8 maggio 2021
Aggiornato 21:00
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Ora anche le startup del biomedicale vogliono collaborare con il Governo

Una lettera aperta alle istituzioni per istaurare un dialogo reciproco che possa portare a tutte quelle riforme necessarie a far girare l'economia digitale nel settore della sanità

TORINO - Ora le startup hanno bisogno di leggi. E se non sono leggi, almeno di collaborazioni, con le istituzioni. Da una parte un Governo sempre più cosciente dell’impatto che tecnologia e imprenditoria innovativa hanno sulla crescita economica del Paese, dall’altra la necessità - dopo aver ribaltato i paradigmi economici, sociali e industriali - di avere le giuste riforme che permettano alle startup di crescere e operare all’interno di un sistema aperto e non ostativo rispetto ad altri Paesi. Nell’aria c’è voglia di riforme. Lo chiede il settore Fintech, lo chiedono i lavoratori della gig economy. E da Torino, città che ha visto l’ultima acquisizione nel settore health per 2 milioni di euro (quella di Biotechware), lo chiedono anche le startup biomedicali, riunite nella capitale sabauda per la terza edizione dello Startup Biomed Forum, evento organizzato da PNICube, Assobiomedica, BioPmed, e Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) e rivolto alle startup biomedicali in ambito Medical Device.

Verso una collaborazione con le istituzioni
«Dopo tre anni possiamo dire di essere un vero e proprio network che è stato capace di creare e continuerà a creare sinergie importanti tra le startup - ci racconta Paul Muller, founder Niso Biomed e coordinatore Startup Biomed Forum -. Le imprese biomedicali, tuttavia, hanno un rapporto molto più complesso con il settore pubblico e amministrativo. In molti casi si tratta di stravolgere completamente le procedure ospedaliere che sappiamo essere un’intervento molto difficile nel nostro Paese. Per questo Biomed Forum, insieme a PNCube e Assobiomedica, redigerà una lettera aperta da indirizzare alle istituzioni per dare il via a un dialogo reciproco che possa permettere alle imprese innovative di operare più agevolmente anche nel territorio italiano».

Il metodo dell’Hta
Del resto, in questo momento, il Governo è piuttosto recettivo e le startup hanno buone possibilità di essere ascoltate. Lo sviluppo di un framework nazionale per l’Hta (Health technology assestament) sta diventando, infatti, un punto chiave nelle policy del ministero della Sanità, con una Beatrice Lorenzin sempre più incline a considerare l’Hta - che di fatto è un metodo di analisi - una strategia da adottare per rilevare i vantaggi tecnico-economici apportati dalle innovazioni tecnologiche. Buona parte di esse, infatti, permetterebbero ingenti risparmi all’interno del settore sanitario. Anzi, l’individuazione - per esempio - del farmaco più efficace può far risparmiare circa 120mila euro per persona, cifra media stanziate su base annua per ogni paziente oncologico. «Il metodo Hta è una grande opportunità per facilitare l’entrata delle startup innovative all’interno del sistema sanitario perchè ne può stabilire scientificamente i vantaggi, sia dal punto di vista tecnico che di risparmio di costi - dice Muller -. Nell’attuale realtà ospedaliera sono pochi i fondi destinati ai dispositivi considerati nuovi e c’è sempre più bisogno di razionalizzare le risorse a disposizione».

Crescono gli investimenti nel mondo
Al settore biomedicale si stanno interessando anche gli investimenti, come ad esempio la piattaforma ItalTech promossa da Cassa Depositi e Prestiti ed Eif (Fondo europeo per gli investimenti, ndr) o le iniziative di un player come Azimut verso i venture capital. Nel mondo, gli investimenti in digital health hanno raggiunto quota 6,1 miliardi e sono destinati ad aumentare del 22% entro il 2022, con punte del 34% nella sanità mobile. In Italia, dove la spesa sanitaria nel 2020 supererà i 118 miliardi, circa l’1,1% è destinato all’eHealth. Di fatto, il settore sanitario è, però, altamente regolamentato. Così regolamentato che ha bisogno di nuove regole, come la maggior parte dei sistemi che si basano sulla obsoleta e macchinosa burocrazia italiana. «La nostra comunità (quella dello Startup Biomed Forum, ndr.) si è consolidata molto in questi anni e oggi possiamo dire di avere una nostra identità, un vero e proprio network solido di startup biomedicali che oggi possono intavolare un dibattito con il Governo affinché si possano creare regolamentazioni più favorevoli all’innovazione - conclude Paul Muller -. Siamo sulla buona strada, ma i passi da compiere sono notevoli».

La sanità digitale italiana
I numeri infatti parlano chiaro: tra poco più di trent'anni in Europa gli over 60 saranno il 35% della popolazione. E in Italia la sanità potrebbe arrivare a un sesto della spesa totale. Anche per questa ragione si rende indispensabile la cura digitale. Eliminare burocrazia e buona parte della carta a vantaggio di cartelle e ricette elettroniche, per esempio, porterebbe un risparmio notevole pari, secondo cifre ufficiali, a una diminuzione del 10-15 per cento della spesa sanitaria, pari a 20 miliardi, ovvero un punto del nostro Pil.