fintech

Solarcoin, la criptomoneta di chi produce energia solare

Il motivo per cui questa moneta esiste è l’incentivazione alla produzione di energia solare. L’Italia primeggia nettamente tra i 41 Paesi dove sono stati assegnati i solarcoin

Solarcoin, la criptomoneta di chi produce energia solare
Solarcoin, la criptomoneta di chi produce energia solare (Shutterstock.com)

MILANO - Tra le svariate criptovalute che ormai esistono e di cui si sente parlare ogni giorno, ce n’è una che sta portando benefici soprattutto all’Italia. È la storia del solarcoin, una criptovaluta assegnata a chi produce energia elettrica con il proprio impianto fotovoltaico. Più precisamente viene assegnato gratuitamente un solarcoin per ogni MWh prodotto.

Incentivare l’energia pulita
Il motivo per cui questa moneta esiste è l’incentivazione di questa modalità di produzione di energia pulita. Secondo i dati rilasciati ad inizio settembre dalla Solarcoin Foundation, i proprietari di impianti italiani hanno finora richiesto quasi 997 mila solarcoin, che corrispondono a quasi 200 mila euro stando al valore a cui questi ultimi sono attualmente scambiati sugli exchange. L’Italia primeggia nettamente tra i 41 Paesi dove sono stati assegnati: la quota italiana rappresenta addirittura il 62% circa dell’assegnazione a livello mondiale, pur essendo solo il quinto Paese al mondo per potenza fotovoltaica installata.

Come ottenere solarcoin
Nonostante l’Italia sia prima in questa classifica, meno del 3% degli impianti fotovoltaici del Bel Paese risulta aver effettuato la richiesta di queste criptovalute. «Il primo a richiedere i solarcoin in Italia è stato un allevamento di bufale a Pumenengo (BG) nel marzo 2014. Rispetto ad allora la procedura è stata notevolmente semplificata e non mi stupisce che i numeri stiano crescendo. Il valore di questa valuta è in crescita, anche se ancora gioca un ruolo piccolo nel calcolo della redditività di un impianto fotovoltaico - spiega Carlo Allevi, country coordinator per l’Italia e founder di WeAreStarting -. Si possono ottenere i solarcoin inviando la documentazione del proprio impianto, oppure inviando i dati di produzione attraverso il sistema di monitoraggio del proprio impianto, oppure partecipando alla campagna di equity crowdfunding di un impianto fotovoltaico». Quest’ultima modalità si è già concretizzata su due piattaforme: la francese Lumo e la sudafricana TheSunExchange.

I possibili utilizzi
L’attenzione al tema green ha inoltre spinto gli sviluppatori di questo token a garantire un ridotto consumo di energia, che è del 95% inferiore rispetto alla criptovaluta più diffusa, il bitcoin. I possibili utilizzi del solarcoin sono ancora ridotti, ma tra questi si segnalano la possibilità di pagare le bollette dell’energia elettrica di un fornitore francese, oltre a quella di scambiarlo con altre valute e criptovalute e di cederlo a grandi gruppi disposti ad inserirlo nel proprio bilancio di responsabilità sociale come forma di incentivazione indiretta della produzione di energia da fonti rinnovabili.