25 maggio 2020
Aggiornato 10:00
internet

C’è il primo giornale che ha chiuso i battenti, a causa di Facebook

Il cambio di algoritmo ha completamente ucciso questo blog che si è trovato costretto a chiudere i battenti

C’è il primo giornale che ha chiuso i battenti, a causa di Facebook
C’è il primo giornale che ha chiuso i battenti, a causa di Facebook Shutterstock

MILANO - Dell’algoritmo di Facebook vi abbiamo parlato in tutte le salse e probabilmente anche voi, se avete una pagina, vi sarete accorti della drammatica riduzione del traffico organico negli ultimi mesi. Il repentino cambio imposto da Mark Zuckerberg sta avendo, infatti, tragiche conseguenze. Little Things, un editore digitale focalizzato sul «lifestyle» e sui contenuti per le donne, ha chiuso i battenti ieri.

Un’azienda che, di fatto, aveva sempre vissuto in prosperità, fin dalla sua fondazione, raccogliendo finanziamenti anche dalla City National Bank. Dall'umile inizio come blog di cibo per animali domestici, in quattro anni LittleThings ha accumulato milioni di seguaci e punti di vista sulle sue piattaforme sociali attraverso contenuti di benessere. Era uno dei più popolari editori di «lifestyle» online e, secondo un report, aveva pubblicato addirittura il post più popolare su Facebook, nel 2015.

Negli ultimi mesi, però, le cose sono andate in picchiata. Se fino alla fine dell’anno il CEO Joe Speiser era riuscito a correggere rapidamente il tiro con nuove linee di business e nuovi flussi di reddito, la barca è completamente colata a picco a partire dallo scorso gennaio.

Facebook ha stravolto il social network, dando priorità ai contenuti degli amici e della famiglia rispetto agli editori di notizie. Speiser ha detto che questo taglio ha influenzato il traffico organico del 75%. Nessun precedente aggiornamento dell'algoritmo si è mai avvicinato a questo livello di decimazione.

Le aziende che cercavano di acquisire LittleThings hanno fatto passi indietro e abbandonato il loro processo di vendita, mettendo quindi fine alla testata che da sola non era più in grado di sostenersi.

Già nel 2016 Joe Spieser dissipò le preoccupazioni di essere troppo dipendente dall'algoritmo di Facebook. «Penso che abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Abbiamo bisogno di loro per il traffico, hanno bisogno di noi per il contenuto», aveva detto al Wall Street Journal all'epoca. Tuttavia, di recente Facebook è diventato piuttosto brutale quando si tratta di reclami degli editori.

Little Things non è il primo giornale giunto alle battute d’arresto. Lo scorso mese uno dei principali giornali del Brasile, il Folha de S. Paulo, ha smesso di pubblicare sulla sua pagina Facebook dopo che il social network ha annunciato che avrebbe dato maggiore visibilità ai contenuti personali. Il giornale ha detto che la sua percentuale di lettori che accedono ai contenuti tramite Facebook è scesa al 24 per cento nel mese di dicembre da circa il 39 per cento all'inizio del 2017. Il quotidiano ha sottolineato che avrebbe mantenuto la sua pagina Facebook, senza però aggiornala con nessuna informazione.

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