17 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Smart cities

Tra Big Data e innovazione sociale, così Torino si prepara al futuro

Sensori intelligenti per la raccolta di dati, wi-fi libero in tutta la città e servizi sempre più digitalizzati. Come sta cercando di innovare l'antica capitale sabauda

Tra Big Data e innovazione sociale, così Torino si prepara al futuro
Tra Big Data e innovazione sociale, così Torino si prepara al futuro Shutterstock

TORINO - Sarà che a Torino si deve parlare una lingua diversa, che guarda più alle persone che ai grandi grattacieli sfavillanti che si innalzano sontuosi nel cuore di Milano e dove trovano posto tra gli hub più tecnologici e all’avanguardia della nazione. A guardarlo, l’edificio che ospita l’Assessorato all’Innovazione e alla Smart City della Città di Torino, in via Corte d’Appello 16, sembra quasi di tornare indietro nel tempo, in una città che ha visto il dominio del Re e il cui operato ha lasciato a questo agglomerato urbano e ai suoi abitanti, una connotazione regale di cui, ancora oggi, è possibile sentire il profumo. Eppure qui dentro, in sale contornate da antichi dipinti e dominate da lampadari laccati d’oro, l’amministrazione (oggi sotto le mani del Movimento Cinque Stelle), decide quello che sarà il futuro di una città che solo un centinaio di anni fa è stata la capitale industriale e operaia del Paese.

Ma come sta questa città che pare muoversi lentamente e che ha da poco ospitato addirittura il G7, in una maratona di ministri e ministeri nell’interrogarsi del futuro, tra (poco plausibili) invasioni di robot e intelligenza artificiale? I dati parlano di una città che sembrerebbe spaccata a metà con un sistema universitario tra i migliori d’Italia, ma che gode ancora degli investimenti fatti negli ultimi vent’anni. Tra il 2005 e il 2014 in Piemonte, mentre il Pil aumentava del 4,6%, la spesa in ricerca e sviluppo è cresciuta di oltre il 35%; oggi un quinto dell’investimento nazionale in sapere è concentrato qui. Va bene anche l’export, in crescita, ma le imprese registrate al 31 dicembre 2016 erano 223.307, mai così poche dal 2003. E’ una città che sta invecchiando, con il 40,8% dei ragazzi con meno di 25 anni che non lavora. Percentuale che colloca la città sabauda appena sopra Napoli, Palermo, Catania e Messina. Rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, diminuiscono le startup: se nel 2016 a Torino sorgevano il 5% delle startup innovative, oggi siamo scesi al 3,9% (fonte Mise).

In uno scenario che vede città come Milano puntare copiosamente sull’innovazione e partorire ogni anno migliaia di startup innovative, Torino sembrerebbe in stallo. Appunto, sembrerebbe. Anche perchè i progetti ci sono, in quella che sarà una trasformazione forse più lenta per una città che, per natura, sembra essere ancora molto legata alle tradizioni. L’innovazione, di fatto, per contribuire al cambiamento deve confrontarsi con il territorio e flettersi, a seconda delle sue caratteristiche. E, a Torino, sono gli aspetti sociali e i cittadini a farla da padrone. «Per questo il nostro obiettivo è quello di creare una città digitale non solo per ogni cittadino che ci abita, ma anche per chi ci si trova temporaneamente, come i turisti», mi racconta l’assessora all’Innovazione del Comune di Torino Paola Pisano. Come fare tutto questo? Attraverso i Big Data, nell’ottica di creare servizi sempre più customizzati, personalizzati e a misura di ogni singolo cittadino. I Big Data, che non sono altro che informazioni complesse, possono essere sfruttati in quella che chiamiamo ‘data driver decision’. Avendo molte informazioni dettagliate a disposizione è quindi possibile capire ciò che accade su un determinato territorio e agire di conseguenza, redigendo politiche adatte a gestire fenomeni complessi come la disoccupazione e l’immigrazione. Quello che Torino sta facendo oggi è costruire quell’infrastruttura necessaria a raccogliere quei dati che saranno utili per prendere decisioni.

Un esempio concreto? Un progetto che potrebbe andare in porto nel quartiere di San Salvario, cuore pulsante della movida torinese. «Si chiama ‘Superblock’ e prevede la realizzazione di un’area (quella di San Salvario, ndr.) dove testare le tecnologie più innovative - mi racconta l’assessore Pisano -. Da braccialetti collegati a internet (IoT) che potranno essere indossati dai ragazzi a telecamere innovative e sensori per la raccolta di informazioni che ci permetteranno di capire quali sono davvero le abitudini dei frequentatori del quartiere. Capire per poter adottare gli interventi più utili, aiutando anche le forze dell’ordine che, grazie ai dati, potranno agire in modo più tempestivo». La raccolta di dati avverrà anche all’interno delle 173 scuole elementari della città dove l’amministrazione sta facendo arrivare la fibra ottica: «Attraverso l’installazione di sensori connessi a internet - continua la Pisano - potremo conoscere informazioni importanti riguardo i consumi energetici, l’inquinamento ambientale ed acustico». Oltre ad avere un wi-fi aperto e gratuito in tutte le scuole, naturalmente. L'idea, però, è quella di avere un wi-fi disponibile in tutta la città.

Torino e l’amministrazione sembrano puntare molto sull’innovazione sociale, anche sull’aspetto del fundraising. Stando a quello che mi racconta la Pisano, il Comune di Torino dovrebbe lanciare il prossimo dicembre un bando da 1 milione di euro per startup innovative che si occupano proprio di innovazione sociale, ovvero di sviluppare nuovi modelli di business e nuove tecnologie rivolte a risolvere le problematiche sociali (povertà, lavoro, emergenza abitativa). «Abbiamo in cantiere anche un bando da 200mila euro per il supporto alle aziende che creano innovazione - spiega ancora la Pisano - e progetti per realizzare una piattaforma di crowdfunding civico che possa incentivare la collaborazione dei cittadini nel sostenere i progetti che riguardano la città».

Un altro progetto importante annunciato solo poche settimane fa è «Decidi Torino», una piattaforma simile ad altri già in uso in città come Barcellona e Madrid, che consentirà processi partecipativi in fatto di progettazione di opere pubbliche (si potranno proporre ma anche co-progettare). Non solo. Ma a fronte di stanziamenti dati, i cittadini potranno votare per un progetto o per un altro assegnando gli stanziamenti al più votato.

Un processo di trasformazione silenzioso quello di Torino, il primo comune - tra gli altri - ad aver cominciato a lavorare a un’anagrafe unica digitale già nel 2013. Che parte dalle persone e dai Big Data per creare una vera e propria città su misura, come agisce un sarto quando abbiamo bisogno di un vestito più stretto e lo portiamo ad aggiustare. All’ombra delle grandi fabbriche industriali che, anch’esse dovranno trovare la loro via per l’innovazione, Torino si muove con l’ambizione di essere una vera e propria smart city. Dove il cittadino dovrebbe tornare al centro grazie alla tecnologia. Dovrebbe.