17 settembre 2019
Aggiornato 16:00
consegne cibo

Facebook sta entrando nel business del food delivery?

Gli utenti americani possono ordinare cibo direttamente dall'app di Facebook. L'azienda, però, ha confermato di non trarre profitto da questa funzionalità

NEW YORK - Se già il marketplace, con la sua icona che troneggia nella barra principale, ci aveva convinti degli interessi di Mark Zuckerberg di trasformare Facebook in un vero e proprio luogo di scambi commerciali, non resteremo stupiti se, presto, dall’app del social network potremo ordinare anche del cibo.  La nuova funzionalità è stata annunciata qualche giorno fa negli Stati Uniti. Invece di competere direttamente con altri servizi di ordinazione alimentare, Facebook sta collaborando con alcune startup del territorio per la consegna e lavora direttamente anche con le catene di ristoranti.

Ordini cibo da Facebook
Gli utenti possono trovare la nuova opzione ‘ordina cibo’ all’interno del menù ‘esplora’ dell’app di Facebook, dove è possibile sfogliare i ristoranti dell’area e fare clic su ‘avvia ordine’ quando si sa cosa si desidera. Oltre ad avere anche una stima dei prezzi e la distanza tra il ristorante e l’utente stesso. Da qualche tempo Mark Zuckerberg sta sviluppando un rapporto decisamente più profondo con le aziende che ordinano prodotti alimentari. L’anno scorso - alcuni accordi con servizi di ordinazione online negli USA - già permettevano agli utenti di effettuare ordini dai ristoranti supportati attraverso le proprie pagine Facebook.

Non è un  profitto
Questa mossa permette a Mark Zuckerberg di mantenere gli utenti all’interno della sua app per periodi più lunghi, invece di vedere gli utenti uscire ed entrare in altre app per attività comuni come, ad esempio, ordinare una pizza. L’azienda ha implementato diverse altre caratteristiche con lo stesso obiettivo, tra cui la possibilità di accedere a informazioni meteo, giochi istantanei, elenchi di film e altro ancora. La funzione ‘ordina cibo’, tuttavia, non è un driver di entrate dirette per Facebook. L’azienda ha, infatti, confermato che non addebita alcun compenso, né condivide alcuna parte dei profitti derivanti dagli ordini effettuati tramite social network.

Una merce calda
La consegna degli alimenti, che siano cibi pronti o freschi, è una merce davvero calda. Uber ha speso quest’anno cifre esorbitanti per estendere la sua divisione di consegne alimentari, UberEats, mentre Amazon ha aumentato i ‘ristoranti Amazon’, un servizio che offre la consegna gratuita su ordini superiori ai 35 dollari per i membri di Prime. In tutto il mondo le startup di food delivery hanno raccolto milioni di dollari dai venture capitalist per espandere le opzioni di consegna di cibo. Lo scorso mese Deliveroo ha raccolto 385 milioni di dollari proprio da una cordata di investitori americani, T.Rowe Price Associates e Fidelity Management & Research, gli stessi che in passato hanno puntato su aziende tech globali quali Facebook, AirBnB e Tesla. E, per quanto il round non sia altamente paragonabile in termini di valore, anche in Italia le startup del food delivery, attirano gli interessi dei business angel, come PrestoFood, il maggior player di consegne nel Mezzogiorno, che ha da poco chiuso il primo round di 150mila euro.

Nel business del food delivery?
Ma cosa centra Mark Zuckerberg in tutto questo? Naturalmente Facebook non vuole entrare nella consegna di cibo, un business notoriamente disordinato e complicato che richiede l’assunzione e la gestione di un sacco di persone, ma nell’ordine di cibo. E’ meno chiaro se Facebook stia effettivamente realizzando uno dei suoi obiettivi dichiarati per semplificare il processo d’ordine. Per ordinare cibo su Facebook devi ancora decidere cosa vuoi mangiare, e - stando ai test effettuati - passare un sacco di opzioni e servizi per ordinarlo. In teoria, potrebbe essere utile se Facebook mostrasse alcune opzioni, come quanto tempo passa dall’ordine alla consegna o di quant’è la spesa aggiuntiva di consegna se si sceglie uno o l’altro servizio. Ma attualmente l’azienda non lo sta facendo. E’ quindi molto più probabile che davvero l’unico scopo sia proprio quello di mantere il più a lungo possibile gli utenti sulla sua app.