14 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
criptomonete

Perchè Stripe ha interrotto tutti i pagamenti in Bitcoin

Stripe, dal prossimo aprile, interromperà tutte le transazioni in Bitcoin. Ecco i motivi della decisione

Perchè Stripe ha interrotto tutti i pagamenti in Bitcoin
Perchè Stripe ha interrotto tutti i pagamenti in Bitcoin Shutterstock

MILANO - Arrivederci Bitcoin, almeno in tempi migliori. Stripe, l’azienda che aiuta più di 100mila altre aziende ad effettuare transazioni finanziarie online, ha deciso di eliminare il supporto per i pagamenti in Bitcoin. Secondo l’azienda - che fu una delle prime a credere nella madre di tutte le monete digitali - gli utenti vedono Bitcoin in gran parte come un asset da scambiare, piuttosto che qualcosa con cui effettuare i pagamenti. Senza contare che meno commercianti online si sono detti disponibili ad accettare la moneta. Anche l'aumento delle commissioni e i tempi di transazione più lunghi a causa delle fluttuazioni dei prezzi ne hanno ridotto l'attrattiva.

Ma facciamo un passo indietro. Stripe (per intenderci è concorrente di PayPal) è una piattaforma per ricevere pagamenti in varie modalità. Tra i suoi clienti annovera aziende come Target oppure startup mature come Deliveroo. Dal 2014 Stripe aveva introdotto anche la possibilità di accettare le transazioni in Bitcoin. All'epoca Stripe sperava che la moneta diventasse molto popolare tra le persone in luoghi con bassa penetrazione della carta di credito, che l’avrebbero usata come alternativa per le transazioni online. Nell'ultimo anno si è registrato un enorme aumento dell'interesse per la moneta digitale, dovuto in gran parte al rapido aumento dei prezzi. Ma tale domanda ha portato anche a forti oscillazioni e la volatilità ha fatto aumentare il tempo necessario per completare una vendita. Stripe ha, inoltre, detto che «anche le commissioni sulle transazioni di Bitcoin sono aumentate "molto", determinando una diminuzione della domanda da parte dei clienti per accettare Bitcoin».

I problemi con la moneta virtuale sono difficili da negare a chiunque la utilizzi regolarmente. Da un lato, l'inserimento di un trasferimento nella blockchain può richiedere ore, che è già un’eternità per le transazioni commerciali, ma durante tale ritardo il valore dei Bitcoin trasferiti può anche essersi notevolmente spostato andando a determinare un valore in moneta corrente completamente errato.

Sono questi i motivi, secondo Stripe, che avrebbero determinato una diminuzione dell’interesse da parte delle aziende clienti nell’accettare la moneta virtuale, senza contare che sarebbero - altresì - calati i loro ricavi derivanti dalla stessa. Da qui la decisione di non supportare più i pagamenti in Bitcoin che saranno totalmente interrotti a partire dal 23 aprile, dopo una prima fase di smantellamento.

Non supportare più Bitcoin, però, non significa non supportare anche le altre monete. «Siamo interessati a ciò che sta accadendo con Lightning e altre proposte per accelerare i pagamenti - ha dichiarato sul suo blog Tom Karlo, product manager di Stripe -. OmiseGO è una proposta ambiziosa e intelligente; più in generale, Ethereum continua a generare molti progetti ad alto potenziale».

Nello specifico, l’idea alla base della tecnologia LN (Lightning Network) a cui si riferisce Stripe è che non tutte le transazioni devono essere registrate sul blockchain. L'esigenza di creare un sistema di transazioni più rapide e prive di commissioni nasce soprattutto dal limite di dimensione dei blocchi che permettono un totale di transazioni troppo restrittivo rispetto all'interesse di mercato attuale, e irrisorio se paragonato al momento in cui, nell'eventualità che possa accadere, Bitcoin sia usato per veri e grandi flussi di vendita e acquisto.

Ora, immaginate che due soggetti debbano «negoziare» diverse volte tra di loro, grazie a LN non dovranno registrare ogni singola transazione sulla blockchain, iscriverla nel blocco, farla validare dai miners e pagare una commissione, ma potranno aggirare la registrazione delle transazioni sul blockchain e portarle fuori dalla catena aprendo un "canale di pagamento" e registrare la sua apertura sulla blockchain. Una volta aperto il canale, si potranno effettuare transazioni ipoteticamente infinite, laddove il canale può rimanere aperto per qualsiasi numero di ore, giorni, settimane o decenni. L'unica volta che entrerà di nuovo nella blockchain, e sarà quindi validato, sarà quando il canale vorrà essere chiuso. A questo punto verrà registrato solo lo stato finale delle transazioni che si sono verificate attraverso il canale.

Usando Lighting Network (LN), si possono creare una rete di canali di pagamento in modo tale che solo raramente sarebbe necessario effettuare transazioni sulla blockchain. Questo sistema ha già avuto diversi tentativi di sviluppo, in Australia, Blockstream è stato il primo a tentare di implementarlo nell'estate del 2015 ma il difficile controllo della sicurezza nelle transazioni nei canali ha reso complicato il suo diffondersi. Stando ad alcuni utenti su Reddit siamo comunque ormai alle battute finali e presto potrebbe essere implementato su larga scala.