25 settembre 2018
Aggiornato 16:30

Agricoltura 4.0, un mercato italiano da 100 milioni di euro

L'Agricoltura 4.0 in Italia vale già 100 milioni di euro, ma solo l'1% della superfice coltivabile è gestita dalle nuove tecnologie
Agricoltura 4.0, un mercato italiano da 100 milioni di euro
Agricoltura 4.0, un mercato italiano da 100 milioni di euro (Shutterstock.com)

MILANO - Dai sensori nei campi a quelli sui trattori, dai droni in campo alla logistica controllata, dallo smart packaging alle etichette intelligenti: sono oltre 300 le applicazioni di Smart AgriFood già diffuse in Italia tra produzione, trasformazione, distribuzione e consumo. Soluzioni che migliorano la competitività del settore agroalimentare italiano, garantendo più qualità ai prodotti e ottimizzazione delle filiere. E che, grazie al digitale, possono contribuire a far partecipare il nostro Paese alla sfida della crescita alimentare globale. Un mercato questo che, in Italia, vale circa 100 milioni di euro, il 2,5% di quello globale, secondo quanto emerso dai dati dell’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano.

Un mercato da 100 milioni di euro
Malgrado le nuove tecnologie permettono la riduzione dei costi e l’ottimizzazione nella produzione agricola, meno dell’1% della superficie coltivata complessiva - a oggi - è gestita con questi sistemi. Se le PMI italiane si dimostrano ancora restare ad adottare droni e sensori in campo, lo sviluppo della trasformazione digitale nell’agroalimentare spetterà quasi completamente alle imprese innovative: a livello globale sono 481 le startup «smart agrifood» nate dal 2011 a oggi, di cui 60, ben il 12% sono italiane. «Perché le tecnologie digitali dispieghino completamente il proprio potenziale però occorre che si realizzino alcune condizioni – avverte Andrea Bacchetti, Condirettore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. Innanzitutto, è necessaria l’estensione della banda larga ed extra-larga anche alle zone rurali per garantire l’interconnessione della filiera. Poi, servono sensibilità, competenza e propensione all’investimento da parte delle imprese, un fatto non scontato, considerando le esigue dimensioni medie. Infine, è imprescindibile la competenza degli operatori sia dell’offerta sia della domanda».

Anche in agricoltura il gap digitale
Anche il mercato dello «smart agrifood» segue l’inesorabile gap che contraddistingue il panorama innovativo italiano. Servono infrastrutture, servono competenze. Soprattutto alla lune di uno dei settori chiave per l’economia del nostro Paese, che da solo contribuisce per oltre l’11% del PIL e per il 9% sull’export. Un esempio è determinato dalla vendita online dei nostri eccellenti vini. Benché nel 2017, l’export sia salito a 6 miliardi di euro con una crescita del 7% rispetto all’anno scorso, l’External Data Intelligence Analysis di 3rdPLACE ha evidenziato una chiara mancanza del prodotto «vino italiano» nelle maggiori piattaforme di e-commerce mondiali. Negli Usa, il vino italiano rappresenta solo l’1% dell’offerta complessiva, in Gran Bretagna il 2% e in Germania il 13%. E, ricordiamo, questi sono tra i Paesi che importano più vino dai nostri produttori locali e che potrebbero incrementare i loro affari online, se ne avessero l'opportunità.

Agricoltura 4.0
Ovvero tutte le tecnologie dell'agricoltura di precisione (che sfrutta Internet of Things e Big Data Analytics) e quelle dell'agricoltura interconnessa (il cosiddetto Internet of Farming) che, attraverso l’analisi incrociata di fattori ambientali, climatici e colturali, consentono di stabilire il fabbisogno irriguo e nutritivo delle coltivazioni, prevenire patologie, identificare infestanti prima che proliferino, compiere interventi mirati, risparmiare di tempo e risorse, incidere sulla qualità dei prodotti. «I soli trattori in Italia generano oltre 1 milione di Gigabyte in un anno, a cui si aggiungono i dati ambientali, di magazzino, degli allevamenti e quelli più generali di carattere aziendale, ma oggi queste informazioni sono scarsamente valorizzate – afferma Filippo Renga -: sono fondamentali la raccolta dei dati, la loro integrazione e valorizzazione all’interno delle aziende agricole e delle filiere. È necessario cioè che le aziende adottino una logica di piattaforma integrata, per far confluire al proprio interno i dati, elaborarli e armonizzarli per supportare decisioni e azioni tempestive».

Più qualità
L’innovazione digitale consente oggi alle aziende agroalimentari italiane di migliorare la qualità su tutte le dimensioni dell’Eptagono della Qualità Alimentare, ed in particolare nella valorizzazione dell'origine dei prodotti, sul processo produttivo garantito e nella sicurezza alimentare. L’analisi condotta dall’Osservatorio su 57 case study evidenzia infatti che le tecnologie oggi consentono alle aziende agroalimentari di migliorare e innovare la qualità in diversi modi. Il 51% delle aziende ha utilizzato le tecnologie digitali per valorizzare la qualità di origine, in particolare nel caso dei prodotti ad alto valore aggiunto (ad es. vino, cacao, caffè); il 46% si è servito del digitale per migliorare la sicurezza alimentare; il 25% si è concentrata sui metodi di produzione, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti legati all’impatto ambientale, al benessere degli animali e alle tradizioni agroalimentari dei diversi territori; nel 12% dei casi, infine, le aziende hanno impiegato la tecnologia per migliorare la qualità del servizio, adottando soluzioni innovative per comunicare ai consumatori informazioni di prodotto (consigli nutrizionali) e di processo (origine, tracciabilità e impatto ambientale).

L’adozione dell’agricoltura 4.0 in Italia incontra diversi ostacoli. Innanzitutto una barriera culturale nei confronti dell’innovazione e una limitata consapevolezza dei benefici, ma anche una certa immaturità da parte degli attori dell’offerta, che solo oggi si stanno strutturando per offrire soluzioni effettivamente in linea con i fabbisogni delle aziende, abituate a intrattenere relazioni con pochissime e consolidate aziende (es. concessionario di fiducia, agronomo amico di famiglia).  C'è poi la ridotta dimensione media delle aziende agricole, con la difficoltà a investire e apprezzare i benefici delle tecnologie di precisione. «Per questa ragione emerge con forza la necessità di lavorare sulla formazione ma prima ancora sulla sensibilizzazione delle aziende agricole - dice Andrea Bacchetti, Condirettore dell’Osservatorio Smart AgriFood - che devono poter apprezzare appieno i benefici potenziali della rivoluzione 4.0, toccando con mano i benefici concreti ottenuti da chi ce l’ha già fatta».