24 settembre 2018
Aggiornato 01:30

Dove si cercheranno le notizie senza Facebook?

I recenti cambiamenti degli algoritmi da parte di Facebook potrebbero spingere gli utenti a cercare le notizie altrove
Dove si cercheranno le notizie senza Facebook?
Dove si cercheranno le notizie senza Facebook? (Shutterstock.com)

ROMA - Mark Zuckerberg ha fatto quello che molti, nel settore dell’editoria, temevano (e molti avevano anche anticipato). Zero news, largo ai post degli amici e dei parenti. Per riallacciare i rapporti personali, in un marasma di notizie false che Facebook ha contributo a creare. Un cambiamento stimolato da feedback da parte degli utenti, che hanno percepito come la piattaforma stesse perdendo la sua attenzione sulle connessione interpersonali. In questi anni, se si perdevano le connessioni con gli amici, Facebook diventava uno dei più potenti distributori di notizie su Internet. In molti paesi, quasi la metà della popolazione usa Facebook come fonte di notizie. Cosa accadrà? Sicuramente le notizie non spariranno dalla vetrina di Mark Zuckerberg. Ma le persone potrebbero doversi rivolgere altrove per ottenere le loro informazioni. Dove?

Secondo una recente indagine dell’Istituto Reuters che copre tutto il mondo, i siti di informazione digitali sono la principale fonte di notizie per la maggior parte degli individui sotto i 35 anni, incluso il 64% di quelli tra i 18 e i 24. Allo stesso tempo la TV regna ancora sovrana per il 51% degli over 55. Ergo: più l’età è avanzata, più è probabile che ci si informi sui media tradizionali e viceversa. Ma questo lo sapevamo già. La ricerca però, mostra anche un dato molto importante: come evidenziato dal grafico di Truenumbers, i Millenials italiani si informano su Facebook, ma non credono alle notizie che leggono, a meno che non arrivino da media già conosciuti, quelli che dovrebbero rappresentare una garanzia di qualità anche sulla carta.

Una recente ricerca coordinata dall’Università di Ca’ Foscari di Venezia, dimostra come gli utenti di Facebook si muovano in una ‘cassa di risonanza’ dove le informazioni che trovano sono sempre più in sintonia con i loro pregiudizi. Il fenomeno riguarda anche la fruizione di notizie sul social network: lo studio ha dimostrato come ogni utente segua un numero limitato di pagine di testate giornalistiche, con le quali non è necessariamente in totale sintonia, ma dalle quali seleziona i contenuti preferiti sulla base dei propri preconcetti, entrando a far parte di una comunità ben definita di utenti che la pensano allo stesso modo.

I recenti cambiamenti da parte di Mark agli algoritmi di Facebook, però, potrebbero spingere gli utenti a cercare le notizie altrove. Le applicazioni di messaggistica stanno diventando una fonte sempre più importante di notizie, soprattutto in Asia e America Latina. La relazione di Reuters attribuisce questo aspetto a diversi fattori. Le applicazioni di messaggistica sono chiuse, consentendo alle persone di condividere liberamente le informazioni, in particolare quando sono crittografate. Tali servizi possono anche essere più economici: pensate a WhatsApp, è gratuita. Con Facebook che perde sempre più colpi nel settore delle notizie, gli aggregati di notizie che stanno crescendo di popolarità - in particolare Google News - potrebbero ritornare a essere il luogo «virtuale» del futuro per gli editori.

Uso degli aggregatori di notizie
Uso degli aggregatori di notizie (Reuters)

Questa previsione potrebbe tuttavia essere sovvertita dalla recente decisione di Mark Zuckerberg di privilegiare nuovamente le pagine di notizie giudicate affidabili. Previo parere da parte degli utenti: i post di queste pagine, dovrebbero avere maggiore visibilità nella News Feed. Tutto, in teoria, dipenderà dalla community, la quale sarà chiamata a giudicare la qualità delle notizie. E, di conseguenza, anche delle testate. Basterà questo sondaggio virtuale a salvare Facebook come luogo di informazione?