti affidi a prodotti come Siri, iMessage e Apple Music, più è probabile che tu voglia prodotti che ruotino attorno a loro.

Se tutto questo parlare di lealtà e profitti ti fa sentire un po’ usato, nel frattempo, ricorda: l’unico modo per queste aziende di vincere la battaglia con i competitors (che durerà ancora per un bel po’) è quella di creare il miglior assistente virtuale al mondo, quello più simile a un essere umano. E per noi dovrebbe essere una buona notizia. Almeno in termini di comodità.