17 febbraio 2020
Aggiornato 16:00
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Equity crowdfunding, novità e prospettive per il 2018

Ad oggi attraverso l’equity crowdfunding sono stati raccolti finanziamenti per oltre 17,5 milioni di euro a favore di 144 offerte pubblicate

Equity crowdfunding, novità e prospettive per il 2018
Equity crowdfunding, novità e prospettive per il 2018 Shutterstock

MILANO - Dal 3 gennaio 2018 anche le piccole e medie imprese (PMI) potranno accedere al mercato dei capitali attraverso l’equity crowdfunding che, prima dell’estensione, era riservato esclusivamente alle startup innovative e alle PMI innovative. La novità è sancita dalla delibera approvata da Consob in data 29 novembre 2017 n. 20204 che ha approvato le modifiche al «Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line». Oltre all’estensione a tutte le PMI è prevista una maggiore tutela per gli investitori, grazie all’obbligo, in capo ai gestori dei portali per la raccolta di capitali on-line, di aderire a sistemi di indennizzo o di copertura assicurativa.

Ad oggi attraverso l’equity crowdfunding sono stati raccolti finanziamenti per oltre 17,5 milioni di euro a favore di 144 offerte pubblicate. Va sottolineato un netto incremento negli ultimi dodici mesi nei quali è
stato raccolto quasi il 60% del valore totale. Ulteriori dati rilevanti riguardano il tasso di successo delle campagne, pari a 60,3% ed il target di raccolta medio di 236.700 euro. Uno strumento che matura quindi dal punto di vista sia giuridico sia dei risultati e sul quale incrementa l’attenzione del mercato di capitali; prova ne è il primo convegno sull’equity crowdfunding tenutosi a novembre a Milano dal titolo «Il boom dell’equity crowdfunding nel 2017».

Un summit dal quale escono interessanti novità e importanti proposte per il prossimo futuro:
Usare le piattaforme di equity crowdfunding per distribuire minibond e cambiali finanziarie (strumenti di debito) limitatamente agli investimenti professionali.
Obiettivi:
a) Ridurre i costi di distribuzione;
b) Portare gli investimenti professionali sui portali;
c) Creare massa critica sui portali;
d) Vigilare l’intermediazione del debito.

Sostenere il mercato secondario delle non quotate consentendo il ricorso al regime già previsto dal 100 ter del T.U.F. anche successivamente alla sottoscrizione.
Obiettivi:
a) Ridurre i costi di trasferimento delle quote sociali;
b) Rendere le partecipazioni più liquide riducendo i rischi per gli investimenti al dettaglio;
c) Creare un mercato secondario.

Facilitare gli investimenti in PMI innovative eliminando l’obbligo che una quota di investimento sia sottoscritta da investitori professionali. In questo caso il nuovo regolamento Consob ha già previsto la diminuzione della percentuale che passa dal 5 al 3%.
Obiettivi:
a) Al contrario delle innovative, per le PMI ordinarie (ristoranti, imprese commerciali, di costruzione, ecc.)
non sussiste l’esigenza di far validare l’investimento da investitori professionali esperti;
b) Rendere più semplice la sottoscrizione del capitale di aziende non innovative.

Detrazione fiscale per investimento in innovative da parte di dipendenti: aggiungere un flag nel mod. 730. Ad oggi, è necessario compilare l’UNICO che ha un costo ben superiore. Indirizzare parte delle risorse PIR in favore delle PMI non quotate (anche non innovative) prevedendo che una quota del PIR sia investita in Startup e PMI direttamente o tramite fondi di venture capital.
Obiettivi:
a) I PIR puntano a sostenere l’economia reale imponendo che il 21% del portafoglio sia investito in titoli
non quotati sul listino principale. Tuttavia i gestori dei fondi di investimento non vogliono comprare titoli
illiquidi, e si concentrano prevalentemente sui pochi titoli quotati all’AIM.
b) Con questa proposta si indirizza parte del risparmio sulle non quotate innovative, con la mediazione di
investitori esperti.

Leggi anche » Svolta per i finanziamenti a PMI e startup, cosa cambia nella gestione dei PIR

Non sono mancati inoltre i riferimenti a digital identity, contratti digitali e notarizzazione tramite
blockchain, temi di primaria importanza nell’ottica dell’utilizzo delle nuove tecnologie digitali.
Oltre i possibili sviluppi sopracitati vi è stata la presentazione dell’Italian Equity Crowdfunding Index: un
indice che misura la «rivalutazione» (o svalutazione) media teorica degli investimenti fatti nelle campagne di equity crowdfuding sui portali italiani; strumento che apre ad una comprensione d’insieme del mercato.

Un panorama liquido e dinamico dunque dove i margini di crescita sono ancora molto elevati. L’opinione del Founder e Op. Manager di WeAreStarting – uno dei ventidue portali autorizzati – conferma la vivacità del settore: «È bello respirare un’aria positiva e propositiva: il settore sta maturando e stanno migliorando sia la quantità che la qualità delle opportunità proposte. L’attenzione crescente verso le richieste degli operatori testimonia che sempre più persone capiscono il ruolo che l’equity crowdfunding, anche grazie alle nuove tecnologie disponibili, può avere a sostegno dell’economia reale italiana».